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Ti ho regalato un cristito*… e tu mi hai rivelato l’amore di Dio!
ITALIA | APOSTOLATO | TESTIMONIANZE
Testimonianza delle missioni estive in Messico (Gioventù Missionaria, 2009).

Mario Merone, autore della testimonianza
Mario Merone, autore della testimonianza

Fonte: http://www.demisiones.com

Autore: Mario Merone

Per molti ragazzi miei amici la vita è una continua ricerca di una follia che ci stordisca, ci faccia sentire “fichi” ed ecco il perché di tante trasgressioni, di tante droghe o di tanto alcol. Il problema però è che questa ricerca continua e stressante è anche dolorosa perché dopo ogni follia se ne cerca un’altra più forte, senza fermarsi a riflettere. Quest’estate per una volta non ho organizzato la solita vacanza di svago,ma ho partecipato ad una missione con altri diciotto ragazzi e tre sacerdoti in uno dei luoghi più poveri del Messico, dove ho trovato la vera follia che cercavo, perché questa non ha confuso i miei valori anzi li ha resi più forti e soprattutto perché mi ha riempito dentro. Non è possibile descrivere questo mese con delle semplici parole, poiché dovrei poter metter sulla carta ciò che i miei occhi hanno visto ed il mio cuore ha provato e sforzarmi di attribuire ad ogni sillaba un senso molto più profondo di quello che comunemente ha. Non credo di esserne capace, ma ne varrebbe la pena.

Quando sono partito per il Messico non conoscevo praticamente nessuno e non parlavo una parola di spagnolo (anche se devo ammettere che il napoletano mi ha aiutato molto) ma mi è bastato poco per capire che ognuno di noi era partito con un amico, perché la missione è il viaggio che fai con Dio, con il Cristo che porti sul petto. Durante la missione vedi come ognuno incontra Dio e ha esperienza di Lui in modo e maniera diversa, c’è chi ne ha un esperienza intima,meditata e personale, e chi invece lo vede e lo sente quasi lo tocca nello sguardo di un bambino o nell’abbraccio di un anziano o perché no nelle parole di un compagno missionario. Ognuno di noi ragazzi ha visto crescere in questo mese le proprie qualità, i propri carismi e le ha unite con gioia a quelle del gruppo, con la sensazione, quasi come un brivido di follia, che è così che si cambia il mondo. Di colpo ogni momento, dalle visite nelle case alle preghiere, dalle distribuzioni di cibo e giocattoli all’ambulatorio, dai giochi con i bimbi alle carezze agli infermi, è diventato un dono, un pezzo di vita che abbiamo condiviso insieme, crescendo nella nostra fede.

Ripensandoci ora, comprendo che ciò che rende possibile questo piccolo miracolo è quella fantastica gente afflitta da morbosa dipendenza per le tortillas e la tequila. Non hanno nulla eppure il loro desiderio di donarti ogni cosa fa sì che i loro stupendi sorrisi e i loro gesti di affetto ti spieghino, senza nemmeno volerlo, che attraverso di te amano quello che tu, come missionario, rappresenti: una tua visita o il tempo trascorso a giocare con i loro figli, è il modo che Dio sceglie, attraverso te, per amarli e non hanno bisogno di altro. Non è immediato, anzi, all’inizio non l’invidiavo per niente e pensavo che il Signore fosse per loro l’unico appiglio per resistere a tanta povertà. Forse, essendo un ragazzo che ha tutto, era normale pensare così, perché nella mia vita Dio è sempre stato il pensiero che mi proteggeva dalla paura della morte. Invece con loro, che non avevano neanche l’1% delle cose che io posseggo, ho conosciuto un Dio diverso: un amico che li amava e che loro volevano amare. Un missionario sa, o almeno lo sente dire, che deve donare tutto se stesso, ma in fondo avevo paura di non aver nulla di speciale da offrire, perché anche se porti cibo, medicine e giochi, le persone ti chiederanno soltanto amore.

Alla fine, non solo so di aver amato ma ho sentito realmente Dio amare attraverso di noi il prossimo, quel popolo messicano sconosciuto e apparentemente abbandonato. Anche l’ostia, che per molti di noi era solo un semplice pezzo di pane, è stata finalmente sentita come il corpo di colui che ci ama ed è stato incredibile capire come ognuno di noi era un semplice strumento dell’amore e della grazia di Dio.

Sarà difficile dimenticare tutto quello che ho ricevuto e ho imparato da questa missione e sento di dovere molti grazie: ai discorsi di P. Manuel, così sentiti e profondi, alle frasi di P Giovanni, segno di una fede semplice e pura ed alle tante testimonianze di coraggio e fede di P. Francisco, che, nonostante tutte le grandi cose che fa, è ancora convinto di non aver abbastanza frutti per Dio. Allo stesso modo, è enorme la quantità di doni che ho ricevuto dai miei compagni di missione: la bontà di Biagio, il coraggio di Radovan, l’amicizia di Luca, la sensibilità di Gianluca, l’allegria del “socio” Mattia, la gioia di Aldo e Alimo, i consigli di Emanuele, l’umiltà di Davide, gli insegnamenti da fratello maggiore di Stefano, le testimonianze di fede di Davidone e Nico che forse più degli altri, in ambulatorio, erano ogni giorno a contatto con la sofferenza; senza dimenticare Filippo, Lorenzo e Roberto che con gioia e simpatia hanno condiviso con me le attività di gioco per i bambini. Non so chi leggerà questa mia testimonianza ma chiunque tu sia spero proprio che ci conosceremo in Messico. Io, il prossimo agosto, sarò nuovamente lì!

*“cristito”: i "cristitos" sono i “santini” (medagliette, immaginette etc.) che i missionari regalano ai bambini e alle famiglie durante la visita alle case.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2009-10-30


 
 

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