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| «Tira un forte vento ed il cielo diventa a poco a poco sempre più nero. Forse pioverà. Siamo tantissimi, due milioni di ragazzi, dicono» (foto di Mariangela Gaggiano). | |
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di Mariangela Gaggiano
Sabato 20 Agosto 2011, Madrid.
Veglia di preghiera.
È sera, sono circa le
20.30. Fa un po’ freddo. Tira un forte vento ed
il cielo diventa a poco a poco sempre più nero.
Forse pioverà. Siamo tantissimi, due milioni di ragazzi, dicono. Cuatro Vientos un’enorme aerodromo nella ciudad de
Madrid, diviso in settori, A1, A2….. un’area corrispondente a 41
campi da calcio. Ma la gioventù del 2011, non riesce
ad essere “racchiusa” in semplici settori. Anche questi non bastano.
Code chilometriche per accedere alle toilette, al bar, e dopo
il caldo opprimente di tutta la giornata ecco che sta
per arrivare quel temporale che di lì a poco ci
metterà nuovamente alla prova. Una serie di prove….dalla lunga camminata
tutti ammassati per arrivare alla meta, alla pioggia
che inizia a scorrere sulle nostre teste fino ad inzupparci
completamente. Nessuno si lamenta, nessuno si dispera. Nei volti una
gioia sconvolgente e disarmante.
La gioia di portare
Gesù nel cuore.
E così si vede che
non sono le difficoltà a fermare questa gioventù, ferma e
decisa nei propri principi e nella fede e tuttavia tanto
criticata da quotidiani e notiziari. L’atmosfera è quella di una
festa. Una festa universale. Fatta di colori, bandiere, magliette colorate,
cori, volti felici e di differenti nazionalità. I
cori volano in alto. E ancora più in alto quando
il Santo Padre arriva in mezzo a noi. E ancora
di più, quando la pioggerellina diventa un vero e proprio
temporale, come se si trattasse ormai di una sfida. È
in questo momento che sento riecheggiare l’inno di questa GMG
“Firmes en la fè”. Sì è la verità, qui davanti
a me, è l’universalità della chiesa che è protagonista, tanti,
diversi ma uniti in Cristo. Segue il saluto del Santo
Padre, Benedetto XVI, nostro Pastore, le domande che i giovani
gli pongono, le difficoltà che la gioventù di oggi trova,
nel mondo odierno, nell’esprimere la propria fede, i disagi, la
solitudine ma anche la potenza guaritrice di chi si affida
completamente a Cristo. Domande “che esprimono, in un certo modo,
l’anelito di chi è in viaggio per giungere a qualcosa
di grande nella vita, qualcosa che dia pienezza e felicità”.
E ancora pioggia.
Forte, incessante. Costringe Benedetto XVI ad una interruzione. Ma, quando arriva
il momento più intimo, con l’esposizione del Santissimo, provvidenzialmente cessa.
Cessano anche i cori. Le parole. Parla solo il silenzio.
E Gesù nel silenzio entra nei nostri cuori. Prova a
chiudere gli occhi. Immerso nel silenzio. Sei davanti al tuo
Signore. Tu, solo, in questo momento. Tu, Chiesa, in questo
momento. Ci sarebbero tante cose per cui ringraziarlo ma poter
essere qui ed ora, è quella che ho nel cuore.
Anche per coloro che non ci sono e che non
sono potuti venire. Riapri gli occhi. Immagina e vedi tanti
colori. Tanti volti, ragazzi e ragazze che condividono le tue
scelte, le tue difficoltà, la tua gioia. Tante persone, che
pur a migliaia di chilometri di distanza portano nel cuore
lo stesso amore e si fanno testimoni della Verità. Tante
luci… I cori ricominciano. L’adorazione eucaristica è terminata. La pioggia
ricomincia a battere sui nostri corpi caldi. La notte cala
su questa serata unica in cui tutto il mondo si
unisce nell’Amore.
Domani si riparte.
Tocca a
noi, credenti, ora “aiutare agli altri a disperarsi della nostra
vita, aiutare gli altri, sempre a partire dalla nostra vita,
dal cuore acceso caldo di amore per Gesù, a far
esplodere la bolla vuota in cui spesso si vive. A
quel punto laddove si apre la voragine emerge Cristo la
pienezza, la vera vita” (catechesi
del Cardinal Bagnasco).