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| «Quanto può essere semplice svolgere questo ruolo affidandosi alla Madonna che, senza esitazione ha risposto alla chiamata ad essere Madre del Nostro Signore e dell’intera umanità». | |
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Proponiamo una riflessione di Luigia Palmiero, una giovane
signora del Regnum Christi di Roma, come un
invito e un incoraggiamento a tutte le “donne fragili” affinché
non rinuncino alla gioia dell’essere madri sull’esempio di Maria.
«Sono una ragazza di
ventinove anni e scrivo questa lettera perché dopo giorni d’intense
riflessioni e di dialogo con Gesù, ho sentito l’urgenza di
agire e dare voce a ciò che porto dentro, alla
testimonianza di grande amore di Dio nei miei confronti.
In questi giorni ho sperimentato Gesù vivo nella mia
vita ed ho sofferto per tutte le volte in cui
non l’ho riconosciuto, non sono riuscita a vederlo come presenza
concreta nella mia vita. Gesù oggi mi ha scosso nella
mia tiepidezza ed io non ho potuto questa volta non
udire fortemente il suo grido di speranza, rivolto a me.
S. Agostino diceva “Dio ha sete dell’uomo che
ha sete di Lui”,…eppure quante volte ho pensato, l’ho lasciato
così assetato, in attesa di acqua che non ho saputo
né voluto dargli.
Mi sono risuonate
nella mente e nel cuore le parole di Papa Giovanni
Paolo II “Se voi siete ciò che dovete
essere, appiccherete il fuoco nel mondo intero”; diceva questo, rivolgendosi
a noi giovani, noi che viviamo in un’epoca così difficile,
in cui siamo disorientati, distolti dal nostro vero grande Bene.
La
vita, miracolo che cresce dentro di me
Da
gestante al quinto mese ormai di gravidanza, ho pensato a
quanto sia cambiata la mia vita dal momento in cui
il Signore mi ha donato un’altra vita che cresce dentro
di me. È un dono grande che non so descrivere;
già da adesso è il mio tesoro più prezioso. È
ciò che da piccola quale ero, mi ha trasformato in
“grande”; rafforzando tutta la dignità del mio esser donna, mi
fa risplendere ogni giorno in quanto tempio della vita, una
vita grande di un piccolo seme che grazie a Dio
adesso cresce dentro me.
Vorrei dire a quelle
mamme fragili che s’ingannano mentendo a loro stesse se lasciano
andar via così questo bel dono, per continuare la loro
vita, privandosi loro stesse innanzitutto di una gioia immensa, tra
le più grandi credo che si possa immaginare di ricevere.
Ho immaginato queste donne tristi, donne che vivono di sicuro
situazioni complesse, il più delle volte di grande sofferenza…Eppure, ho
pensato, se solo potessero concedersi un lungo silenzio e mettersi
all’ascolto, ….scoprirebbero la voce di un bambino che già grida
d’amore; sentirebbero la vicinanza forte alla Madonna che in questi
momenti fortemente ci accompagna, coglierebbero Dio nelle trasformazioni di ogni
giorno e in quei dolci movimenti, in quel battito sottile
gradualmente percepibile dentro il proprio ventre.
Con la Vergine Maria tutto è possibile
La realtà dell’essere mamma, a quante paure ci
espone, quanta responsabilità, quanti interrogativi suscita in noi… Eppure quanto
può essere anche semplice svolgere questo ruolo affidandosi a Dio,
alla Madonna che, senza esitazione ha risposto alla chiamata a
essere Madre del Nostro Signore e dell’intera umanità, con forza,
coraggio, nella sua estrema umiltà e semplicità. Qualche giorno fa
leggevo che nel momento in cui Papa Giovanni Paolo II
ha iniziato ad ascoltare più volte il suo nome risuonare,
prima della proclamazione del suo pontificato, prefigurandosi quello che di
lì a poco sarebbe stato per lui, mettendo le mani
tra i capelli…abbia poi pronunciato: “Io con le mie debolezze,
affidandomi alla volontà del Padre, sotto la protezione di Maria,
accetto”…
Un messaggio di coraggio, forza e grande
fiducia in Dio.
Credo che oggi più che
mai sia necessario ritornare prima di tutto ad affidarsi a
Dio, per realizzare il grande progetto che c’è sulla nostra
vita, un progetto che richiede sì il nostro impegno costante,
e perseverante, ma che d’altra parte, accompagnati da Dio, ci
può permettere di realizzarci pienamente».
(Il testo, scritto
qualche anno fa è stato pubblicato, recentemente sulla rivista “Maria
di Fatima”, n. 3, marzo 2011).