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| «Se io, spinto dal desiderio, buono, di preghiera, trascuro i miei doveri, allora non compio la volontà di Dio. E Dio non vuole offerte e sacrifici ma obbedienza e misericordia». | |
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di
P. Marcelo Bravo Pereira
"Ma, senza notti
di adorazione, come si può sopportare il marito o la
moglie?".
Ho ricevuto questa domanda da un’amica, appena rientrata da un
pellegrinaggio in cui aveva fatto una forte esperienza spirituale, non
condivisa dal coniuge.
La ricerca della santità,
nella propria condizione di vita, può portare a
volte a fraintendimenti.
È ovvio che non c’è niente di più
bello che rimanere davanti al Santissimo Sacramento, mano nella mano,
cuore a cuore, come una carne sola, oso dire come
marito e moglie. Non sarò io a vietare ai laici
il contatto con il Mistero Eucaristico, non sarò io a
vietare all’operaio o alla casalinga di percorrere la strada stretta
della mortificazione. È necessario, però, fare un chiarimento: ciascuno ha
una sua strada per la santità.
È buono
e santo rimanere raccolti in preghiera come un solo corpo
e una sola anima con il Signore. Ma
è buono e santo anche essere un corpo solo e
un’anima sola nell’incontro intimo d’amore del rapporto sessuale, vivendolo come
atto di amore, aperto alla vita.
Può accadere
che un coniuge non sia pronto a seguire l’altro quando questi vive un momento di conversione, di rinnovamento
dello slancio spirituale. Le situazioni possono essere diverse e tralascio
per adesso il caso in cui uno dei due coniugi
sia apertamente contrario alla pratica religiosa o miscredente. Nel caso
più comune - almeno tra le persone che conosco -
succede che uno dei due, a un certo punto, cominci
a camminare più veloce. Uno è più fervente, l´altro meno.
Che fare?
Io credo che il più veloce debba aspettare il più lento, il più forte debba aiutare il più debole,
facendosi “lampada ai suoi passi”, senza cedere alla tentazione di
rimproverarlo o di lasciarlo a casa per andare ai gruppi
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| Padre Marcelo Bravo (Roma febbraio 2012) | |
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di preghiera, con l’Amore e con la Persuasione. C’è più
merito nell’accompagnare l’altro, rallentando il proprio passo, che nel correre
avanti. Un giorno vi racconterò la storia di Chesterton e
di sua moglie.
Se io, spinto dal desiderio,
buono, di preghiera, trascuro i miei doveri, allora non compio
la volontà di Dio. E Dio non vuole
offerte e sacrifici ma obbedienza e misericordia. Il più grande
sacrificio (anche nella vita di noi religiosi) è l´obbedienza.
È tutto
qui. C’è poco da spiegare.
Una storia bellissima racconta
di un novizio che fu affidato a un monaco di
grandi virtù. Il novizio doveva imitare in tutto
il suo austero maestro. Insieme camminavano verso il convento. Il
novizio era stanco e assetato. Lungo la strada si avvicinarono
a una fonte e il monaco, per sacrificio, rinunciò a
bere. In quel momento vide una stella accendersi in cielo.
Il novizio, seppure assetato, lo imita. Entrambi quindi rinunciano a
bere e proseguono. Il novizio disperato non diceva niente, doveva
obbedire. Di nuovo passarono accanto a una fonte. Il monaco
avrebbe voluto fare un altro sacrificio ma si accorge che
il novizio è assetato, rinuncia al suo sacrificio
(che non gli sarebbe costato grande fatica) e si mette
a bere a sazietà. Il novizio allora, pieno di gratitudine,
beve anche lui a sazietà, come aveva visto fare al
maestro. In quel momento, in cielo si accendono ben cinque
stelline a significare che l’atto di carità compiuto dal vecchio
monaco verso il fratello minore, valeva molto più dei grandi
sacrifici fatti in quella giornata.
Ebbene, alle volte dobbiamo saper riconoscere
nel coniuge il nostro “fratellino minore”…
Padre Marcelo Bravo, L. C. è
direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio
Regina Apostolorum.