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| Il gruppo di famiglie missionarie a Orvieto. | |
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Roma, 17
aprile 2012. Sabina parla quasi senza fermarsi e riesce a
trasmettere, attraverso il telefono, l’entusiasmo di chi ha vissuto un’esperienza
coinvolgente come è stata per lei e Camilla, sua figlia,
quella delle Missioni di
Settimana Santa con Famiglia Missionaria a Orvieto,
dal 4 all’8 aprile 2012.
Sabina, come
hai saputo delle missioni?
Tutto è cominciato grazie agli
incontri che stiamo facendo a casa mia con P. Sergio
Cordova. Io le chiamo “cena-conferenza”: siamo un gruppo di 8-12
persone, dipende dalla serata, ci riuniamo per la cena e
poi affrontiamo un argomento accordato prima. Per esempio, in vista
del pellegrinaggio a Medjugorje abbiamo parlato della Madonna. Negli incontri
precedenti abbiamo parlato della Pasqua imminente.
Grazie a queste
serate ho ritrovato amici d’infanzia e la mia casa è
diventata un punto di riferimento tanto che volgiamo continuare a
incontrarci anche il prossimo anno.
Una sera, a cena
con la mia famiglia, P. Sergio ha parlato delle missioni
di Settimana Santa e di quelle estive in Messico, suscitando l’interesse
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| «Non credevo che la missione fosse così! In un certo senso siamo rimasti fuori dal mondo, senza televisione, internet, libri eppure non mi è mancato, non avevo bisogno di nulla. Avrei potuto continuare così per sempre». | |
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e l’entusiasmo di mia figlia Camilla. Ho preso la palla
al balzo e siamo partite, lei ed io per Orvieto
e siamo già in lista per il Messico.
Non amo
viaggiare, sono pigra ma ho deciso di partire per regalare
a mia figlia un’esperienza che sapevo sarebbe stata buona, lontana
dalle frivolezze della vita quotidiana.
È la
prima esperienza di questo genere?
In passato ho lavorato
con altri gruppi. Sono una pratica, concreta, mi piace lavorare
non importa cosa c’è da fare. Quando sono arrivata a
Orvieto ho detto: «Ditemi cosa devo fare e obbedisco!». In
missione si va per lavorare, anche in silenzio.
A differenza
delle altre esperienze, però, questa mi ha lasciato un senso
di nostalgia, non volevo tornare a casa. Ho tenuto il
fazzoletto al collo ancora un giorno, come per ricordare a
serenità di quell’ambiente, la gioia che ho provato, per sentirmi
ancora un po’ missionaria!
Non credevo che la missione fosse
così! In un certo senso siamo rimasti fuori dal mondo,
senza televisione, internet, libri eppure non mi è mancato, non
avevo bisogno di nulla. Avrei potuto continuare così per sempre.
Quali sono stati i vostri incarichi durante la
missione?
Camilla di mattina era impegnata con i bambini
dell’oratorio e il pomeriggio con quelli delle famiglie missionarie. Non
ho sentito da parte sua nemmeno una parola di lamentela
e dire che c’erano anche bambini impegnativi! Tutti la cercavano
e l’ultimo giorno l’hanno voluta al tavolo con loro. Ho
anche ricevuto i complimenti dei genitori!
Io ho avuto
la grazia di accompagnare don Luca, il parroco di S.
Andrea e Oreste, nella visita i malati e gli anziani,
per portare loro la comunione. È stata un’esperienza meravigliosa sia
vedere l’accoglienza delle persone che visitavamo, scoprire che per loro
siamo un conforto, nella sofferenza, sia scoprire il bel lavoro
di un parroco con la sua comunità.
Che cosa diresti a chi non conosce le missioni?
Vieni e vivi Cristo, vivi la fede fino in fondo
perché la fede è testimonianza e anche preghiera. La meditazione
del mattino era come fare colazione, era il nostro caffè
prima di uscire a vivere la giornata.
Ho capito la
spirito della missione quando P. Angelo, durante un incontro di
formazione ci ha detto che non siamo volontari ma testimoni
di Cristo. È un’altra cosa. Ho cercato di vivere tutto
con molta umiltà e la missione ha assunto un’altra valenza,
più profonda. Porto ancora al collo la croce che ci
hanno dato in missione, come se continuassi a portare un
po’ di missione con me, e soprattutto l’atmosfera di fede
vissuta.
Potessi farle più spesso!
Progetti per il
futuro?
Sì, le missioni in Messico! Camilla studia spagnolo
a scuola, io dovrò imparare prima di partire.
E
prima il pellegrinaggio a Medjugorje.
Devo dire ancora grazie
a tutti per come Camilla ed io siamo state accolte
e integrate nel gruppo. Ho trovato una testimonianza di vita
vissuta, vera autentica, vissuta, in allegria e mia figlia ha
dato il meglio di sé. Camilla che è una ribelle,
avrei voluto che la potessero vedere i suoi professori.
E devo ringraziare proprio lei per avermi dato
il coraggio di partire per le missioni! Dio sta agendo
in lei attraverso un’altra via, la sta riavvicinando a sé.