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“Vengo a tirare fuori dal tunnel la Legione”.
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Intervista al Card. Velasio De Paolis per la rivista “Vida nueva”, Spagna.

Cardinal De Paolis
Il Card. Velasio De Paolis, C.S.

La rivista “Vida Nueva” ha pubblicato il 23 marzo 2012 un’intervista al Card. Velasio De Paolis, Delegato Pontificio per la Legione di Cristo e il Regnum Christi.

Pubblichiamo la traduzione italiana del testo integrale già pubblicato, con l’autorizzazione di Juan Antonio Ruibio, direttore della rivista, sulla pagina internet del Regnum Christi in spagnolo.

 Di Darío Menor

Il cardinale italiano Velasio De Paolis porta sulle spalle il peso di una delle grandi sfide del pontificato di Benedetto XVI: riportare a galla questa potente e influente congregazione, cresciuta negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II e crepata dagli scandali del suo fondatore, Marcial Maciel.

È complessa la missione di De Paolis, nominato, nel maggio del 2010, delegato pontificio, cosa che lo converte in rappresentante del Papa con autorità sui superiori dei Legionari. Deve sviluppare alcune nuove regole nella Legione, ripulire le macchie che gli errori di Maciel hanno lasciato nella struttura della congregazione e dare più autonomia al Regnum Christi, il movimento di laici e consacrati dell’istituto.

Il suo lavoro, segnato da problemi (“Ogni giorno spuntano cose nuove; questi legionari non ti lasciano in pace”), si prolungherà fino alla fine del 2013 o agli inizi del 2014, quando sarà celebrato il Capitolo Generale con cui la Legione deve uscire dal purgatorio in cui l’hanno lasciato i crimini e i peccati di Maciel.

L’hanno criticata all’interno e all’esterno della Legione. Dicono la che sua missione va troppo lenta…

Abbiamo fatto molto in questo tempo. I miei quattro collaboratori ed io stiamo lavorando velocemente. Ho scritto quattro lettere ai Legionari e alle consacrate in cui descrivo il cammino percorso e quello che rimane da fare. Finora il problema è stato centrato sul governo. È la questione che è stata criticata più di tutte, però non è questo il problema principale. Come poteva governare un istituto una persona come me, esterna, che non conosce i Legionari? La scelta opportuna, che è stata ratificata dalla Santa Sede, è stata quella che il governo continui ad nutum Sanctae Sedis, cioè che la Santa Sede e il delegato, in particolare, intervengono nel governo.

Si dice che non sia cambiato nulla, però al governo sono arrivati il delegato e i suoi collaboratori. Questo permette di conoscere le persone incaricate e di affrontare la situazioni concrete e i cambiamenti che bisogna fare. Le decisioni si prendono con noi, che abbiamo il potere di decidere su tutte le questioni.

Ha dovuto imporre una decisione in qualche occasione?

No, siamo tutti persone ragionevoli e abbiamo presenti i problemi. Alla fine, la soluzione si impone quasi da sé. Abbiamo creduto opportuno nominare due nuovi consiglieri nel governo. Dopo abbiamo cambiato e ne abbiamo aggiunti altri due. Come si può dire che non è cambiato nulla?

 

Responsabilità

Verso la metà del mese di febbraio il Cardinale Velasio De Paolis ha dato un altro colpo di timone al governo della Legione: ha sostituito il vicario generale e uno dei consiglieri generali. Il “numero due” della congregazione, adesso, è il tedesco Sylvester Heereman che sostituisce Luis Garza, un uomo della cerchia di Marcial Maciel che era anche incaricato delle questioni economiche. L’altra nomina è ricaduta sul brasiliano Deomar de Guedes.

Perché ha eletto Sylvester Heereman e Deomar de Guedes?

Sono stati i più votati dai Legionari stessi. Il primo criterio per eleggerli era che godessero della fiducia degli altri. Il secondo, che fossero rappresentativi di una realtà internazionale, non solo del mondo ispanico. Il terzo che fossero giovani e non fossero stati legati a Maciel. Il quarto motivo, che non fossero già stati superiori. E il quinto, che avessero le capacità per svolgere il servizio dell’autorità.

Garza è stato mandato via o ha chiesto lui le dimissioni? E Álvaro Corcuera, il direttore generale della Legione, ha chiesto anche lui le dimissioni?

Si tratta di domande strettamente personali a cui non è opportuno dare una risposta. Mi sembra che siano altri i problemi connessi a queste domande: eliminare una persona significa dare un giudizio su di lei e avallare tutte le chiacchiere. Per me è un problema morale. Come posso avallare la distruzione di una persona senza conoscerla? Di fatto, su Luis Garza non c’è nulla. Sarà la sua personalità che può piacere o non piacere però non ha commesso nessun crimine. Per me, sarebbe stato molto facile ottenere il plauso generale eliminando queste persone però, a quale prezzo?

Garza ha lasciato l’incarico perché il territorio degli Stati Uniti sta attraversando un momento economico difficile e lui ha buone capacità in questo ambito. Lui ha manifestato la sua disponibilità per questo incarico e, dopo aver inviato un visitatore nel territorio, abbiamo visto che aveva  l’appoggio della maggioranza dei sacerdoti del territorio come direttore territoriale. Con i superiori e con la Legione stessa succede uno strano fenomeno: dici tutto il male possibile e ti credono. Se dici cose buone invece non ti crede nessuno.

Crede che le critiche vengano da qualcuno che sperava nella dissoluzione della Legione?

Effettivamente. Non mi hanno dato questo incarico per dissolvere la Legione. Questo avrebbe potuto farlo il Papa e invece quel che ha fatto è stato indicare un cammino suddiviso per tappe. La prima era chiarire il problema di Maciel. La seconda fase è stata la visita da parte di cinque vescovi che hanno informato il Papa e dopo la Sala Stampa del Vaticano ha fatto un comunicato in termini abbastanza duri sulla situazione della congregazione. La terza fase comincia con la mia nomina da parte del Papa, che vuole che la Legione riprenda il suo cammino, perché dentro c’è un gran numero di persone che hanno grande zelo e vogliono lavorare per il Regno.

 

La mia nomina arriva quando il Papa ha già fatto una profonda analisi: pensa che la Legione non debba essere soppressa, bisogna fare un grande sforzo per purificarla e salvarla. Che nessuno si aspetti la distruzione o la decapitazione. La mia missione è tentare di tirare fuori la Legione dal tunnel in cui si trovava.

Lei parla di tentativo, otterrà il suo obbiettivo?

Sono positivo. Se non lo fossi, non continuerei. Il lavoro può dare buoni frutti. Ci sono già cose buone che si vedono e spero di trovarne ancora. Si sta dando per scontato che i superiori abbiano commesso crimini e che quindi debbano convertirsi o che bisogna tagliargli la testa. La realtà è che la maggioranza non ha nessuna responsabilità rispetto al comportamento di Maciel. Si sono mantenuti fedeli al loro dovere. Sentivano di aver dato la vita per la Legione e si vedevano colpevolizzati. Non possiamo confondere il fondatore con la Legione, sebbene necessariamente, come affermava il Bollettino ufficiale della Santa Sede, alcuni comportamenti e parte della mentalità del fondatore siano entrati nella struttura della Legione.

Si può salvare qualcuno di questi superiori tenendo conto della penetrazione di questa mentalità?

Dei superiori che hanno collaborato con Maciel non c’è più quasi nessuno. Maciel faceva quello che voleva, governava in modo personale. La maggioranza pensava che fosse un uomo santo e intoccabile. Se i superiori non vedevano quel che succedeva non era per cattiveria.

Lei stesso ha detto che “non potevano non sapere” ciò che stava succedendo.

Questo principio per cui “non potevano non sapere” può essere fonte di errori e di ingiustizie. Persino io stesso sapevo che c’erano denunce. Era tutto su internet. Però, si poteva credere quel che si diceva di Maciel? 

Le persone che erano vicine a lui non solo dovevano sapere quel che era successo attraverso internet, ma dovevano averlo visto con i loro stessi occhi…

Quando hanno investigato lo hanno scoperto. E quando lo hanno fatto, lo hanno denunciato. Così è iniziato il cammino che ha portato alla destituzione di Maciel. Però all’inizio, quando hanno cominciato a diffondersi queste notizie, Maciel era considerato un santo e si diceva che le accuse erano false.

Consiglierebbe la Legione a un giovane che ha la vocazione sacerdotale?

Sì. Allo stesso modo in cui lo farei con altri Istituti. Io vedo i Legionari di Cristo come un istituto che sta seguendo il suo cammino e che continua a ricevere vocazioni.

Parla spesso, con il Papa, dei Legionari?

Periodicamente gli faccio una relazione. Il Papa vuole che i Legionari seguano un cammino di rinnovamento e arrivino a un Capitolo dal quale usciranno delle nuove Costituzioni. Con il passare del tempo vengono fuori nuovi problemi. Abbiamo dovuto risolvere il problema delle vittime. Poi c’è la questione dei debiti e la crisi economica, che al principio era l’ultimo dei pensieri. E infine, il problema dei consacrati e delle consacrate del Regnum Christi. Ci rendiamo conto adesso che forse avremmo dovuto cominciare dalla fine. Quando abbiamo iniziato lo abbiamo fatto con la Legione. Questo ha creato il primo grande problema, forse perché non ci rendevamo conto che la Legione non è solo quella: la realtà più grande è il Regnum Christi, un movimento grandioso.

 

Libertà malintesa

C’era una concezione erronea di un concetto tanto evangelico come la libertà, all’interno della Legione?

È un problema complesso. La mia impressione è che per un verso, c’era effettivamente il pericolo di un controllo eccessivo della libertà. Però, d’altra parte, io non conosco religiosi che godano di una libertà tanto ampia come i Legionari. Esiste un controllo delle idee, un problema nella relazione tra la parte interna e quella esterna. Però se guardi alla vita individuale dei Legionari, vedi che sono sempre in giro per il mondo, hanno una grande libertà di movimento e di intraprendere nuovi progetti. Il loro successo e i loro problemi vengono da lì: hanno sfruttato molto le capacità dell’individuo.

E allora, tutte le disposizioni che regolano perfino gli aspetti più insignificanti della vita, persino come devono mangiare un piatto di pasta, non le sembrano una limitazione della libertà?

È difficile. Analizzando i Legionari faccio un’affermazione e poi devo correggerla. Non è facile comprenderlo. Ci sono aspetti buoni e altri contraddittori. Sono situazioni che devono essere analizzate con prudenza, perché c’è il rischio di sbagliarsi. Il problema dei legionari è che hanno dato un’immagine precisa di se stessi.

 

A proposito del Regnum Christi

Il Regnum Christi farà un cammino separato da quello dei Legionari?

Stiamo studiando come armonizzare queste tre realtà: Legione, Regnum Christi e, al suo interno, il cosiddetto terzo grado, i consacrati. Il Regnum Christi è un popolo di 60.000 persone, con un apostolato grandioso. I laici, con tre gradi di impegno diversi, hanno un obbiettivo comune: lottare per il Regno. Vogliamo che si restituisca a questa realtà tutta la sua bellezza e il suo splendore. Se supera le insidie del passato può essere un bene per tutti. Nessuno vuole la morte del Regnum Christi.

Che cosa caratterizza questo movimento?

La visita apostolica iniziale era per i Legionari non per il Regnum Christi, però i membri del Movimento hanno detto che volevano anche loro una visita. È stato incaricato di questa visita l’arcivescovo di Valladolid,  Ricardo Blázquez, che è una persona molto degna e prudente ed è stato approvato da tutti. All’inizio del mio incarico come delegato, non mi sono occupato del Regnum Christi, perché mi sembrava un’ingerenza. In settembre abbiamo iniziato a lavorare con la relazione di Blázquez. Il suo giudizio è sostanzialmente positivo, sebbene parli di alcuni aspetti che bisogna esaminare, soprattutto in relazione alla formazione. Si affidava troppo la formazione ai Legionari. Un’altra cosa da rivedere è che il Regnum Christi ha bisogno di maggiore autonomia.

Che cosa farà nel caso delle consacrate?

Non le avevamo prese in considerazione fino a poco tempo fa. Il numero di consacrati è piccolo a confronto con quello delle consacrate. Loro sono

Molte di più, circa 800, mentre gli uomini sono circa un centinaio e vivono con i Legionari, come se fossero fratelli alici. Le consacrate, tuttavia, vivono in comunità. La presenza dei Legionari su di loro è molto forte: c’è il problema della formazione, della direzione spirituale, della missione, del governo ecc. Queste cose devono essere riviste affinché acquisiscano maggiore autonomia.

Primo, bisogna riflettere su questa vocazione e darle una cornice, esaminare se può rimanere così o se deve essere modificata. Abbiamo organizzato incontri e abbiamo visto una consonanza molto forte. Le consacrate dicevano che volevano seguire i consigli evangelici lavorando in associazioni legate ai Legionari. Siamo partiti da lì, trovando un grande accordo.

Quando sono nate le frizioni con le consacrate?

Mentre si stava svolgendo questo lavoro hanno cominciato ad apparire voci di un gruppo inquieto. Alcune erano tra le consacrate presenti da più tempo, perfino da 40 anni. C’erano voci secondo cui sentivano una certa difficoltà, però nessuna lo mostrava apertamente. Alla fine di uno di questi incontri di lavoro si è saputo che stava nascendo questa associazione per accogliere quelle che uscivano.

 

Consacrate che se ne vanno

Non ha saputo di questo nuovo Istituto Totuus Tuus fino alla sua creazione ufficiale?

No, c’erano voci ma venivano sempre smentite.

Non l’hanno nemmeno chiamata per avvisarla, da Santiago del Cile, dove è sorto?

L’arcivescovo di Santiago è nel pieno diritto: un vescovo può creare un’associazione. A me nessuno ha detto nulla. Dopo le voci, alcune consacrate in Italia e Monterrey hanno creato turbamento. Allora ho pensato che poteva essere bene che andassi in Messico - perché era il luogo in cui c’era il maggior numero di consacrate che volevano abbandonare il Regnum Christi - per capire e chiarire che cosa stava succedendo.

Sono arrivato in Messico il 23 febbraio. Il giorno dopo mi è arrivata una lettera dei miei collaboratori in cui si allegava il decreto di erezione di Totus Tuus. Si diceva che il Papa era d’accordo alla creazione. Vorrei chiarire questo fatto. Il parere favorevole del Papa è alla creazione di questa associazione non all’uscita dal Regnum Christi. È una sottigliezza importante. Nessuno vuole che chi lascia il Regnum Christi venga colpito. È una scelta libera. Se possono entrare in un’altra associazione, ben venga. Però non può sembrare che chi resta vada contro obbedienza. Il Papa benedice l’accoglienza che è qualcosa di buono, non la partenza che è discutibile.

Queste consacrate dicevano di aver perduto la fiducia nei dirigenti.

Questo argomento non è un elemento decisivo per la vocazione. Questa non è la risposta a un uomo ma a Dio. Per me non è un motivo, sebbene lo rispetti. Io voglio rassicurare chi resta. Non è corretto dire che si è perduta la fiducia perché ancora non sono stati chiariti i crimini di Maciel. Se vogliono andare via le consacrate, anche tutte, che lo facciano, però con rispetto.

Pensa che ci saranno altre persone che lasceranno la Legione o il Regnum Christi?

Questo è un altro motivo di confusione. Si è detto che sono uscite 300 consacrate però non si spiega che queste 300 hanno lasciato il Regnum Christi negli ultimi 5 o 6 anni. La crisi esisteva però non da ieri ma sin da quando è scoppiato il caso Maciel. Noi abbiamo preso le redini del Regnum Christi lo scorso mese di settembre. Come si può fare ricadere su di noi la responsabilità? C’è qualcosa qui che in parte mi sfugge. Quando pensavamo di aver compiuto un passo positivo, per il quale avevamo avuto l’accordo quasi unanime, ci siamo visti colpiti all’improvviso. Adesso tra trenta e quaranta consacrate sono andate in questa nuova realtà che è Totus Tuus.

Malén Oriol, la precedente responsabile delle consacrate ha abbandonato per fare parte di Totus Tuus?

Non lo so. Il suo atteggiamento è difficile da capire. Con me, Malén Oriol parlava poco. Tra settembre e ottobre dell’anno scorso è venuta a incontrarmi per dirmi che era disposta a lasciare il suo posto se io l’avessi creduto opportuno. Le dissi di no e che era lei che doveva decidere se continuare. Dopo sembrava che volesse rimanere. Infine, in un’assemblea si è alzata e ha detto che rinunciava al suo incarico. Le ho chiesto allora di riflettere e di comunicarmi successivamente il suo parere. Quel che ha fatto è stato inviare una lettera in cui diceva che aspettava una mia risposta. Dopo è venuta da me e le ho detto che accettavo la sua rinuncia però le ho chiesto di non lasciare il Regnum Christi. Lei mi ha risposto che voleva rimanere però, pochi giorni dopo, è arrivata la sua richiesta di uscire.

Un’altra rottura. Quella dell’agenzia Zenit. Qual è stata la sua posizione nell’uscita del suo precedente direttore, Jesús Colina?

È una questione normale in una relazione di lavoro. Jesús Colina è venuto da me a dirmi che i Legionari lo avevano tradito. Non bisogna dimenticare che Zenit appartiene alla Legione. Colina voleva che fosse trasferita ad altri. Se non si sentiva capace di continuare a collaborare era lui che doveva andare via.

 

Maciel, demonio o “povero peccatore”?

Si può salvare il carisma della congregazione con un fondatore come Maciel?

Teoricamente a questo abbiamo già risposto. Nella storia della Chiesa si sono verificati casi di fondatori che poi non hanno seguito la retta via.

Perché non ha seppellito completamente la figura di Maciel?

Non possiamo negare che è il fondatore, è un fatto storico. Non lo chiamiamo più “padre” e abbiamo chiesto che i suoi scritti non si leggano in pubblico. Il tema di Maciel deve essere analizzato con calma. Non è una figura esemplare però è un demonio o un povero peccatore? Se fosse un demonio non potremmo salvare niente. Se è un povero peccatore, può aver fatto qualcosa di buono. Se demonizziamo Maciel rendiamo difficile la comprensione della Legione. Se lo consideriamo un peccatore, possiamo comprenderla.

Non è pericolosa questa equanimità nell’analizzare la figura di Maciel?

Si può dire che Maciel non abbia cercato il bene? Non ha cercato di fare qualcosa di utile per la Chiesa? Ci sono valori dei Legionari, come l’obbedienza alla Chiesa o il rispetto della dottrina, inculcati da lui, che non si possono negare. La linea di principio è che c’è una fedeltà. Non si può dire che Maciel sia un demonio. Le sembra un ragionamento valido?

No, però non sono io che devo giudicare.

È chiaro che ha fatto cose gravi però dipendono più dalla debolezza dell’uomo che dalla malvagità.

Gli abusi sessuali e soprattutto quelli su minorenni, sono una debolezza? 

Non voglio e non posso giustificarlo. Di fatto non si condanna mai abbastanza. Però questo non trasforma il peccatore in un demonio. Papa Benedetto XVI ha detto che Maciel era una figura enigmatica. Ci troviamo di fronte al mistero della persona umana, con la sua responsabilità, che ci sfugge. È un abisso insondabile di peccato e di grazia.

A quali risultati è arrivata la commissione incaricata delle vittime?

Noi non avevamo il dovere di cercare le vittime. Chi si sentiva vittima poteva fare una richiesta alla commissione. Le vittime, alla fine, sono state meno di dieci, ciascuna delle quali ha ricevuto un indennizzo di 15.000, 25.000 o 35.000 euro. In alcuni casi anche qualcosa di più.

Pubblicato su “Vida Nueva”, n. 2.794.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2012-04-18


 
 


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