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| P. Paolo Scarafoni LC, rettore dell’Università Europea di Roma. | |
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P. Paolo Scarafoni compie 25 anni di
sacerdozio e festeggerà questa ricorrenza con la celebrazione della S.
Messa nella basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, il
20 dicembre prossimo.
P. Paolo, legionario di
Cristo, è attualmente rettore dell’Università Europea
di Roma, in via degli Aldobrandeschi;
è docente nella stessa università ed è stato decano di
teologia e rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, e direttore della sezione giovani del Regnum Christi a Roma.
P. Paolo, da
sempre a contatto con i giovani…
Tutta
la mia vita sacerdotale è stata dedicata soprattutto a loro,
nelle scuole, nel seminario, nell’università. Con i giovani si possono
fare cose molto grandi con mezzi poverissimi, praticamente soltanto con
l’entusiasmo. Sono stato assistente spirituale nelle scuole; direttore della sezione
giovani del Regnum Christi di Roma e con
loro abbiamo aperto un centro. Ho lavorato nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum fin dalla sua fondazione come decano e
poi rettore. Ho aperto l’Università Europea, nella quale sono professore
e rettore. L’amicizia con i giovani rimane sempre, perché è
completamente gratuita, volta al bene. Per questo io penso che
la punizione e la penitenza di chi inganna i giovani
sarà certamente molto dura, come dice Gesù nel Vangelo.
Come vede il
suo sacerdozio a distanza di 25 anni dal giorno dell’ordinazione?
Sono diventato sacerdote a Roma, nella mia
città nel giorno di Natale del 1987 e sarà una
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| S.S. Benedetto XVI saluta p. Paolo Scarafoni L.C., magnifico rettore. | |
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bella coincidenza poter celebrare la S. Messa del venticinquesimo a
Santa Maria Maggiore, di fronte alla reliquia del presepe di
Gesù.
Il dono più grande fattomi da
Dio per me sacerdote sono le azioni sacramentali, che compio
in persona Christi. Quella che riassume e alimenta
tutte le altre è la celebrazione eucaristica. Come prete non
sono un funzionario o un impiegato del culto, ma ogni
giorno veramente sacrifico l’Agnello, il Figlio di Dio fatto uomo
che con il suo sacrificio salva l’umanità e incrementa la
intensa comunione con Lui e con il Padre e lo
Spirito Santo, sia di me che celebro, sia dei fedeli
che partecipano, sia della Chiesa intera, sulla terra e in
cielo. Ricordo le tante azioni sacramentali del perdono divino in
tante confessioni e conversioni, quelle dei bellissimi battesimi, dei matrimoni,
dell’unzione degli infermi e dei moribondi.
C’è
poi il meraviglioso dono di essere io stesso
sacramento di Cristo, nella mia persona. Ovunque vada richiamo Gesù,
Dio. Per me non è stato facile abituarmi. Avrei voluto
tante volte confondermi con gli altri. Questo fatto mi colpisce
moltissimo, e resto sempre meravigliato. Mi sono dovuto abituare ad
accettare questo prolungamento di me, questo ampliamento della mia persona.
Smuovo le coscienze, interpello gli altri con la sola presenza,
per strada, in treno, a pranzo, a lezione. All’inizio pensavo
di avere io qualcosa di strano. Ho capito che era
il Signore. Io sono fondamentalmente timido, anche se ormai non
si percepisce più. E le persone timide tendono a starsene
in pace e a lasciare in pace. Tante volte le
mie parole hanno una risonanza molto maggiore di quanto io
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| Il Santo Padre Giovanni Paolo II con P. Scarafoni | |
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possa pretendere. E soprattutto ho colto l’importanza di essere veramente
buono. Lo sguardo buono, le manifestazioni di amore e di
affetto sincero. Tutte queste cose sono interpretate, a ragione, come
quelle di Gesù. Il sacerdote vuol essere per gli altri
un vero amico, come Gesù è amico.
Durante un’omelia, anni fa,
disse che se anche avesse tolto tempo alla preghiera quotidiana
per dedicarla al lavoro come rettore, non avrebbe aggiunto niente
al suo lavoro… quanto conta la preghiera nella vita quotidiana?
Come possiamo noi laici imparare a dedicare tempo alla preghiera,
sull’esempio di voi consacrati e religiosi?
Bisogna
fare lo sforzo di dedicare del tempo alla preghiera ma
quello che importa di più è che si può pregare
sempre, in ogni momento della giornata. La vera differenza tra
la persona che prega e quella che non prega è
quella tra una vita vissuta in autonomia e una vita
sempre con Dio. Quando si riesce a vivere sempre tutto
alla sua presenza la preghiera è più facile, il pensiero
va subito al Signore, per ringraziare nelle gioie, per supplicare
nei momenti di difficoltà, per cercare consolazione nel dolore, per
cercare la sua compagnia, sempre. Una preghiera molto bella per
i laici è il rosario. È una preghiera semplice che
ho visto è molto diffusa. Potremmo dire che
è una preghiera affettiva, ci mette in contatto con Dio
attraverso sua Madre.
Durante la conferenza dello scorso 25 novembre, il nostro
Delegato Pontificio ha ricordato, a chi gli chiedeva come possiamo
noi laici, aiutare i sacerdoti, che il sacerdozio ministeriale è
un servizio…
Il sacerdote è per gli
altri. Mi rendo conto che non posso e non debbo
sottrarmi alle richieste di aiuto. Faccio di tutto per aiutare
gli altri. Ho cercato con tutte le mie forze, nel
mio piccolo, di aiutare le persone in difficoltà, di portare
la consolazione. Ho sempre frequentato case-famiglia, orfanotrofi, centri di accoglienza
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| Il coro dell'Università Europea di Roma in una foto di gruppo con da sin. Mons. Lisane-Christos Matheos Semahun, il Rettore P. Paolo Scarafoni, LC e Mons. Bruno Forte. | |
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per i poveri; ho fatto, insieme ai giovani, missioni per
portare aiuti materiali e spirituali in Bosnia durante la guerra,
in Italia, in Messico; ora mi impegno nella cooperazione internazionale
con l’Università Europea, in favore dell’Etiopia, nella donazione del sangue,
nella collaborazione con altre associazioni. Nell’ambiente di lavoro cerco di
aiutare tutti. Piccole cose. La capacità di consolare è speciale
nel sacerdote, perché la consolazione è dello Spirito Santo e
il sacerdote ne è pieno in quanto sacerdote. Il mio
rammarico è di non averla esercitata di più.
Ho sperimentato il grande privilegio di aiutare
i malati. Ho potuto portare soccorso
a chi è in pericolo di vita o gravemente malato.
Ho pregato tanto per loro. C’è una gratitudine che non
scompare mai nelle persone che ricevono aiuto. Le persone attribuiscono
a Dio l’aiuto che ricevono da un sacerdote. Si sentono
toccati da Dio. Se lo ricevessero da altre persone sarebbero
grati, ma quando li aiuta un sacerdote si sentono toccati
da Gesù e lo amano.
La predicazione. È un grande compito
del sacerdote. Ho avuto modo di predicare molto, nella celebrazione
eucaristica e degli altri sacramenti, negli esercizi spirituali, nei pellegrinaggi;
a giovani, famiglie, sacerdoti, seminaristi e religiosi. Ho cercato di
predicare sempre ciò che ho contemplato e che rispecchia
il mio rapporto con Cristo, la mia conoscenza del Signore.
Nel suo
sacerdozio ha avuto modo di studiare molto e poi di
approfondire gli studi fatti negli anni di preparazione alla professione
di docente di teologia…
Questo è un
ministero che ha un ritorno vero, non immediato ma nel
tempo. Lascia un segno molto profondo. Ho cercato di reagire
all’intellettualismo della teologia dominante. Nello studio, nelle letture e nei
congressi percepivo che i problemi venivano considerati in modo troppo
teorico, senza attinenza alla vita e alla storia. Per esempio
la presentazione delle eresie come errori teorici, completamente avulsi dalle
difficoltà, dalle passioni, dalle aspirazioni umane. Lo stesso si dica
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| Il Cardinale Vallini con una parte degli studenti del primo anno dell’Università Europea di Roma, accompagnati dal Rettore, dal Segretario Generale, dal Cappellano e da alcuni docenti e collaboratori | |
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della presentazione dei dogmi. Tutto lo sforzo intellettuale invece risponde
al nostro problema di salvarci, al problema del male che
ci sovrasta, al problema di come raggiungere la felicità, al
problema dell’amore di Dio e della comunione vera con Lui.
Nelle mie riflessioni ho colto alcune cose
per me significative, ma non ho avuto tempo di pubblicare
tutto. Ricordo che in Spagna, dopo una conferenza mi si
avvicinò una suora per ringraziarmi. Mi disse di aver avuto
tempo addietro una grande difficoltà vocazionale e per caso vide
in libreria, il libro della mia tesi dottorale, appena pubblicata,
che trattava dell’amore salvifico. Mi ha detto di essersi immersa
nella lettura e di aver avuto grande luce e conforto
da un capitolo dedicato alla descrizione dell’amore secondo la grande
tradizione cristiana. E che questo fu risolutivo per la sua
perseveranza. Sono rimasto molto colpito da questo fatto. La parola scritta, nella nostra cultura, ha un valore forte,
perché penetra dentro di noi nei momenti di silenzio, interpella
la nostra libertà. Essa costituisce un momento importante che può
aprire la nostra risposta. Io sono molto debitore per i
libri bellissimi che ho letto, grazie ai quali mi è
giunta tanta luce: sant’Agostino, san Basilio, san Giovanni Damasceno, san
Tommaso d’Aquino, gli scritti di Karol Wojtila, di Joseph Ratzinger,
Yve Congar, Henry De Lubac, Hans Urs Von Balthasar, dei
nostri Giovanni Moioli, Marcello Bordoni, Bruno Forte; le opere spirituali
di tanti santi mi hanno avvicinato alla persona di Cristo
come ad un amico: Francesco Di Sales, Teresa D’Avila, Teresa
De Lisieux e tanti altri; la lettura dei libri della
vita di tanti santi che mi ha aperto orizzonti nuovi;
le belle letture negli ultimi anni di Don Primo Mazzolari
e Don Giuseppe De Luca, modelli splendidi e attuali di
sacerdoti.
Come
vive la situazione attuale della sua congregazione?
La Legione di Cristo è un grande mistero di vocazione
e di dono divino, dentro le miserie umane. È vero,
vorrei che il Signore mi facesse i suoi doni in
un altro modo. Ma non posso negare la vocazione al
sacerdozio che è stata chiara e senza traumi fin da
quando avevo dodici anni. Negli anni successivi, la vocazione si
è chiarita ancora meglio, con la chiamata al Regnum Christi, di cui sono stato un consacrato laico per
cinque anni, prima di entrare nella Legione di Cristo. Il
cristocentrismo, la dimensione internazionale, l’amore per la Madonna, per la
Chiesa e per il Papa, il forte impegno apostolico sono
stati doni importanti.
L’impegno apostolico ha fortemente
caratterizzato la mia vita di Legionario. Avrei dovuto fermarmi e
starmene tranquillo? Certamente no. In realtà, e lo dico con
il cuore, mi sento come la povera vedova che getta
le sue poche monete, tutto quello che ha, nel piatto
delle offerte. Questo passo del Vangelo mi ha sempre molto
colpito perché si contrappone in modo palese e provocante alla
mentalità del mondo attuale che ha penetrato tanti ambienti della
Chiesa e dei religiosi. L’apprezzamento di Gesù per quella povera
donna rispecchia con precisione l’identità profonda del Signore stesso, e
spiega gli esiti della sua esistenza. Rendersi piccolo e indifeso,
e donare tutto, proprio come a Natale e sulla Croce.
Questo sembra essere la vera salvezza del mondo.