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La professione di fede di Pietro
ITALIA | VITA SPIRITUALE | SPIRITUALITà
Meditazioni per l’Anno della Fede a cura di P. Pedro Barrajón, L.C.

San Pietro

Il passaggio del Vangelo di Luca è uno dei più significativi della professione di fede cristiana, perché è Gesù stesso a chiederla, in modo esplicito, agli apostoli, riuniti intorno a Lui. San Matteo ci informa che erano riuniti nella regione di Cesarea di Filippi (Mt 16, 13-20). San Luca parla di “un luogo appartato” e aggiunge che erano per lì “pregare”. I discepoli erano con Lui, lo osservavano, forse cercavano di imitarlo, ma non osavano disturbarlo. Dopo la preghiera, Gesù li raggiunge e pone loro una questione: “Chi sono io secondo la gente?”. I discepoli rispondono con sincerità ciò che essi stessi avevano udito dagli altri: un profeta, la cui missione è in continuità con la linea profetica a cominciare dal grande profeta Elia il cui cuore bruciava dello zelo per la gloria di Dio e che confessava da solo, dinanzi ai profeti di Baal la fede nell’unico Dio di Israele (1 Re 18, 36); san Giovanni Battista, che è stato ucciso da Erode per istigazione di Erodiade, la moglie di suo fratello.

Gesù ripete la domanda ma questa volta la indirizza ai suoi discepoli. È sempre difficile, per il seguace di un maestro o di un profeta, dire con precisione chi sia il suo maestro. Così i discepoli tacciono, finché il silenzio è rotto dall’impetuoso Pietro, che senza esitare confessa che Gesù è “il Cristo di Dio”, l’Unto di Dio. Questa è una vera e propria professione di fede in quanto Pietro sta confessando il carattere messianico di Gesù che è di enorme portata. Il Messia, il Liberatore di Israele, era la figura che doveva venire alla fine dei tempi a salvare Israele. La profezia di Ezechiele aveva preannunciato un nuovo pastore che, nella linea del re Davide, doveva venire come re in nome di Dio (Cfr. Ez 34, 23-24) e che doveva inaugurare un’era messianica dove si sarebbe manifestato con splendore il potere di Dio.

Pietro usa parole semplici che danno significato profondo all’identità di Gesù; sono parole di grande densità che gli sono state rivelate del Padre (Mt 16, 17). L’espressione di fede di Pietro può diventare la nostra, in questo Anno della Fede, riconoscendo Cristo come vero Dio e vero uomo, confessione che è di scandalo per i Giudei, stoltezza per i Gentili, ma per coloro che sono stati chiamati, sapienza di Dio e forza di Dio (Cfr. 1 Cor 1, 21). Non bisogna avere paura di confessare, nel nostro mondo secolarizzato, Cristo Signore come vero Salvatore del mondo. Questa è l’essenza del messaggio cristiano, per questo Giovanni e gli altri evangelisti scrissero i Vangeli. Giovanni dirà alla fine del suo che i segni da lui raccontati “sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. Non temiamo di proclamare con chiarezza e convinzione la nostra fede in Cristo, in questo anno dedicato a conoscerla meglio e a offrirla al mondo come un regalo.

Anche a noi Gesù chiede nell’intimo del nostro cuore e della nostra coscienza: “Chi sono io per te?” e aspetta la nostra risposta, una risposta di fede, di coraggio, di abbandono. Anche il mondo, che attende con ansia Cristo, aspetta la nostra risposta personale.

Dal Vangelo secondo Luca 9, 18- 21

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2012-12-21


 
 


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