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| Papa Francesco in aula Paolo VI, 16 marzo 2013. | |
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Nella lettera all’arcidiocesi di Buenos Aires, l’allora Card. Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa
Francesco, insiste sulla simbologia della porta per presentare l’Anno della
Fede, L’immagine della porta chiusa rimanda alla paura dell’estraneo che
bussa alla nostra porta, in cui viviamo oggi, protetti da
porte blindate, sistemi d’allarme, telecamere.
«La sicurezza delle porte
blindate» scrive il Card. Bergoglio, «custodisce l’insicurezza di una vita
sempre più fragile e meno permeabile alle ricchezze della vita
e dell’amore per gli altri. L’immagine di una
porta aperta è sempre stata simbolo di luce, amicizia, gioia,
libertà, fiducia» (traduzione nostra).
Il Card. Bergoglio
invita quindi, con una serie di
esempi concreti di vita di fede, a varcare la Porta
della Fede, su invito di Benedetto XVI, accettando le sfide
che questo comporta.
«Guardando questa realtà, come discepoli missionari,
ci domandiamo: quali sfide implica varcare la soglia della fede?
Varcare la porta della fede ci sfida a scoprire che sebbene oggi sembra
che regni la morte, nelle sue varie forme e che
la storia sia retta dalla legge del più forte o
del più furbo, e che l’odio e l’ambizione siano i
motori di tante lotte umane, siamo anche assolutamente convinti che
questa triste realtà possa cambiare e debba cambiare decisamente perché
se “Se Dio è per noi, chi sarà contro di
noi?” (Rm 8, 31-37).
Varcare la porta
della fede presuppone che non ci
si vergogni di avere il cuore di un bambino, che
siccome crede ancora nell’impossibile, può vivere nella speranza: l’unica cosa
capace di dare senso e trasformare la storia. Vuol dire
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| L'apertura della Porta Santa nel 2000. | |
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pregare senza sosta, pregare senza stancarsi e adorare perché il
nostro sguardo sia trasfigurato.
Varcare la porta
della fede ci porta a implorare
per ciascuno “gli stessi sentimenti che furono Cristo Gesù” (Fil
2,5) sperimentando, così, un modo nuovo di pensare, di comunicare,
di guardare, di rispettarci, di vivere in famiglia, di pianificare
il futuro, di vivere l’amore e la nostra vocazione.
Varcare la porta della fede è agire, confidare nella forza dello Spirito Santo presente
nella Chiesa che si manifesta pure nei segni dei tempi;
è accompagnare l’uomo nel costante sviluppo della vita e della
storia senza cadere nel disfattismo paralizzante secondo cui il passato
è migliore del presente; è l’urgenza di pensare di nuovo,
di apportare di nuovo, di creare di nuovo, impastando la
vita con il “con azzimi di sincerità e di verità”
(1Cor 5, 8).
Varcare la porta della
fede significa avere occhi pieni di
stupore e un cuore non abituato alla pigrizia, capace di
riconoscere che, ogni volta che una donna partorisce, si scommette
sulla vita e sul futuro. Che quando proteggiamo l’innocenza dei
bambini, assicuriamo la verità del domani e quando accarezziamo la
vita donata di un anziano, facciamo un atto di giustizia
e accarezziamo le nostre radici.
Varcare la
porta della fede è il lavoro
vissuto con dignità e vocazione al servizio, con l’abnegazione di
chi ricomincia ancora una volta senza rinunciare alla vita, come
se tutto quello che ha fatto fosse stato solo un
passo lungo la strada verso il Regno, pienezza di vita.
È l’attesa silenziosa dopo la semina quotidiana, è contemplare il
frutto raccolto rendendo grazie al Signore perché è buono e
chiedendogli che nono abbandoni mai l’opera delle sue mani (Sal
137).
Varcare la porta della fede richiede la lotta per la libertà e
la coesistenza anche se tutto intorno è incerto, nella consapevolezza
che il Signore chiede di praticare il diritto, amare la
bontà e camminare umilmente con il nostro Dio (Mi 6,
8).
Varcare la porta della fede comporta la continua conversione dei nostri atteggiamenti,
dei nostri modi e tenori di vita; comporta riformulare e
non “rattoppare” o “riverniciare”, ma dare la forma nuova che
Gesù Cristo dà a chi è toccato dalla sua mano
e dal suo Vangelo di vita, avere il coraggio di
fare qualcosa di inedito per la società e per la
Chiesa; perché “se uno è in Cristo, è una creatura
nuova” (2Cor 5, 17-21).
Varcare la porta
della fede ci porta a perdonare
e a saper strappare un sorriso, ad avvicinarci a chiunque
abita alla periferia dell’esistenza e chiamarlo per nome, è farsi
carico delle fragilità dei più deboli, è sostenere le loro
ginocchia vacillanti con la certezza che tutto ciò che facciamo
per il più piccolo dei nostri fratelli lo facciamo a
Gesù (Mt 25,40).
Varcare la porta della
fede presuppone celebrare la vita, lasciarsi
trasformare perché noi siamo divenuti uno con Gesù alla mensa
eucaristica celebrata in comunità, e a partire da lì avere
le mani e il cuore impegnati nel grande progetto del
Regno: tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt
6,33).
Varcare la porta della fede è vivere nello spirito del Concilio e
di Aparecida, Chiesa di porte aperte non solo per accogliere
ma fondamentalmente per uscire e riempire con il Vangelo la
strada e la vita degli uomini del nostro tempo.
Varcare la porta della fede per la nostra Chiesa arcidiocesana presuppone sentirci confermati nella
Missione di essere una Chiesa che vive, prega e lavora
in chiave missionaria.
Varcare la porta della
fede è, in definitiva, accettare la
novità della vita del Risorto nella nostra povera carne per
farla diventare segno della nuova vita».
Per leggere l’originale in spagnolo clicca qui.