di Valentina Raffa
«Come vorrei una
Chiesa povera, e
per i poveri»: queste
parole di Papa Francesco, pronunciate nell’incontro con la stampa internazionale,
in aula Paolo VI, lo scorso sabato 16 marzo, hanno
fatto il giro del mondo.
Cerchiamo di comprenderle, di valutarne la portata, e soprattutto di applicarle alla
nostra vita. Perché quando parla di “Chiesa” il Papa, parla
a tutti e a ciascuno di noi, non solo alla
gerarchia ecclesiastica.
Nel Movimento
Regnum Christi la povertà è una delle virtù raccomandate e viene proposta innanzitutto come distacco dai beni
materiali, come riconoscenza nei confronti delle opere della creazione, come
gratitudine per i beni che si possiedono (non solo la
ricchezza materiale). Tutto è dono di Dio e tutto può
essere messo al servizio di Dio e dei poveri; tutto
deve essere usato con generosità e con moderazione, responsabilmente, senza
cupidigia (Cfr. Manuale dei Membri del
Regnum Christi nn. 193 - 202).
Ma la povertà (allo stesso modo della ricchezza) non
è solo quella materiale.
C’è una povertà d’intenzioni, di chi rinuncia a cercare se stesso, in quello
che fa, e si spoglia continuamente delle proprie ambizioni per
mettere al centro l’altro.
C’è una povertà di pensieri: la rinuncia a cavillare, a cercare giustificazioni a
tutti i costi, a fare “dietrologia”, come si usa dire
oggi.
C’è una povertà
di azioni: è
quella di chi sa mettersi da parte, sa rinunciare ad
apparire per fare spazio agli altri, sa fare silenzio quando
vorrebbe parlare, sa aspettare che l’altro arrivi a trarre le
proprie conclusioni senza imporre la propria visione frettolosamente.
C’è una povertà di parole. quella di chi
sa rinunciare a dire la sua per amore della pace
o addirittura per dare a un altro la possibilità di
farsi avanti.
C’è una
povertà spirituale, in
cui, in un modo o nell’altro, rientrano tutte le povertà
elencate sopra: quella di chi si avvicina con semplicità a
Dio, nella preghiera, e rende grazie, con la stessa disposizione
d’animo, per i successi e gli insuccessi; quella di chi
si riconosce povero, davanti al proprio Creatore, pur avendo a
disposizione beni materiali e sa aspettare i tempi di Dio,
nella propria vita e nella vita della propria famiglia e,
perché no? Anche in quelli della Chiesa.
La povertà è uno stile di vita, non una condizione
materiale; è la scelta di affidarsi a Dio, ogni giorno,
mettendo nelle sue mani i propri poveri sforzi, i propri
poveri mezzi e concludere la giornata riconoscendosi servi inutili che
donano se stessi e anche i propri beni materiali e
ogni giorno li mettono a servizio del Padrone, godendone insieme
ai fratelli, senza mai lasciarsene sopraffare.