Di P. Riccardo Garzari, L.C.
Domenica 3 marzo, sono
a Roma di passaggio.
Ho appena finito gli esercizi spirituali e domani torno a
Palermo. Ma oggi Roma non è la stessa delle altre
domeniche.
Piazza San Pietro: a mezzogiorno suona
la campana per l’Angelus.
Dalla finestra, la
seconda da destra, Lui non esce.
Per la seconda volta mi capita di essere a Roma e
il Papa non c’è. Non è in viaggio apostolico, non
è a Castel Gandolfo, non è ammalato. Semplicemente: non abbiamo
il Papa. Roma per ora è senza Vescovo. Il mondo
per ora è senza Vicario di Cristo.
Nove anni fa ero venuto a Roma come seminarista a studiare
filosofia e mi ricordo che andavamo spesso alle funzioni di
Papa, oggi Beato, Giovanni Paolo II. Mi ricordo quando stava
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| P. Riccardo Garzari | |
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male e con tutto il seminario dei Legionari di Cristo
siamo andati all’Ospedale Gemelli per il suo Angelus dalla finestra
della sua stanza di degenza. Mi ricordo che ci ha
salutati e ringraziati per la nostra presenza, e ci ha
incoraggiati a seguire Cristo sempre.
Poi una sera, eravamo tutti in piazza San Pietro a una veglia di
preghiera: il Santo Padre stava veramente male. Era il 2
aprile 2005. Era un po’ tardi ormai, i formatori del
seminario ci hanno detto che era ora di tornare e
andare a dormire. Ci stavamo ritirando, quando una piccola turba
di gente andava in direzione opposta alla nostra. Il viso
era visibilmente agitato. Ne fermo uno e chiedo cos’è successo:
il Papa è morto. Entriamo di corsa nel pullman che
ci deve riaccompagnare in seminario e l’autista ha il televisore
acceso. In diretta, un conduttore televisivo annuncia la morte del
Papa, e scoppia a piangere. Chi non l’avrebbe fatto?
E comincia il periodo di Interregno. Chi
può succedere all’immensa figura di Papa Wojtyla? Difficile
pensare a qualcuno in grado di reggere il confronto. Sia
con la figura del Predecessore, sia nel rapporto con il
mondo.
Nella Messa prima
dell’inizio del Conclave, il
Decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia dà un
indirizzo chiaro alla Chiesa, in quel momento un po’ smarrita
per la scomparsa di una figura tanto solida come il
Successore di Pietro. Quell’omelia sembra una profezia. Il Cardinale ha
le idee chiare, è sempre stato lo stretto collaboratore del
Papa, faceva colazione insieme e parlavano dei problemi della Chiesa.
Ma, tutto sommato, Ratzinger è il difensore della fede, non
il Papa. E comincia il Conclave.
La
pagina web del Vaticano è senza la foto del Papa,
senza il suo scudo, ci sono solo le chiavi di
Pietro incrociate, simbolo della sede vacante.
Siamo a Roma, ma senza la voce del
Santo Padre. Siamo a
Roma, ma è come essere in qualsiasi altro posto. Il
Papa non c’è.
Cominciano le
fumate, i giorni passano
nell’attesa. E noi andiamo a lezione e studiamo come ogni
normale giorno. Poi un pomeriggio, mentre studio, la campanella del
seminario comincia a squillare: uno squillo (penso: cambio di orario?),
secondo squillo (penso: ah, forse è solo per una parte
di comunità che ha un altro orario)… terzo squillo (penso:
no, forse dobbiamo tutti riunirci in auditorio) … quarto squillo…
basta pensare! Esco dalla porta della mia stanza guardo le
scale mentre suona il quinto squillo della campanella: una schiera
di vesti talari nere si muove in direzione dell’uscita: fumata
bianca, è stato eletto il nuovo Papa. Corriamo in Piazza
San Pietro! Esco dal seminario mentre vedo un pullman già
colmo di confratelli che si avvia verso il Vaticano. Come
faccio adesso? Andiamo verso il trenino, ma è appena passato,
il prossimo è fra un’ora. Non c’è tempo. Bisogna trovare
un’altra soluzione. Arriva anche il rettore che ci dà i
biglietti e andiamo insieme a prendere l’autobus di linea, poi
ci spostiamo alla metropolitana. Il tempo passa, fremiamo. Dobbiamo arrivare
in tempo! Scendiamo alla stazione Ottaviano, attraversiamo piazza del Risorgimento
ed entriamo camminando a passo rapido in via di Porta
Angelica, che costeggia le mura vaticane. Il Colonnato del Bernini
si erge di fronte a noi, ma ci separa una
massa di gente che anch’essa si muove in direzione Piazza
San Pietro. Fremiamo, ma ci conteniamo. In fin
dei conti non siamo mica dei curiosi esaltati. A un
tratto, la folla si apre spaventata e un tizio in
motorino viene verso di noi urlando come un pazzo: “È
Ratzinger!”. La gente comincia a correre. Ci guardiamo tra seminaristi
con segno di intesa. Raccogliamo la veste talare e cominciamo
a correre pure noi. Mica ci perdiamo tutto ora che
siamo qua a due passi! Arriviamo alle colonne e troviamo
il putiferio. La prima scena che mi balza agli occhi
è di una ragazza svenuta per la troppa calca e
le sue amiche rosse in viso dallo spavento che la
portano a prendere una boccata d’aria. Si apre uno spiraglio,
possiamo salire su una transenna e guardare in direzione della
finestra papale: il nuovo Santo Padre sta parlando e salutando
i presenti con le braccia allargate, gesto che diventerà sua
tipica espressione. Che strano vedere in bianco il Cardinal Ratzinger.
Ma che provvidenziale. Con il senno del poi, abbiamo visto
che la Provvidenza come al solito non segue le nostre
vie, ma in un progetto a noi difficile da capire,
muove le cose verso il compimento del Regno dei Cieli.
Anche oggi come otto
anni fa, ci troviamo
spaesati, non capiamo in che rotta siamo finiti, ci sentiamo
in mezzo alle onde, non sappiamo come governare la barca.
Pietro ha chiesto di ritirarsi, e noi pensiamo di andare
alla deriva. Ma Pietro è uno di noi, un membro
della ciurma. Il Timoniere che guida la barca di Pietro
non ci ha abbandonati. Cristo è lì, a poppa, sul
cuscino, che dorme. E come duemila anni fa, siamo nella
stessa situazione degli apostoli che lo svegliarono e gli dissero:
“Maestro, non t’importa che moriamo?”. Ed Egli destatosi, sgridò il
vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò
e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete
così paurosi? Non avete ancora fede?”(cfr. Mc 4,35-41).
Ma noi siamo stati ben
preparati. Il Papa Emerito
Benedetto XVI ci ha preparati con questo bellissimo Anno della
Fede. E noi, caro Santo Padre Emerito, grazie alle Sue
attenzioni per la nostra crescita spirituale, abbiamo rinforzato in quest’anno
la nostra fede in Colui che ci ha detto: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo” (Mt 28,20).