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La fede e il coraggio di un grande giurista cattolico
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Il prof. Mario Palmaro è tornato alla casa del Padre il 9 marzo 2014.

Mario Palmaro

di Carlo Climati

La comunità accademica dell’Università Europea di Roma, ha accolto con dolore la notizia della scomparsa del Prof. Mario Palmaro, il 9 marzo 2014.

Scrittore e giurista molto stimato, Palmaro era docente di Filosofia del Diritto e aveva insegnato all’Università fin dal 2005. Era tra i professori più amati dagli studenti, soprattutto per la sua profonda umanità e la sua disponibilità al dialogo con tutti. Era stato anche docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Mario Palmaro, nato a Cesano Maderno il 5 giugno 1968, si era laureato in Giurisprudenza nel 1995 all’Università degli Studi di Milano, con una tesi sull’aborto procurato. Si era poi perfezionato in Bioetica all’Istituto San Raffaele di Milano, nel 1996.  Successivamente aveva collaborato con il Centro di Bioetica dell’Università Cattolica.

Ha pubblicato numerosi libri su temi di bioetica, letteratura, sport e apologetica cattolica, soprattutto in coppia con il giornalista Alessandro Gnocchi. Fra questi: “Aborto e 194. Fenomenologia di una legge ingiusta” (Sugarco 2008), “Giovannino Guareschi. C’era una volta il padre di don Camillo e Peppone” (Piemme, 2008), “Eutanasia: diritto o delitto? Il conflitto tra i principi di autonomia e di indisponibilità della vita” (Giappichelli, 2012).

Mario Palmaro ha anche collaborato con i quotidiani “Il Foglio” e “Il Giornale”, con il mensile “Studi cattolici” e con la
Mario Palmaro
rivista “Il Timone”, della quale era anche redattore.

Su Radio Maria ha tenuto la rubrica mensile “Incontri con la Bioetica”.

Da tempo Mario Palmaro soffriva per una grave malattia. Alcuni mesi fa aveva ricevuto una telefonata amichevole di Papa Francesco, che gli aveva manifestato la sua vicinanza e assicurato il suo ricordo nella preghiera.

Il prof. Palmaro è stato un esempio per tutti, per il coraggio e la forza d’animo con cui ha saputo affrontare la malattia. Vorremmo ricordarlo con queste sue bellissime di speranza, tratte da un’intervista a cura di Lorenzo Prezzi, pubblicata il 27 ottobre 2014 su “Settimana”, rivista dei Dehoniani:

«La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa.

Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.

D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità.

Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età. Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia.

Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello».

Giovedì 13 marzo, l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e l’Università Europea di Roma rendono omaggio al prof. Mario Palmaro, con una messa in suffragio, alle ore 12.45, nella cappella dei due Atenei.

Presiedono la concelebrazione i due rettori P. Luca Gallizia e P. Jesús Villagrasa, LLCC.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2014-03-11


 
 

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