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Decifrare i sentimenti
ITALIA | ATTUALITA | ARTICOLI DI OPINIONE
Cfr. Lc 1,1-4; 4,14-21

filo spinato

Ero in macchina sulla via che da Xalapa porta a Veracruz, in Messico. Davanti a me c’era un autobus di linea che, sul retro, aveva questo avviso: “Niente clacson, per favore. Qui ci sono persone che stanno decifrando i sentimenti”. Non so se lo stessero facendo davvero, ma ne sarebbe comunque valsa la pena.


I sentimenti sono la tinta multicolore dell’anima e in genere rivelano, con un’infinita gamma di sfumature, la condizione del nostro spirito. Apprendere a decifrarli fa parte di quel lavoro di introspezione che gli autori spirituali chiamano “discernimento”.


Ogni sentimento di tristezza, gioia, vuoto, pienezza, frustrazione, angustia, fiducia, ipersensibilità, invidia e tanti altri, richiede una diagnosi interiore; pone una domanda sulla realtà che lo sostiene. Il discernimento aiuta a scoprire le fonti primordiali dei nostri sentimenti e a scegliere, per il futuro, atteggiamenti, decisioni e reazioni più sane.


Gesù ha detto una volta che Lui è venuto «per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore»(Lc 4, 18-19). Colpisce l’attenzione il fatto che in queste poche frasi, che racchiudono il nucleo della sua missione, Gesù si riferisca per tre volte alla nozione di libertà. Perché nella tradizione ebraica, l’ “anno di grazia” costituiva il tempo di liberazione degli schiavi e di condono dei debiti.


Oggi la schiavitù è stata abolita. Però esistono ancora schiavitù molto gravi. Le carceri ci sono e quasi tutte sono sovraffollate. Però la maggioranza dei prigionieri camminano per la strada, circolano in apparente libertà. Perché le prigioni non sono solo quelle di sbarre metalliche e filo spinato; la maggioranza delle prigioni sono fatte di limiti e condizionamenti interiori. Ci sono alcuni che si chiudono nel carcere della pressione sociale, con le sue strette celle del “chissà cosa diranno” e delle aspettative degli altri. Altri si rinchiudono nel carcere della concupiscenza, con la sua catena triplice di lussuria, avarizia e superbia. Ci sono anche quelli che si rinchiudono negli oscuri sotterranei della negatività, del rancore, dell’amarezza, delle loro paure e complessi. E forse la maggioranza vive nell’immenso carcere della monotonia, del disincanto per la vita e della routine senza senso.


Decifrare e discernere i sentimenti permette di riconoscere in quale di queste segregazioni siamo finiti e ci aiuta anche a scoprire l’autenticità o la falsità di quegli stessi sentimenti, soprattutto quando sono negativi.


Lo sanno bene gli psicologi: la maggioranza dei nostri sentimenti negativi sono infondati; si basano su una visione distorta della realtà, della verità sugli altri, sulle circostanze e su noi stessi. Perché la realtà è che Gesù è già venuto a liberarci da tutta queste prigionie: è venuto a farci luce per uscire da qualunque oscurità; è venuto a rompere le catene dei nostri vizi e delle passioni disordinate; è venuto a riscattarci da ogni prigione che limita o ferisce la nostra vita; è venuto ad annunciarci la buona notizie della sua presenza, a risolvere ogni dubbio e ricostruire la nostra gioia.


L’anno di grazia del Signore oggi si presenta nella vita della Chiesa con un nome molto preciso: Giubileo straordinario della Misericordia. Dio ci conceda di vivere quest’anno la grazia di decifrare bene i nostri sentimenti per renderci conto che siamo schiavi e prigionieri; però anche la grazia di rieducare e correggere quegli stessi sentimenti, perché sono del tutto infondati. Mi auguro che ciascuno di voi, nell’attraversare la Porta santa, si commuova ascoltando dentro di sé, come uno prigioniero da molti anni, le parole: “Sei libero!”.


Alejandro Ortega Trillo è sacerdote legionario di Cristo, laureato in filosofia, dottorato in materie umanistiche, conferenziere e scrittore.


È autore dei libri “Vizi e virtù” e Guerra nell’alcova”.


Attualmente vive a Roma.


aortega@legionaries.org


www.aortega.org




FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-01-22


 
 


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