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Ceneri
ITALIA | ATTUALITA | ARTICOLI DI OPINIONE

cenere

La Porta Santa della cattedrale di Hermosillo, in Messico ha preso fuoco. L’ho letto sul giornale, mentre mi trovavo proprio lì, per una serie di conferenze. Nella cenere, i pompieri hanno trovato i resti del logo del Giubileo Straordinario della Misericordia: l’immagine di Gesù, Buon Samaritano, che porta sulle spalle l’uomo che simboleggia l’umanità ferita.


Sono in corso le indagini per scoprire le cause dell’incendio. Non si esclude la possibilità che si sia trattato di un incendio doloso, anzi sembra la pista più probabile. Qualcuno le ha dato fuoco. Però, chi e perché avrà voluto bruciare una Porta Santa? Non sarà forse che anche il diavolo sta bruciando di rabbia nel vedere che milioni di persone, in tutto il mondo, attraversano le migliaia di porte che la Misericordia divina ha voluto aprire durante quest’anno giubilare e guadagnano l’indulgenza?


In ogni caso, l’amore non si consuma mai, per quanti tentativi di dargli fuoco si facciano. Alcuni cercano di bruciarlo diffondendo l’idea che l’amore non sia altro che un sentimento, egoista e fugace. Altri lo sfruttano, come una mercanzia, come scusa per incentivare le loro vendite. Altri lo mettono nei forni della passione erotica, del sesso sfrenato, della carne. Altri gli danno fuoco per invidia, perché non sopportano che altri si amino. Altri, seminano mine di discordia e sospetto, poi le fanno esplodere con pettegolezzi e calunnie. Altri, infine, fabbricano bombe di odio, di rancore, di vendetta inestinguibile.


Però, perfino le ceneri rimangono a testimoniare quello che resiste, che sopravvive a qualunque incendio. Le ceneri non possono essere altro che ceneri. Eppure l’amore ha bisogno, a volte, di arrivare fino a quel punto, per spogliarsi di elementi esterni e rimanere con l’essenziale. Infatti, la Chiesa utilizza le ceneri ogni anno come un invito alla riconciliazione con Dio e con il prossimo. Essa confida che dalle ceneri può rinascere un amore più puro, più semplice, più sincero e più umile.


Già nell’antichità le ceneri parlavano di dolore e pentimento. Il Re Davide, quando il figlio che aveva avuto da Betsabea, moglie di Uria, si ammalò gravemente, si mise a sedere sulle ceneri per invocare il perdono di Dio e supplicare la guarigione di suo figlio. Altri personaggi della Bibbia e popoli interi, come gli abitanti di Ninive, si vestirono di sacco e si misero cenere sulla testa per esprimere il loro atteggiamento di pentimento e penitenza.


Quando ero in noviziato, la parete del seminario era adiacente a un’estesa pianura di campi coltivati. Eravamo nel mezzo della Castilla, in Spagna. Tutti gli anni, dopo la raccolta, i campi venivano incendiati. Dal verde della primavera e il dorato dell’estate, diventavano neri in autunno. Però quei campi calcinati non erano campi di morte. Si preparavano soltanto a una nuova raccolta. Bisognava bruciare le stoppie del raccolto precedente perché i nuovi semi trovassero un terreno fertile e il sole potesse illuminare e riscaldare di nuovo la terra fino a farla germinare.


Voglia Dio che questa Quaresima che abbiamo iniziato da qualche giorno con l’imposizione delle ceneri, sia un segno efficace che siamo disposti a bruciare le stoppie della nostra anima e lasciarla pronta a ricevere i semi che Dio sta già lanciando a mani piene. Soprattutto in questo anno giubilare della Misericordia, le cui porte, sebbene siano bruciate, rimangono e rimarranno aperte, perché la Misericordia divina è fuoco e come tale, non brucia mai.


Alejandro Ortega Trillo è sacerdote legionario di Cristo, laureato in filosofia, dottorato in materie umanistiche, conferenziere e scrittore.


È autore dei libri “Vizi e virtù” e Guerra nell’alcova”.


Attualmente vive a Roma.


aortega@legionaries.org


www.aortega.org




FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-02-12


 
 


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