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La lingua materna dell’Europa è il cristianesimo
ITALIA | ATTUALITA | NOTIZIE
L’Università Europea di Roma conclude il decennale della sua fondazione nel segno di San Benedetto. L’inaugurazione dell’Anno Accademico 2015-16, affidata al cardinale Ravasi

L’Università Europea di Roma ha concluso il suo decimo anno di attività all’insegna di quella che, sin dagli esordi, è la sua missione: riscoprire le radici cristiane attraverso una rinnovata formazione umanista.


In una cerimonia durata un paio d’ore, gli interventi accademici si sono alternati ad esibizioni del coro della cappellania universitaria, che ha debuttato con l’inno nazionale Fratelli d’Italia. La lectio magistralis, quest’anno è stata tenuta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, sul tema L’Europa e la sfida dell’integrazione: cultura, conoscenza e solidarietà.


Il magnifico rettore, padre Luca Gallizia, L.C., ha spiegato come il motto benedettino “Ora et labora”, sintetizzi anche lo spirito della sua comunità accademica.


Sia il beato Paolo VI (che nel 1964, l’aveva proclamato patrono d’Europa) che San Giovanni Paolo II, si erano soffermati con particolare attenzione sull’attualità di San Benedetto da Norcia che, negli decenni immediatamente successivi al crollo dell’Impero Romano d’Occidente aveva posto le basi per la costruzione di una nuova civiltà, per l’appunto, cristiana.


La fuga mundi del patrono d’Europa, nei suoi tre anni di preghiera a Subiaco, non fu “segno di rassegnazione o disimpegno” ma un modo per gettare “un seme destinato a portare abbondante frutto”.


Ne scaturì una “fondamentale ispirazione per l’università e le sue scelte: non lasciarsi scoraggiare dalla pura utilità”. Un messaggio più che mai attuale in tempi segnati dal “calo degli immatricolati”, dalla “riduzione della spesa pubblica nel campo della cultura”, dalle “difficili condizioni di inserimento dei laureati nel mondo del lavoro”.


L’Università Europea, in tal senso, ha saputo rispondere alla crisi, proponendo un allargamento della sua offerta didattica, in primo luogo, con l’apertura del nuovo corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria.


Il rettore ha concluso con parole di ringraziamento per tutto il corpo docente – a partire dal coordinatore accademico Alberto Gambino e dai coordinatori dei sette corsi di laurea – il settore amministrativo e gli studenti. “Siamo tutti al vostro servizio e l’esigenza che a volte sperimentate vuole essere un segno di questo spirito che guarda a voi e al vostro futuro con grande aspettativa e fiducia”, ha detto padre Gallizia.


Da parte sua, nella lectio magistralis, il cardinale Ravasi ha ricordato che il vecchio continente ha assunto tale nome, grazie a papa Niccolò V (Tommaso Parentucelli), che mutuò un termine attinto alla mitologia greca, subito dopo il crollo di Costantinopoli, nel 1453.


Erede, come è noto, delle grandi civiltà e culture greca e romana, l’Europa è stata riconosciuta cristiana anche dagli intellettuali più avversi al cristianesimo, a partire da Nietzsche, che in una sua opera minore, Aurora (1981), scriveva: “Tra ciò che noi proviamo alla lettura di Pindaro o di Petrarca e alla lettura dei Salmi, c’è la stessa differenza tra la terra straniera e la patria”. Il filosofo dell’Anticristo e del Superuomo, quindi, considerava la Bibbia, come la sua “patria nativa”, nonostante la sua ammirazione per i classici antichi e moderni.


Il porporato ha anche citato un’affermazione di Marc Chagall (1887-1985), secondo il quale “per secoli e secoli i pittori hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che era la Bibbia”. Un altro grande che ebbe un rapporto sofferto con la cristianità fu Goethe, che non ebbe esitazione a scrivere: “La lingua materna dell’Europa è il cristianesimo”.


Per evitare che l’Europa “si disperda e si dissolva, un po’ come accade ai mosaici, quando si staccano le tessere che li compongono e diventano alla fine solo mucchi confusi di colore”, Ravasi ha rivolto un “quadruplice appello”:



  • Contro la “smemoratezza, ossia contro la dimenticanza del proprio passato”. Non deve, cioè, svuotarsi “l’anima della nostra civiltà, come purtroppo sta accadendo oggi”. Le nostre cattedrali, come scriveva il poeta tedesco Wilhelm Wills, sono diventate soltanto “vuoti gusci di chiocciola”, percorsi solo da “distratti sciami di visitatori, privi di cuore, di vita, di canti, di voci, di fede”. Da parte sua, nel 1950, Martin Heidegger scrisse: “Il tempo della notte del mondo è il tempo della povertà, perché il mondo diventa sempre più povero. È già diventato tanto povero da non poter riconoscere la mancanza di Dio come mancanza”.

  • Contro “bruttura e bruttezza”, due termini non esattamente sinonimi – il primo è una categoria di tipo etico, il secondo di tipo estetico – ma strettamente legati. “Perciò dobbiamo tornare a rivalutare fortemente la bellezza, dobbiamo far risaltare di nuovo e far conoscere nell’educazione scolastica e accademica lo splendore del bello e il senso dei valori morali”, ha puntualizzato il cardinale.

  • Contro ogni “estremismo spirituale e culturale” e per il dialogo, nel senso etimologico del termine (diálogos, ovvero condivisione della comunicazione). Ciò significa eliminare “ogni fondamentalismo, esclusivismo o integralismo gretto che rifiuta l’altro, l’accoglienza, la conoscenza e la molteplicità”; al tempo stesso, non bisogna “rinunciare a noi stessi” e alla “nostra identità”, pur riconoscendo “la grandezza dell’altro”.

  • “Per la solidarietà, la giustizia e l’amore”. In tal senso, il capodicastero ha citato Thomas S. Eliot: “Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero, e tuttavia, tutto quello che dice e fa scaturisce dalla cultura cristiana di cui è inesorabilmente erede. Senza il cristianesimo non ci sarebbe stato neppure un Voltaire o un Nietzsche. Se il cristianesimo dalla nostra Europa se ne va, se ne va tutta la nostra cultura, se ne va il nostro stesso volto”.


Alla sfida dell’integrazione in rapporto all’identità europea, ha accennato anche il professor Umberto Roberto, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione Primaria.


Di fronte agli impressionanti flussi migratori di oggi, l’Europa sta correndo ai ripari, “alzando il livello della sorveglianza e limitando il flusso ai confini”. Tuttavia la storia antica ci insegna che la decadenza dell’Impero Romano e il declino della pax romana furono dovuti non tanto alle “frontiere violate”, quanto alla “mancanza di uomini onesti e capaci”.


La nascita del monachesimo e, con esso, della civiltà cristiana contribuì, quindi, alla rinascita di una cultura aperta e, al tempo stesso, dall’identità solida. “Con questi principi, e con la memoria della nostra storia, occorre impegnarci per recuperare alla coscienza della nostra Europa uno dei segni più profondi e generosi della sua identità”, ha quindi concluso il prof. Roberto.


A conclusione della cerimonia, il cardinale Ravasi è stato omaggiato di un’icona di San Benedetto, mentre gli studenti più meritevoli durante il passato anno accademico hanno ricevuto una lettera d’encomio e una medaglia del decennale dell’Università Europea. I premiati sono: Federica Ficini, Marica Reitano, Vittoro Callori di Vignale, Riccardo Jovine, Levi Gagliato, Ester D’Urso, Eleonora Panzironi, Elena De Rossi, Silvia Argentieri, Elisabetta Gaido. Samuel Dalou, Giulia Rossi.


Fonte: www.zenit.org


Link all’originale: https://goo.gl/Sqp08B







FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-02-17


 
 


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