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Missioni: un’esperienza unica, che va vissuta assolutamente.
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Clarissa e Ludovica raccontano le missioni estive in Messico con Gioventù Missionaria


Un’esperienza unica, che va vissuta assolutamente e che è difficile da spiegare. 


Sono parole di Clarissa e di Ludovica, entrambe di Firenze, che quest’estate hanno partecipato alle Missioni estive in Messico, organizzate da Gioventù Missionaria, con un gruppo di circa 30 ragazzi.


«Siamo partiti il 28 luglio un po’ spaventati» scrive Clarissa, «perché nessuno di noi aveva idea di che cosa avremmo incontrato, ma fiduciosi. I primi quattro giorni li abbiamo passati a Città del Messico, nei quali abbiamo visitato i luoghi principali, come il CRIT, uno degli ospedali appartenenti alla fondazione Teletón, che ospita e cura bambini affetti da disabilità, cancro e autismo. La loro determinazione e la loro voglia di guarire ci ha molto toccato, ma anche l’unione che l’ospedale cerca di rafforzare tra i bambini e la loro famiglia. Abbiamo visitato anche l’università Anáhuac, il centro della città, le piramidi di Teotihuacan e la basilica della Madonna di Guadalupe, dove abbiamo potuto ammirare il mantello sul quale è raffigurata l’immagine di Maria. È stato molto emozionante vedere tutti i pellegrini presenti nella basilica ai piedi dell’immagine di Maria: hanno una devozione così grande, da lasciare senza parole. 


Dopo il soggiorno a Città del Messico siamo partiti per la missione vera e propria, non prima, però, di aver salutato gli altri missionari che abbiamo conosciuto durante la visita nella capitale. Infatti noi siamo andate nel paese di Tolimán, mentre loro sono andati a Chichimequillas. Abbiamo avuto la fortuna di essere ospitate da una famiglia del paese molto generosa, con la quale abbiamo legato molto fin dal nostro arrivo, l’1 agosto.


Da subito abbiamo capito che la missione era ogni giorno una nuova scoperta. Conoscevamo persone che ci accoglievano a braccia aperte, senza minimamente conoscerci, con una gioia infinita negli occhi, semplicemente vedendo la croce che portavamo al collo. Ci hanno raccontato che ci aspettavano da molto tempo, e che il nostro arrivo lo vedevano come una specie di nuovo inizio. 


La missione si svolgeva in due momenti diversi della giornata. La mattina passavamo di casa in casa, mentre il pomeriggio ci riunivamo tutti e organizzavamo attività con il fine di creare forte complicità fra gli abitanti del paese, per aumentare il loro senso di comunità, come ci aveva chiesto il parroco Amando. 


Quando entravamo nelle case, conoscevamo ogni persona singolarmente attraverso le loro storie. Tutti erano disposti a parlare con noi, a raccontarci la loro vita, a condividere una parte di loro con noi. Il pomeriggio, allo stesso modo, ci raggiungevano nelle cappelle per ascoltarci, per parlare, per giocare, per scherzare, per riflettere con noi. Abbiamo creato un forte legame con ognuno di loro, sia bambini che adulti. Non c’erano limiti di età, tutti erano aperti, e giorno dopo giorno hanno aiutato anche noi ad aprirci con loro.


Pensando di ricevere e basta, ci hanno regalato moltissimo. Abbiamo visitato più comunità dello stesso paese, Molino, Horno de Cal e Tolimán centro. Ognuna di queste nascondeva in sé un mondo diverso e meraviglioso, che noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere. Ogni persona, con il proprio carattere, le proprie idee e la propria storia, ha lasciato in noi qualcosa di magico. 


Quando siamo arrivati a fine missione, si vedeva sui nostri volti la malinconia nel lasciare quel posto. Purtroppo, però era arrivato il momento di salutarci, e così siamo tornati a Città del Messico. Una volta lì siamo tornati alla basilica di Guadalupe, dove abbiamo partecipato alla nostra ultima messa tutti insieme, anche con gli altri missionari. La sera ci siamo ritrovati per la cena di saluto, durante la quale ognuno di noi ha parlato della propria esperienza. È stato meraviglioso ascoltare che tutti erano stati incredibilmente colpiti dalla missione e come avevamo imparato a confrontarci e a raccontarci apertamente». 


I giovani sono stati accompagnati in missione dalle Consacrate del Regnum Christi, Bonnie e Cristina e dai Legionari di Cristo, p. Francisco, p. Arturo, p. Luis Felipe, fr. Bernardo e fr. Francesco.


«È difficile spiegare a parole cosa veramente è stato per me il Messico» scrive Ludovica.


«Si sono verificati tanti momenti sensazionali e irripetibili che mai dimenticherò. Si sono create delle amicizie forti e grandiose, che spero di conservare nel tempo; penso di essere cambiata interiormente, ho ricevuto tanto e spero anche  di aver dato tanto. 


Ogni sforzo che facevo si ripagava con un sorriso o un abbraccio, quei sorrisi.... Non li scorderò mai. Mi hanno colpita molte testimonianze, ad alcune mi sono sentita più o meno vicina. È bello poter confortare ed aiutare le persone con così poco, poter dirgli quanto sono stati forti e esemplari tanto che, non accorgendosene, ci insegnano tanto. Sono delle lezioni di vita che ti segnano tanto, e che ti spingono a fare di più. Non mi scorderò mai la testimonianza di Sandra, una ex alcolizzata che non è mai riuscita a dire a sua madre quanto la amasse per via del suo problema; non mi scorderò mai nemmeno di Olimpia e Domitilla, madre e figlia, con tanti problemi di ogni tipo, fisici, economici, ma quando ti raccontano la loro storia non smettono mai di sorridere perché, secondo loro, se Dio è presente, a loro non manca nulla.


Ascoltando parole come queste, è difficile riuscire a non pensare a quanto fino ad ora ho vissuto in maniera egoista e irriconoscente verso quello che ho e quello che ogni giorno ricevo. Non ringrazierò mai abbastanza padre Francisco, che mi ha dato l´opportunità di fare questa bellissima esperienza e le Consacrate, che mi hanno permesso di viverla al meglio giorno dopo giorno.


Consiglio a tutti i giovani di andare in missione, di provare queste sensazioni perché sono uniche nelle vita, e mi riprometto di tornare in un futuro non lontano».


INFO: www.gfmissionaria.it





FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-09-02


 
 

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