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Card. Müller: “Lasciamoci guidare da Maria per trasmettere la misericordia”
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Il prefetto della Congregazione per Dottrina della Fede inaugura l’Anno Accademico all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

APRA Inaugurazione Anno Accademico 2016-17 con il card Muller

L’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) ha tagliato stamattina il traguardo del suo XXIV anno accademico. Alla solenne inaugurazione hanno preso parte, tra gli altri, padre Eduardo Robles Gil, Direttore generale dei Legionari di Cristo e gran cancelliere dell’Ateneo, e il cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha tenuto la lectio magistralis.


Padre Pedro Barrajón, già rettore dell’APRA e attuale rettore dell’Università Europea di Roma, ha manifestato ringraziamento a Dio “per averci affidato questo delicato compito”, chiedendo l’intercessione alla Vergine Maria “affinché ci guidi lungo la strada della nostra missione a servizio dei nostri fratelli e per la gloria di Dio”.


Da parte sua, l’attuale rettore, padre Jesús Villagrasa, ha ribadito quale sia la missione del suo ateneo: “formare apostoli, leader cristiani, al servizio della società e a promuovere lo studio e la ricerca” ma anche favorire “la valorizzazione della conoscenza e cercando un contributo concreto allo sviluppo spirituale, economico, sociale e culturale della società”.


Nella lectio magistralis, il cardinale Müller ha disquisito su Vivere l’anno della Misericordia con Maria. È stato lo stesso papa Francesco – ha ricordato il cardinale – a sottolineare il ruolo di Maria in questo Giubileo, a partire dalla bolla di indizione Misericordiae Vultus.


Vi sono, ha aggiunto il porporato, alcuni “grandi testi” magisteriali che hanno aperto la strada a una nitida concezione di Maria come “madre di Misericordia”, il primo dei quali è la costituzione dogmatica Lumen gentium, in cui i padri conciliari illustrano “da una parte, la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico, dall’altra i doveri degli uomini, e i doveri dei credenti in primo luogo” (n° 54).


La presenza di Maria nell’Anno della Misericordia, implica in primo luogo “volgerci spesso a lei con il pensiero e la preghiera per entrare nel movimento della salvezza”, anche perché “la misericordia divina irrompe manifestamente in Maria e grazie a Maria”.


È fondamentale, inoltre, “risalire – col pensiero – alla sua Immacolata Concezione”, nella cui solennità, lo scorso 8 dicembre, non a caso, il Papa ha voluto inaugurare il Giubileo straordinario.


“Maria, senza meriti da parte sua, è stata, per pura grazia, riscattata da suo Figlio sin dall’eternità”: un “privilegio unico”, nell’ambito di una scelta che “ci riguarda tutti, poiché Dio, nella sua eternità, ha chiamato noi tutti all’esistenza, ma solo in Maria l’effetto di tale scelta è stato totale”.


La libera adesione di Maria alla volontà di Dio ci fornisce quindi un parametro per vivere l’anno della misericordia: “prima ancora di qualsiasi azione misericordiosa, ci viene chiesto di pensare a questa potenza infinita di Dio creatore che fa della sua creatura un essere capace di risponderGli, persino di risponderGli perfettamente, infinitamente”, ha spiegato il cardinale Müller.


C’è un altro risvolto significativo del legame tra la Madre di Dio e l’anno della misericordia ed è nel Magnificat, in cui vediamo come Maria riconosce e dichiara “al mondo intero” come l’Onnipotente abbia fatto “in lei grandi cose, poiché si è ricordato della sua misericordia”.


Nell’originale latino, «recordatus misericordiae suae», ha osservato Müller, vi sono due parole che contengono la parola “cor”: “Il cuore di Dio ha voluto fare misericordia a Maria e Dio si è ricordato di questa misericordia durante tutta la vita di Maria: la misericordia divina, afferma Maria nel Magnificat, è ciò di cui Dio si ricorda”.


Di seguito, il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ha menzionato una tradizione portata avanti dai pontefici dell’ultimo secolo: all’anno santo del 1950, Pio XII fece seguire un anno mariano del 1954, mentre San Giovanni Paolo II indisse anch’egli un anno mariano nel 1987, quattro anni dopo il giubileo della redenzione (1983) e un anno del Rosario (2002-2003), dopo il Grande Giubileo (2000). Si tratta, come spiegò lo stesso Giovanni Paolo II, di un modo per implorare “da Lei l’aiuto per far fruttificare le grazie ricevute”. Di conseguenza, “vivere l’anno della misericordia significa, al contempo, vivere un anno mariano”.


È tuttavia soprattutto nei “misteri dolorosi della vita di Cristo” che “si rivela in modo più eloquente la profondità della misericordia di Maria che si associa alle sofferenze del Figlio suo”, facendone la Mater misericordiae, invocata nel Salve Regina.


Un celebre convertito come Charles Peguy arrivò ad affermare che “in tutta la liturgia, c’è una sola preghiera che il peccatore può recitare in piena verità: è l’Ave Maria”, in cui supplichiamo la madre di Dio di pregare “per noi peccatori”. Anche per questo, “portare a compimento questo anno con lei è, in fondo, la cosa più naturale e utile che si possa fare”.


Anche San Tommaso d’Aquino pregava la Vergine Maria: “soccorrimi con la tua grande bontà e misericordia”.


Attraverso la meditazione dei misteri del Rosario, ha affermato il cardinale, sarà possibile comprendere “come si manifesta la misericordia divina nella vita della Vergine”.


È importante, però, soprattutto, “lasciarsi guidare da Maria per trasmettere gli effetti della misericordia di cui siamo quotidianamente oggetto”. La stessa parola “misericordia” evoca “un atteggiamento di tenerezza come quello di una madre nei confronti del figlio. Infatti – sottolineato Giovanni Paolo II nella Dives in Misericordia – il termine ebraico usato dalla Bibbia fa pensare alle viscere o anche al grembo materno”.


Suggerendo così l’immagine di “un Dio che si commuove e si intenerisce per noi come una madre quando prende in braccio il suo bambino, desiderosa solo di amare, proteggere, aiutare, pronta a donare tutto, anche sé stessa”: un amore, in senso buono, “viscerale”.


(fonte: www.zenit.org)



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FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-10-04


 
 

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