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Solennità di Cristo Re
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Lettera del Direttore generale

cristo rey

20 novembre 2016


Ai membri del Regnum Christi


Carissimi in Cristo,


Oggi, solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, festa titolare del Regnum Christi, il Santo Padre chiuderà il Giubileo della Misericordia. È stato un anno straordinario in cui tutta la Chiesa ha beneficiato delle grazie e delle indulgenze che Cristo ci ha regalato con la sua obbedienza fino alla morte in Croce.


Anche nel Regnum Christi abbiamo beneficiato dei doni della misericordia divina. Due settimane fa alcuni superiori legionari si sono riuniti a Roma per un corso di formazione permanente. Alcuni giorni prima, il Comitato direttivo generale del Movimento ha visitato il territorio della Spagna e, nel territorio dell’Europa occidentale e centrale, Francia e Germania. È una grande consolazione sentire che, in tutti i paesi, la misericordia divina ha realizzato, in questo Anno Santo, veri miracoli: alcuni visibili e altri, i più belli, che avvengono nell’intimo dei cuori e che manifestano che il Regno di Cristo è dentro di noi e che sta acquistando forza.


Nella messa della solennità di Cristo Re, la Chiesa ci invita a contemplare il brano in cui Gesù Cristo crocifisso dialoga con il cosiddetto “buon ladrone” (Lc 23, 35-43). Questa conversazione ha anche un significato più ampio, che a che vedere con la capacità di Gesù di salvare le persone in concreto e l’umanità in generale. La folla lì presente gli dice: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso». I soldati lo sfidano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».


E infine uno dei malfattori, contagiato, gli dice: «Salva te stesso e anche noi!». Può salvarci Gesù Cristo? Può redimerci Gesù? Qual è la salvezza che vuole darci?


In questo contesto, ci colpisce la fede di Disma – come la tradizione lo ha battezzato – che, consapevole delle sue colpe e dei peccati per cui ha meritato il supplizio, chiede con semplicità solo un ricordo del Cuore di Cristo: «Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». La risposta arriva, Gesù agisce e gli basta quel minimo gesto, quel minimo desiderio di cambiare vita, di convertirci con sincerità, per aprire le porte del suo amore, del suo perdono e della sua misericordia: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».


Gesù Cristo ha in mano il potere di salvarsi, di dare la sua vita e di riprendersela, di tornare al Padre con la stessa gloria che aveva prima della creazione del mondo. Come un buon pastore che dà la vita per i suoi amici, Cristo è la porta del cielo e ha il potere di portarci con Lui: «Oggi sarai con me nel paradiso». La salvezza eterna è l’atto supremo della misericordia di Dio con chiunque di noi. Lo dice Disma: «Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni». Però Dio, che è misericordia, ci dà in cambio il cielo se lo cerchiamo e glielo chiediamo.


Ci fa tanto bene contemplare le parabole della misericordia (Cfr. Lc 15). Lì scopriamo l’affetto di un Padre che accoglie il suo figlio perduto, un pastore che non ha paura di passare in mezzo ai rovi per riscattare la pecora smarrita, una donna che non si rassegna ad aver perduto una moneta di poco valore. E ci contagia la gioia che il Cuore di Dio sperimenta quando una persona, indipendentemente dal suo passato, si apre alla riconciliazione, al perdono, a una vita nuova.


Il buon ladrone ha saputo avvicinarsi con fiducia al trono della grazia, che è la croce e ha ricevuto da Gesù Cristo la promessa di vivere per sempre con Lui nel paradiso. Gesù offre il regno a ciascun peccatore che crede davvero che Dio non si stanchi di perdonare ma che, al contrario, gioisca nel vederci sollevati, in piedi con una vita rinnovata.


In questo anno giubilare abbiamo avuto l’opportunità di fare l’esperienza della gratuità e della facilità con cui possiamo beneficiare di questa misericordia inesauribile e anche di scoprire come la vita divina si fortifichi in noi quando ci avviciniamo con fede alla sua Parola e ai sacramenti, soprattutto alla riconciliazione e all’eucaristia.


Gesù Cristo sulla croce accoglie con generosità il buon ladrone e tutti coloro che, come lui, si riconoscono peccatori. Tutti siamo chiamati a partecipare al suo regno. Il crocifisso regna coronato di spine e ha il cuore e le braccia aperte per insegnarci come dobbiamo accogliere anche coloro che ci hanno fatto soffrire, ci trattano ingiustamente o ci risultano molesti. Disma ha ricevuto il dono della misericordia alla fine della sua vita, noi lo riceviamo continuamente. Lui non ha avuto nel corso della vita, l’opportunità di essere misericordioso. Noi abbiamo davanti tutta la nostra vita per esserlo.


L’esperienza personale dell’amore misericordioso di Cristo Re fa sì che risuoni nel nostro cuore l’invito che è stato il motto dell’anno giubilare: «Misericordiosi come il Padre». Non possiamo tenere per noi stessi l’amore di Dio. Non possiamo nascondere la vita divina che abbiamo ricevuto nel battesimo. Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e sentito nel contatto con Cristo.


Il prefazio di Cristo Re ci descrive in modo molto bello le caratteristiche del Regno di Gesù Cristo. Si tratta di un «regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace». Questi segni manifestano la presenza misteriosa ma reale del Regno di Cristo che agisce nella storia. Gesù potrebbe aver fatto in modo che il suo regno si manifestasse in tutto il suo splendore però, nella sua misericordia, ha preferito invitarci a collaborare con Lui, affinché viviamo nella verità, difendiamo e celebriamo la vita, cerchiamo la santità, accogliamo la grazia, lavoriamo per la giustizia, irradiamo l’amore e collaboriamo con tutti gli uomini di buona volontà nella ricerca della pace.


Questo regno di Cristo è dentro di noi però siamo chiamati a irradiarlo, a prestarci completamente a Gesù Cristo perché la sua presenza viva possa far luce nell’oscurità, consolare le persone tristi e quelle malate, saziare la fame e la sete dei nostri fratelli, accogliere coloro che non hanno casa e non meno, perdonare coloro che ci hanno offeso.


Si conclude l’anno della misericordia, però non finiscono le espressioni della misericordia che il Cuore di Cristo si aspetta da noi. Vuole soprattutto, che siamo suoi collaboratori e strumenti del suo amore. Ci invita a essere presenza di Cristo misericordioso per i nostri fratelli in tutto quello che facciamo.


Penso che andare spiritualmente sul Calvario e pregare con Gesù il Padre Nostro ci possa fare molto bene. Le preghiere acquistano importanza. Ci indica che cos’è vivere il suo regno in questo mondo e gli chiediamo che venga il suo regno nella nostra vita, che ci dia la forza per essere suoi apostoli e fare la sua volontà, che ci liberi da tutti i mali e dalle tentazioni, che ci aiuti a saper perdonare.


Cari membri del Regnum Christi rendiamo grazie di cuore a Cristo Re per tutte le grazie che ci ha concesso in questo anno di misericordia. Chiedo a Dio che tutti, avendo vissuto tante facili opportunità di beneficiare della sua misericordia, abbiamo la profonda convinzione che Dio è un padre misericordioso e che, sebbene siamo peccatori bisognosi, siamo anche chiamati a rendere presente il suo regno essendo misericordiosi come il Padre.


Vi assicuro la mia preghiera per voi, in particolare nella solennità di Cristo Re.


Vostro fratello in Cristo e nel Movimento,


P. Eduardo Robles Gil, L.C.


N.B.


Per favore, continuate a pregare per i 36 diaconi che saranno ordinati sacerdoti il prossimo 10 dicembre a Roma, perché siano segni veri e strumenti della misericordia divina per le persone che incontreranno sul loro cammino.





FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-11-20


 
 


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