Salmo 150 - Ogni vivente dia lode al Signore
Lodi della
domenica della 4a settimana (Lettura: Sal 150, 1-5)
1. Risuona per
la seconda volta nella Liturgia delle Lodi il Salmo 150,
che abbiamo appena proclamato: un inno festoso, un alleluia ritmato
dalla musica. Esso è l’ideale sigillo dell’intero Salterio, il libro
della lode, del canto, della liturgia d’Israele.
Il testo è di
una mirabile semplicità e trasparenza. Dobbiamo solo lasciarci attirare dall’insistente
appello a lodare il Signore: «Lodate il Signore … lodatelo…
lodatelo!». In apertura Dio è presentato in due aspetti fondamentali
del suo mistero. Egli è senz’altro trascendente, misterioso, distinto dal
nostro orizzonte: sua dimora regale è il «santuario» celeste, il
«firmamento della sua potenza», simile ad una fortezza inaccessibile all’uomo.
Eppure Egli è vicino a noi: è presente nel «santuario»
di Sion e agisce nella storia attraverso i suoi «prodigi»
che rivelano e rendono sperimentabile «la sua immensa grandezza» (cfr
vv. 1-2).
2. Tra terra e cielo si stabilisce, dunque, quasi
un canale di comunicazione in cui si incontrano l’azione del
Signore e il canto di lode dei fedeli. La Liturgia
unisce i due santuari, il tempio terreno e il cielo
infinito, Dio e l’uomo, il tempo e l’eternità.
Durante la preghiera
noi compiamo una sorta di ascesa verso la luce divina
e insieme sperimentiamo una discesa di Dio che si adatta
al nostro limite per ascoltarci e parlarci, per incontrarci e
salvarci. Il Salmista ci spinge subito verso un sussidio da
adottare durante questo incontro orante: il ricorso agli strumenti musicali
dell’orchestra del tempio di Gerusalemme, come la tromba, l’arpa, la
cetra, i timpani, i flauti, i cembali. Anche il muoversi
in corteo faceva parte del rituale gerosolimitano (cfr Sal 117,27).
Il medesimo appello echeggia nel Salmo 46,8: «Cantate inni con
arte!».
3. È, dunque, necessario scoprire e vivere costantemente la bellezza
della preghiera e della liturgia. Bisogna pregare Dio non solo
con formule teologicamente esatte, ma anche in modo bello e
dignitoso.
A questo proposito, la comunità cristiana deve fare un esame
di coscienza perché ritorni sempre più nella liturgia la bellezza
della musica e del canto. Occorre purificare il culto da
sbavature di stile, da forme trasandate di espressione, da musiche
e testi sciatti, e poco consoni alla grandezza dell’atto che
si celebra.
È significativo, a tale proposito, il richiamo della Lettera
agli Efesini ad evitare intemperanze e sguaiatezze per lasciare spazio
alla purezza dell’inneggiare liturgico: «Non ubriacatevi di vino, il quale
porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a
vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al
Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per
ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro
Gesù Cristo» (5,18-20).
4. Il Salmista termina invitando alla lode «ogni
vivente» (cfr Sal 150,5), letteralmente «ogni soffio», «ogni respiro», espressione
che in ebraico designa «ogni essere che respira», specialmente «ogni
uomo vivo» (cfr Dt 20,16; Gs 10,40; 11,11.14). Nella lode
divina è, quindi, coinvolta anzitutto la creatura umana con la
sua voce e il suo cuore. Con lei vengono idealmente
convocati tutti gli esseri viventi, tutte le creature in cui
c’è un alito di vita (cfr Gn 7,22), perché levino
il loro inno di gratitudine al Creatore per il dono
dell’esistenza.
Sulla scia di questo invito universale si porrà san Francesco
con il suo suggestivo «Cantico di Frate Sole», in cui
invita a lodare e benedire il Signore per tutte le
creature, riflesso della sua bellezza e della sua bontà (cfr
Fonti Francescane, 263).
5. A questo canto devono partecipare in modo
speciale tutti i fedeli, come suggerisce la Lettera ai Colossesi:
«La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e
ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e
con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali» (3,16).
A questo riguardo,
sant’Agostino nelle sue Esposizioni sui Salmi vede simboleggiati negli strumenti
musicali i santi che lodano Dio: «Voi, santi, siete la
tromba, il salterio, la cetra, il timpano, il coro, le
corde e l’organo, e i cembali del giubilo che emettono
bei suoni, che cioè suonano armoniosamente. Voi siete tutte queste
cose. Non si pensi, ascoltando il Salmo a cose di
scarso valore, a cose transitorie, né a strumenti teatrali». In
realtà voce di canto a Dio è «ogni spirito che
loda il Signore» (Esposizioni sui Salmi, IV, Roma 1977, pp.
934-935).
La musica più alta, dunque, è quella che sale dai
nostri cuori. E proprio questa armonia Dio attende di ascoltare
nelle nostre liturgie.
Saluti:
Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana!
Saluto in particolare i fedeli di Civitella D’Agliano e di
S. Michele in Teverina, ed auspico che questo incontro contribuisca
a rinsaldare in ciascuno di voi, carissimi Fratelli e Sorelle,
l’autentica devozione a Maria, che vi apprestate a ricordare con
particolari iniziative nelle vostre parrocchie.
Saluto inoltre i fedeli di Bella
accompagnati dal Parroco e dagli Amministratori comunali.
Mi rivolgo ora ai
giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Domani ricorrerà la
memoria liturgica di san Gabriele dell’Addolorata, giovane religioso passionista.
Cari ragazzi
e ragazze che vedo così numerosi quest’oggi, dal suo fulgido
esempio traete il coraggio di essere fedeli discepoli di Cristo.
Nel salutare in modo particolare voi giovani del Decanato di
Varese, dell’Eparchia di Piana degli Albanesi e della Diocesi di
Oppido Mamertina-Palmi, vi invito tutti ad imitare Gesù e a
seguirlo senza compromessi nei vari ambienti nei quali vivete. Esorto
poi voi, cari malati, ad affrontare ogni prova con spirito
di fede e di speranza evangelica. Auguro infine a voi,
cari sposi novelli, di attingere sempre dal mistero della Croce,
come san Gabriele, l’amore divino che consacra la vostra unione.
2003
© Legion of Christ
2003 © Regnum Christi