Di P. Miguel Cavallé
Puig, L.C.
Consapevole della centralità dell’amore verso il prossimo più bisognoso nella vita
di un cristiano, specialmente di un sacerdote, ho intrapreso questa
estate la quarta missione umanitaria in India. Il mio periodo
di permanenza in questo Stato dell’Asia meridionale è durato trentaquattro
giorni. Unitamente ad altri quindici volontari di V.I.D.A., in gran parte provenienti
dall’Italia e dalla Spagna, ho toccato i punti più dimenticati
di una terra in cui davvero è possibile incontrare Dio
e stravolgere radicalmente la propria vita. È impensabile per me non esternare una
simile esperienza perché è mio desiderio dare, attraverso di essa,
una voce a chi vive, nell’indifferenza totale di gran parte
dell’umanità, una vita piena di sofferenze, di difficoltà e di
limiti apparentemente insormontabili.
La missione è iniziata a New
Delhi. Nella capitale indiana ho incontrato diverse istituzioni e
persone tra cui l´arcivescovo, Mons. Vincent Concessao. L’incontro
si è svolto all’insegna della massima cordialità. Ho parlato della
nostra V.I.D.A. onlus e ho concordato con lui di collaborare
insieme alla realizzazione di alcuni progetti sociali in favore dei
più poveri della capitale. A New Delhi ho fatto anche
una riunione con degli avvocati per studiare il riconoscimento giuridico
più conveniente per V.I.D.A. in questa nazione. Sono stato ricevuto
dal Nunzio Apostolico della Santa Sede in India,
il vescovo Mons. Salvatore Pennacchio, che mi ha ascoltato con
grande interesse e mi ha invitato a proseguire con entusiasmo
la missione. Da Delhi, ho preso l’aereo per raggiungere Indore,
nello Stato indiano di Madhya Pradesh, dove ho visitato la
St. Vincent Pallotti School. Si tratta di una
scuola privata cattolica ubicata in un quartiere povero della città,
fondata nel 2004, che accoglie centinaia di bambini di tutte
le religioni. Ho firmato, in nome e per conto di
V.I.D.A, una partnership per assicurare ai più poveri l´acceso all´istruzione.
Alla scuola abbiamo donato quest’anno dieci borse di studio, con
la speranza di raddoppiarle durante il 2013. Rientrato a New
Delhi, ho visitato il centro di accoglienza di bambini e
di anziani abbandonati chiamato Antyodaya Niketan così come
il nuovo ambulatorio medico dei Compassionates Missionaries. A
questo centro abbiamo donato un’ambulanza e consegnato i
contributi necessari per la formazione di tre futuri dirigenti di
queste istituzioni.
Lasciata New Delhi, mi sono diretto a Calcutta e là
sono rimasto per circa venti giorni, tra i più poveri
della città. Uno dei luoghi dove abbiamo svolto il nostro
servizio si chiama “Nirmal
Niketan”. V.I.D.A. finanzia interamente la gestione di questo centro che
accoglie bambini disabili abbandonati o che appartengono a famiglie molto
povere. Questa istituzione si trova alla periferia di Calcutta, nella
zona chiamata Kabardanga, un luogo davvero povero e
degradato. I volontari di V.I.D.A. si sono occupati quotidianamente, per
un’ora e mezza circa, dei bambini ospiti del centro, con
giochi, canzoni, balli. Nonostante le tante difficoltà, i bambini hanno
vissuto momenti di serenità e di felicità.
Un’altra tappa fondamentale della mission si è svolta al “New Life and New Hope” e al “Nalanda
Vidya Peeth”. In queste case vivono circa trecento bambini e
bambine di strada, molti dei quali provenienti dal quartiere della
prostituzione di Calcutta, che vivono in estrema povertà e in
difficili condizioni psichiche. I volontari di V.I.D.A. hanno dato loro
lezioni d’italiano e di spagnolo e organizzato attività sportive per
sostenere il progetto formativo avviato dai Missionaries of
the Word. Si calcola che nella sola Calcutta circa 100.000
bambini vivano per strada in condizioni disumane. Che siano insieme
alla loro famiglia, che siano orfani o abbandonati, ogni giorno
questi piccoli figli di Dio conducono un’estenuante lotta per sopravvivere
all’estrema povertà che li attanaglia. Come tanti altri poveri di
Calcutta, passano la notte all’aperto, vanno a raccogliere i rifiuti
per guadagnare qualcosa o fanno lavori in cui sono sfruttati.
Non gli viene riconosciuto alcun diritto; sono trattati come relitti
umani, soffrono di mancanza di nutrizione e spesso si ammalano
e muoiono perché nessuno garantisce loro le più elementari cure
mediche. Senza un’istruzione scolastica il loro futuro è senza speranza.
Per
un paio di giorni, poi, mi sono impegnato a consegnare
le donazioni di V.I.D.A. ad alcuni centri fondati da Madre
Teresa a Calcutta. In questi posti, negli ultimi anni, i
volontari della nostra associazione hanno svolto il loro servizio. Si
tratta di Kalighat (per i moribondi abbandonati), di Daya Dan (per bambini disabili),
di Prem Dan (per anziane malate), di Nabo Jibon (per anziani disabili e abbandonati)
e Ganhiji Prem Nivas (per i lebbrosi). Infine
vorrei parlare del centro delle Missionarie della Carità a Baruipur, collocato in una municipalità a quaranta chilometri di
Calcutta. Tutte le mattine ho offerto il mio servizio, insieme
ad altri volontari, a un centinaio di uomini e donne
vittime di diversi tipi di malattie: tubercolosi, malaria, cancro e
deficienze mentali e motorie. È stato un impegno, e allo
stesso tempo un onore, accudirli e lavarli, aiutarli in lavanderia
e in cucina e servire loro il pranzo. Anche loro
hanno ricevuto la nostra donazione. È stato un grande onore
per me e per questo gruppo essere di aiuto alle
suore nella gestione generale del centro. Che meraviglioso esempio
danno queste sorelle, sempre sorridenti, sempre pronte a sacrificarsi per
il prossimo, innamorate di Cristo e della Chiesa. Infine, nella
Mother House delle Missionarie della Carità, dove è
sepolta Madre Teresa, alcuni volontari di V.I.D.A. hanno consegnato medicinali,
vestiari vari e prodotti per l´igiene. Nelle diverse visite
che ho fatto alla tomba di Madre Teresa
ho pregato di cuore per il buon esito della missione
e per tutti i gli amici e benefattori che mi
incoraggiano ad intraprenderla.
Da lì, una parte del gruppo si
è trasferita all’estremo sud dell´India, in Kerala, nella diocesi
cattolica siro-malabar di Kanjirapally. In questa diocesi la
nostra associazione appoggia quattro opere. In primis "We Care Centre" ovvero un centro gestito da un
team che svolge i suoi interventi caritatevoli verso
i più poveri; approfittando dell’occasione ho distribuito personalmente degli aiuti
economici a una ventina di famiglie povere con figli che
soffrono gravi disabilità. Poi ho visitato un secondo centro, “Bethleem”, nel quale V.I.D.A. sta sostenendo la costruzione di
un edificio che diventerà dormitorio per le bambine orfane della
zona. Infine sono stato in una casa che accoglie più
di cento donne anziane, malate e abbandonate e un’istituzione per
bambini malati dalla suddetta diocesi cattolica. Di questa parte dell’India
conservo ricordi emozionanti. Il primo è legato alla mia visita della tomba di Sant´Alfonsa, che è la prima e unica persona nata in India canonizzata,
cioè dichiarata santa dalla Chiesa quattro anni fa. Era una
monaca clarissa (morì a soli trentasei anni, il 28 luglio
1946) che seppe fare le cose ordinarie con amore straordinario;
è molto venerata tra i cattolici indiani. Il secondo si
caratterizza per la conoscenza di due cari sacerdoti cattolici molto
bravi e generosi, Padre Sebastian e Padre Matthew, che dedicano
la loro vita con immensi sacrifici a servire i poveri
e all’evangelizzazione. Il terzo ricordo, invece, coincide con la visita
al vescovo cattolico siro-malabar della diocesi di Kanjirappally Mar Mathew Arackal e a Sua Eminenza il Cardinale arcivescovo di Kochi Mar
Mathew Arackal; i due importanti prelati hanno ricevuto con affetto
la delegazione dell´ong V.I.D.A, ringraziando i suoi membri per l’ottimo
lavoro prodotto a favore dei poveri di quella zona.
Vorrei finire questa cronistoria
con un ringraziamento di cuore ai volontari di V.I.D.A. che
hanno condiviso con me questa meravigliosa esperienza, ai nostri benefattori
che ci permettono di portare tanta gioia ai più poveri
tra i poveri e a tutte le persone che in
India ci hanno regalato la gioia e la saggezza di
vivere. Ho ricevuto più di quanto abbia saputo dare.