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L’atteggiamento dei discepoli, che obbediscono alla parola
di Gesù, richiede un grande atto di fede e di
fiducia in lui. San Luca, come altri evangelisti, descrive la
scena solenne in cui Gesù sceglie i suoi discepoli per
predicare il Vangelo. Si parla di una vera e propria
chiamata. Gesù infatti “chiamò a sé” questi dodici discepoli. L’espressione
“chiamare a sé” è molto bella. Egli chiama questi dodici
uomini per stare con lui e poi per inviarli a
predicare. Il numero dodici evoca le dodici tribù del popolo
d’Israele. Questi dodici uomini rappresentano la totalità di coloro che
accetteranno il messaggio di Cristo. Gesù fonderà la Chiesa, il
nuovo Popolo di Dio su queste persone. Non sono persone
straordinarie, sono persone comuni, pescatori, lavoratori, esattori d’imposte, zeloti, persone
semplici e piene di difetti che si perdono in cose
piccole, che si interrogano su chi sia il più grande,
che hanno paura della croce, che non comprendono bene il
Maestro. Nonostante tutto, Egli li chiama a sé, per stare
con Lui. A loro dà un’autorità speciale di tipo spirituale
sugli spiriti immondi, un potere di guarigione e la specifica
missione di evangelizzare, di predicare la Buona Novella al mondo.
Questa missione è
anche nostra, oggi.
Anche noi dobbiamo andare nel mondo a predicare, a guarire,
a evangelizzare. Il recente Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione
ha messo in evidenza che questa missione è quanto mai
attuale in un mondo secolarizzato.
Ognuno vive la missione a modo suo, secondo le concrete circostanze
in cui si trova, secondo la sua professione, la sua
specifica chiamata, il suo stato di vita. Ma il comando
del Signore è chiaro e ogni cristiano lo deve sentire
in cuor suo come un invito pressante a portare l’amore
di Dio al mondo.
Gesù chiede
ai suoi discepoli di portare avanti questa missione con totale
fiducia in Dio, senza confidare nelle forze umane. Devono viaggiare
senza niente, devono imparare ad aspettarsi tutto dalla Provvidenza. Alcuni
li accoglieranno, altri invece chiuderanno loro le porte e li
insulteranno, addirittura potranno perdere le loro vite.
Anche oggi annunziare il Regno di
Cristo in un
mondo secolarizzato richiede coraggio, vincere la paura di lasciare le
nostre comodità, rompere la routine quotidiana per mettersi al servizio
del Vangelo e portare al mondo un messaggio di amore
e di pace. Soltanto una fede forte e profonda sarà
capace di forgiare generazioni di uomini e donne che vogliano
uscire da loro stessi e portare Cristo al mondo.
Molti uomini e donne aspettano la guarigione
dei corpi e dello spirito. Aspettano un inviato di Cristo.
Aspettano cuori che, come il profeta Isaia (6, 8) siano
pronti a dire: “Eccomi, manda me!”.
Dal vangelo secondo Luca 9, 1-6
Egli allora chiamò a sé
i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti
i demòni e di curare le malattie. E li mandò
ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli
infermi. Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né
bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche
per ciascuno. In qualunque casa entriate, là rimanete e di
là poi riprendete il cammino. Quanto a coloro che non
vi accolgono, nell´uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai
vostri piedi, a testimonianza contro di essi". Allora essi partirono e
giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella
e operando guarigioni.