|
|  | |
| Cristo Re dell’universo. | |
 |
Venga il tuo Regno!
12 novembre 2005
Ai membri ed
amici del Regnum Christi
Carissimi in Gesù Cristo,
Il prossimo 20 novembre
celebreremo la solennità di Gesù Cristo, Re dell’Universo. In quello
stesso giorno, a Guadalajara, Messico, saranno beatificati tredici servi di
Dio, tra i quali José Luis Sánchez del Río, un
ragazzo di 14 anni che diede la sua vita per
Cristo durante la persecuzione religiosa scoppiata in Messico negli anni
1926-29. Nostro Padre Fondatore ha sempre ammirato l´integrità e l´autenticità
cristiana di quest’adolescente, e in una lettera del 16 ottobre
2004, nominò José Luis patrono dell´ECYD, oltre ai già esistenti,
Sant’Ignazio di Antiochia e Santa Agnese, rispettivamente per i rami
maschile e femminile.
Prendendo spunto da questa coincidenza cioè della
vicinanza della festa del Regnum Christi, vorrei riflettere con voi,
alla luce della meravigliosa testimonianza dei martiri, sulla necessità d’essere
uomini e donne coerenti, autentici cristiani ed apostoli.
Gesù Cristo fu
un uomo autentico, cosciente della sua missione sulla terra e
coerente nel portarla a termine: «Mio cibo è fare la
volontà di colui che mi ha mandato e compiere la
sua opera.» (Gv 4,34). Né l´incomprensione dei suoi parenti che
lo consideravano pazzo, né la paura d’Erode, né l´opposizione degli
scribi e dei farisei, l´allontanarono dall´opera che il Padre gli
aveva affidato. Egli fu fedele fino alla morte. Per questo
poté dire alla fine della sua vita: «Padre, Io ti
ho glorificato sopra la terra, compiendo l´opera che mi hai
dato da fare.» (Cfr.Gv 17,4).
Quest’autenticità che vediamo in Cristo e
che brilla nella testimonianza dei martiri, come José Luis Sánchez
del Río, benché «sia un valore che veramente imprigiona» (lettera
di Nostro Padre Fondatore del 27 febbraio 1977), è tuttavia
un fiore esotico difficile da trovare nel mondo d’oggi. Che
grandè verità c’è sotto queste parole del Papa Paolo VI:
«Il mondo d’oggi ha più necessità di testimoni che di
parole, e se sono ascoltate le loro parole è perché
sono testimoni!» Mi domando perché l’autenticità, pur essendo tanto apprezzata
sia, tuttavia, così rara nella nostra società, perfino tra i
cristiani e le anime consacrate a Dio. Semplicemente perché, io
credo, l´autenticità esige una gran maturità umana e cristiana, una
gran coerenza, un grand’amore per la verità.
1. Che cosa
è l´autenticità cristiana?
L´autenticità è vivere (in pensieri, parole e
opere) la verità del nostro essere; verità che troviamo in
Dio, il nostro Creatore e Redentore. La ragione umana, illuminata
dalla fede, mi svela la verità oggettiva della mia identità:
sono una creatura redenta da Cristo; sono cristiano, chiamato a
essere apostolo, a vivere come Cristo dentro il Suo Corpo
mistico che è la Chiesa; ho una missione nella vita
che consiste nel servire e amare Dio attraverso il compimento
della sua santa volontà, manifestata principalmente nella legge morale naturale
e nei criteri del Vangelo. L´autenticità, in fin dei conti,
esige coscienza di quello che dobbiamo essere per volontà di
Dio e coerenza con ciò che dobbiamo essere. Questa coerenza,
lo sappiamo molto bene, esige una lotta continua verso tutto
ciò che ci allontana dal compimento fedele della volontà di
Dio.
È importante chiarire che l´autenticità non è lo stesso della
spontaneità. L’autenticità non consiste nel fatto di dire o fare
qualcosa senza intoppi o repressioni. Alcune scuole psicologiche e metodi
pedagogici promuovono l’idea che per arrivare ad essere autentici e
realizzarsi nella vita, bisogna liberarsi sistematicamente da ogni impedimento o
freno alla propria libertà (intesa, erroneamente, come capriccio o autonomia
assoluta). Il Vangelo, invece, ci dice, e la nostra esperienza
lo conferma, che compiere il proprio dovere contro ciò che
dettano i sentimenti o le circostanze, non è segno di
ipocrisia o falsità, bensì, al contrario, un segno magnifico di
coerenza.
Cari membri ed amici del Regnum Christi, io v’invito
a lasciarvi catturare dall´autenticità che brilla nella vita di Gesù
Cristo e nella fedeltà eroica di José Luis e di
tutti i martiri. Dobbiamo essere autentici, dobbiamo essere uomini e
donne che, con verità e senza inganni, compiono in tutto
la volontà di Dio sulla propria vita. Che il nostro
amore per il volere di Dio sia così forte da
superare il rispetto umano, la doppiezza e la dissimulazione nel
nostro comportamento. «Nessuno può servire a due padroni» (cfr. Mt
6,24). Gesù Cristo ci ha lasciato pagine molto eloquenti su
questo tema. Basta contemplare un Crocifisso per crederci. Erano le
parole che spesso ci ricordava Giovanni Paolo II: sempre fedeli!,
in qualsiasi circostanza, davanti a qualunque stato spirituale, nell´avversità o
nella bonaccia, nella sofferenza ed in ogni momento. Ci aiuta
sempre ricordare, meditare ed applicare quello straordinario discorso che ci
rivolse nel suo primo viaggio apostolico in Messico e che
pronunciò durante la S. Messa del 26 gennaio 1979. Lì,
parlò dei passi della fedeltà, che implicano coerenza e costanza.
Ci diceva: «non negare nell´oscurità, quello che abbiamo visto nella
luce»
2. Implicazioni di una vita cristiana autentica.
a) La
preghiera come mezzo per scoprire ciò che Dio vuole da
noi.
La preghiera è un elemento imprescindibile per coltivare la
coscienza chiara e abituale di ciò che Dio, fonte di
ogni autenticità, vuole da me in ogni momento. Di più,
la preghiera non solo mi illumina, ma dà anche la
forza e i motivi per amare la volontà di Dio
e compierla. Quanto ci aiuta contemplare Gesù assorto, tante volte
e per lungo tempo, in preghiera! Davanti alle grandi decisioni,
nelle ore oscure della sua Passione e in ogni momento,
Cristo seppe trovare nella preghiera la luce e la forza
necessarie per perseverare nel compimento delle «cose del Padre Suo»
(cfr. Lc 2,49). Con la preghiera tutto cambia! Non possiamo
immaginare la forza trasformatrice che possiede. Le pene le converte
in gioia, le tristezze in consolazione, la debolezza in fortezza,
la preoccupazione in pace. Cristo si ritirava a pregare. Lì
prendeva le decisioni, lì supplicava il Padre, da lì c´insegnò
la strada, il miglior cammino di tutti. Pregare, pregare, pregare.
Non c´è dubbio che questo è il cammino per ottenere
ogni cosa. Non bisogna dimenticare che, insieme alla preghiera, va
unito il saggio consiglio del direttore spirituale che può aiutare
a conoscerci meglio e a discernere le manifestazioni concrete della
volontà di Dio.
b) Mantenere una retta gerarchia di valori.
La volontà di Dio deve essere la norma suprema, deve
essere al di sopra delle passioni e dei capricci, delle
mode e abitudini del mondo, delle tentazioni del diavolo. È
buono solo ciò che mi aiuta a compiere la volontà
di Dio, e cattivo tutto ciò che mi ostacola. I
santi ci danno una meravigliosa testimonianza di ciò che significa
vivere con coerenza questa retta gerarchia di valori. «Bisogna obbedire
a Dio piuttosto che agli uomini» confessarono valorosamente Pietro e
gli altri Apostoli davanti al Sinedrio (Atti 5,29). Quante opportunità
abbiamo nel nostro lavoro e in generale nelle nostre relazioni
sociali, per dare testimonianza coraggiosa di questa verità che in
alcuni casi può portare a prendere decisioni difficili o controcorrente!
José Luis aveva molto chiara la sua gerarchia di valori:
«Prima morto, piuttosto che tradire Cristo e la mia patria»,
ripeteva ai suoi aguzzini. Aveva riposto il suo cuore nella
patria celeste, nelle parole che Gesù Cristo ci ha detto
nel Vangelo: «Bene, servo buono e fedele, prendi parte alla
gioia del tuo padrone!» (Mt 25,21).
Per vivere con coerenza secondo
la norma suprema della volontà di Dio dobbiamo essere fedeli
alla voce dello Spirito Santo nella nostra coscienza. «La coscienza.
–ci ricorda il Concilio Vaticano II– è il nucleo più
segreto e il sacrario dell´uomo, dove egli è solo con
Dio, la cui voce risuona nell´intimità» (Gaudium et Spes, n.
16). In essa risuona, con forza, la legge morale fondamentale:
bisogna fare il bene ed evitare il male (bonum est
faciendum, malum vitandum). È lì, nella coscienza, dove ci troviamo
da soli con l´Amico, che in fin dei conti vuole
solo il nostro bene, la nostra vera felicità!
Credetemi, cari amici
e membri del Regnum Christi, una delle cose più terribili
che possono succederci è perdere la sensibilità di coscienza, perché
finché questa esiste ci sarà sempre la possibilità di recuperarsi,
Dio ci potrà tendere la mano per risollevarci. Dobbiamo curare,
più che la salute del corpo, la salute della nostra
coscienza; chiamare sempre il bene, «bene» ed il male, «male»;
che ci preoccupi più una deformazione di coscienza che una
ferita o un commento negativo. Nostro Padre Fondatore, al riguardo,
ci dà un consiglio molto pratico: «Sia autentico tutti i
giorni della sua vita. Non si corichi un solo giorno
con alcuna rottura o deformazione interiore, come non sarebbe capace
di dormire con un braccio rotto. Che le dolga la
frattura o distorsione, e metta un rimedio!. Non aspetti fino
a quando sia passato il dolore della coscienza e si
sia consolidata la deformazione. Perché allora sì che bisognerà temere!»
(Lettera del 1 giugno 1979 indirizzata a un legionario). Potremmo
prendere davvero un’utile risoluzione per la nostra vita: non coricarsi
mai senza aver fatto un breve esame di coscienza per
vedere come stiamo rispondendo al volere concreto di Dio nella
nostra vita, ringraziarlo per le cose buone che abbiamo fatto
e rettificare qualunque indizio di inganno o deformazione!
Fare della volontà
di Dio la norma suprema di vita è, inoltre, fonte
di felicità e di profonda pace, perché l´anima cerca di
piacere a Dio in ogni momento mossa dall´amore e non
dal timore. Come ben dice L´imitazione di Cristo: «La gloria
dell’uomo buono sta nell´attestazione di una buona coscienza. Se hai
una coscienza retta, avrai sempre allegria» (libro II, c. 6,
n. 1-2). Aiuta molto ripassare, soprattutto col cuore, le parole
del salmo 118: «Quanto amo la tua legge, Signore; tutto
il giorno la vado meditando!» È la stessa cosa che
succede quando amiamo una persona: la amiamo così tanto, e
lei pure ci ama così tanto, che il godimento del
nostro cuore è fare quello che a Lui piace, vederLo
felice e sapere che la nostra gratitudine si manifesta, più
che nelle parole, nelle opere di fedeltà alla Sua Volontà.
Per questo diciamo la Sua Santa volontà e per questo
Gli chiediamo tutti i giorni, nel Padre Nostro, che si
faccia la SUA volontà. Non c´è richiesta migliore nella nostra
vita.
c) Fuggire dalla menzogna nella vita, e per la stessa
ragione, cercare d’essere buoni davvero e non solo sembrarlo.
Dobbiamo cercare
di agire sempre davanti a Dio e non solo davanti
agli uomini. Un grande nemico dell´autenticità è la vanità, il
rispetto umano, la paura di quello che gli altri penseranno
o diranno su di noi. A volte è necessario curare
la propria immagine e tenere in considerazione le possibili ripercussioni
dei nostri atti davanti agli altri. Ma quando questo mi
porta a far tacere la mia coscienza, a smettere di
compiere il mio dovere e ad omettere il bene, allora
preferiamo tradire Dio invece di fare brutta figura
«L´uomo – scrive
il Nostro Padre Fondatore ad un legionario – sempre ha
sentito la necessità di avere una maschera; per ridere e
per piangere. Ci sono molti uomini e donne che la
indossano. Non si faccia guidare dalle apparenze, fratello. Molta gente
si agghinda, sorride, strizza l´occhio allo specchio...; ma con la
maschera addosso. Forse, solo quando hanno spento la luce, osano
togliersela per brevi istanti, ma la lasciano sul comodino, a
portata di mano, per mettersela come primo atto del giorno
seguente» (Lettera del 21 marzo 1980). Ciò che ci deve
preoccupare è l´immagine che Dio ha di noi, costruire la
nostra vita minuto a minuto davanti a Lui. Questa è
la migliore immagine che possiamo dare agli altri, la più
autentica, quella che meglio “rende”. «Non sei più santo perché
ti lodano, né peggiore perché dicono di te cose censurabili.
Sei semplicemente quello che sei, e non puoi considerarti maggiore
di quello che Dio attesta di te" (L´imitazione di Cristo,
II, c. 6, n. 12).
Dio nostro Signore, cari amici
e membri del Regnum Christi, non Lo possiamo ingannare, poiché
«tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi» (Eb 4,13).
Egli è Colui che ci ha creati e che ci
giudicherà. , Tuttavia il Suo, non è uno sguardo scrutatore
come quello del poliziotto o dell´inquisitore, bensì quello di un
Padre che ci ama che si preoccupa per noi e
che se a volte ci corregge è solo per bene
nostro (cfr. Eb 12,7; Gb 5,17). Quanta pace e sicurezza
dà all´anima vivere questa realtà, l’agire sempre davanti a Dio!
Non c´è nulla da temere, non c´è motivo di nascondersi
ascoltando i passi di Dio nel giardino, come Adamo ed
Eva dopo il loro peccato (cfr. Gen 3,8). Ci si
sente bene con Lui. Si dialoga con Lui con chiarezza
e spontaneità.
d) Ritornare alla Verità: saper alzarsi con umiltà
e riprendere il cammino.
Tutti possiamo avere cadute e momenti
bui, ma ciò non ci rende incoerenti a patto che
riconosciamo con umiltà la nostra debolezza, che chiediamo perdono a
Dio con sincerità e ritorniamo al retto cammino. La confessione
frequente è il sacramento che ci riporta nella verità di
Dio e, insieme all´Eucaristia, ci dà la forza per vivere
in essa.
È così facile auto-giustificarsi, truccare la propria immagine davanti
agli altri e davanti a noi stessi con una lunga
litania di scuse e lenitivi («non volevo, non bisogna esagerare,
sono un essere umano, anche gli altri lo fanno, in
queste circostanze si che si può….»). La condizione imprescindibile per
superarsi nella vita, per essere uomini autentici è l´onestà con
se stessi, la sincerità che Gesù Cristo «via, verità e
vita» ci propone nel Vangelo. vivendo secondo la verità nella
carità (cfr. Ef 4,15). «Se diciamo che siamo senza peccato,
inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.
Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e
giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni
colpa.» (1Gv 1,8-9). Il piacere più grande di Dio è
quello di perdonarci. Ma il perdono senz´amore, cioè, senza pentimento,
corrompe. Allo stesso modo l´autenticità senza sincerità è una farsa.
Dobbiamo chiedere a Dio che ci conceda la grazia di
essere sempre onesti ed umili per non separarci mai da
Lui né diffidare del suo amore.
Cari membri ed amici del
Regnum Christi, voi sapete meglio di me che viviamo in
tempi duri. Chi vuole rimanere fedele e vivere con autenticità
la sua fede cristiana, deve essere disposto a giocarsi il
tutto per tutto per Cristo. Oggi sembra più chiara, rispetto
ai tempi passati, la realtà del martirio che vissero i
primi cristiani. La vocazione cristiana è una vocazione alla testimonianza,
ad essere segno di contraddizione, è una chiamata al martirio
della fedeltà quotidiana. I martiri, come José Luis Sánchez del
Río, ce ne danno l’esempio.
In María, la Vergine del sì,
la donna autentica e coerente per antonomasia, fedele alla parola
data a Dio e agli uomini, possiamo trovare una sintesi
meravigliosa di ciò che ho cercato di dirvi e un
sostegno sicuro nella nostra lotta giornaliera per essere uomini e
donne coerenti ed autentici cristiani. A Lei chiedo di ottenerci
da Dio, insieme all´intercessione del futuro beato José Luis Sánchez
del Río, la grazia della perseveranza finale nella fede e
nell´amore per Dio.
Vostro affezionatissimo ed umile servitore in Gesù Cristo,
Alvaro Corcuera, LC