Sono parecchie settimane che io vivo in uno
stato di forte agitazione, da quando il Segretario di Stato,
prima, e poi il Santo Padre, mi hanno parlato di
questa missione, di essere Delegato Pontificio per la Congregazione dei Legionari di Cristo. Ieri c’è stata la
pubblicazione ufficiale. E in questo momento la mia emozione interiore
è ancora di più cresciuta, sentirmi da tanti dire: “Bene;
auguri per il tuo compito, ma sarà un compito difficile”,
così. E nello stesso tempo mi hanno anche assicurato tutti
la loro preghiera perché questo compito è almeno intuibile, è
un compito che con la grazia del Signore si può
e si deve realizzare.
Io, nel
parlare a voi oggi sono ancora un po’ emozionato, però
guardando questo spettacolo di tutti questi sacerdoti, studenti, che riempiono
oggi questa chiesa, ecco, io mi sento più pacificato con
me stesso e con il compito che devo assolvere. Ne
ho già parlato con i vostri superiori, quelli che sono
al vertice della Congregazione. Ho presentato loro la lettera con
la quale il Santo Padre mi ha dato questo mandato,
e ho consegnato loro anche una mia lettera perché comunichi
i miei sentimenti e anche le mie esortazioni a voi
all’inizio di questo compito. Non penso che sia necessario e
opportuno ripetere queste cose perché i vostri superiori avranno modo
di trasmettervele e anche di aiutarvi a capirle. Si tratta
del compito del Delegato Pontificio quando dice che di fronte
alla situazione ha creduto da una parte urgente avviare un
cammino, un cammino di riflessione, un cammino di riflessione che
egli stesso, il Santo Padre, vuole accompagnare. La Chiesa che in un primo momento vi ha aiutato
nell’inviarvi i suoi visitatori per fare un primo discernimento, la
stessa Chiesa nella stessa persona del Santo Padre oggi vi
invia il suo Delegato. Un Delegato che, come il Papa
dice nella lettera, ha il compito di testimoniare la vicinanza
del Papa a tutti voi ed è allora nella condizione
che siamo nella Chiesa e abbiamo il compito di realizzare
un progetto di Dio che noi abbiamo questa nostra missione,
nostro compito. Voi stessi con la vostra presenza siete una
testimonianza che invita alla speranza e che ci infonde coraggio.
Il Papa manda un Suo Delegato
per dire che egli vi ama e che vi sta
vicino. Egli allo stesso tempo constata, lo dice lui nella
lettera, costata un gran numero di membri di questa Congregazione
che hanno un grande zelo e vivono con grande fervore.
La vostra presenza è testimonianza di una realtà che ci
supera, è la vostra vocazione con cui oggi voi celebrate
questa Eucaristia. Voi avete avuto la vocazione dal Signore di
essere membri di questa Congregazione. Il Signore l’ha suscitata, questa
vocazione, dentro di voi; vi ha accompagnato fino ad oggi
e le opere del Signore, si sa, non rimangono mai
incompiute; San Paolo ci dice: “Colui che ha iniziato in
voi la Sua opera, la porterà a
compimento”.
È il mistero di Cristo
che noi celebriamo in questo momento con la vostra presenza,
è il mistero del Suo amore, della Sua misericordia, della
Sua grazia che mai ci abbandona. Ed è allora il
momento dell’avvio di un esame di coscienza, perché abbiamo bisogno
ogni tanto di fermarci per compiere un esame di coscienza.
Ma non per stare a riflettere continuamente su un passato,
ma per constatare il nostro presente, renderci conto della nostra
situazione e rendere prima di tutto grazie al Signore.
La prima parola che dovrebbe nascere dalle
profondità del nostro cuore è la parola di “grazie”. Grazie
a Dio che ci ha chiamato, vi ha chiamato alla
vocazione sacerdotale e religiosa in questo Istituto, grazie a Dio
che vi ha accompagnati, grazie a Dio che vuole portare
a compimento la Sua opera. Grazie a
Dio e grazie alla Chiesa perché il Signore risorto vive
nella Sua Chiesa, compie la Sua opera
attraverso il ministero della Chiesa. È quella Chiesa che ha
compiuto una prima opera di discernimento, oggi vuol compiere l’opera,
attraverso il Delegato Pontificio, di ricostruzione, di ristrutturazione, o meglio,
di nuovo impegno nel nostro cammino spirituale.
Si sa che, nei momenti critici, tanti pensieri attraversano
la nostra mente; alle volte si depositano anche nel nostro
cuore, e nello smarrimento che a volte ci può prendere,
noi siamo tentati di compiere scelte accelerate, di compiere scelte
inconsulte nel momento dell’oscurità. Nel momento dello smarrimento noi abbiamo
solo bisogno di rasserenarci, abbiamo bisogno di riscoprire la presenza
di Dio, di credere di nuovo al suo amore, e
di riprendere allora il cammino della fedeltà. Noi, con la
nostra presenza, celebriamo l’eterna fedeltà dell’amore di Dio. Dio mai
viene meno al Suo amore: Colui che vi ha chiamato
continua ancora a chiamarvi e aspetta una risposta nuova, ma
approfondita nel cammino di fedeltà. Alla fedeltà eterna del Signore
deve rispondere il nostro sì, la nostra fedeltà. Siamo chiamati
a percorrere un cammino, ci dice il Papa, un cammino
di rinnovamento, particolarmente delle norme con cui regoliamo la nostra
vita, per arrivare poi rinnovati e con nuova consapevolezza, nuova
coscienza e nuove forze alla celebrazione di un capitolo straordinario,
dove confermeremo la nostra fedeltà al Signore, dove confermeremo il
nostro impegno di sequela di Cristo nella professione dei consigli
evangelici, dove riconfermeremo che il Signore è il nostro tutto;
per Lui abbiamo impegnato la vita, e questa vita vogliamo
che appartenga totalmente a Lui e per sempre a Lui.
È questo il mio augurio all’inizio di
questo cammino,
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| «La Chiesa che, in un primo momento, vi ha aiutato inviando i suoi Visitatori per fare un primo discernimento, la Chiesa stessa, nella persona del Santo Padre, oggi vi invia il suo Delegato». | |
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che noi vogliamo percorrere. Noi ci ritroveremo più
sicuri, più sereni, più fiduciosi; rinnoveremo il nostro patto di
alleanza con il Signore; e come il Signore è sempre
fedele, e mai viene meno, così anche noi troveremo il
coraggio della nostra fedeltà, del nostro impegno, della nostra totale
dedizione al Signore.
Vogliamo riportare oggi,
sabato, giorno dedicato alla Beata Vergine Maria, proprio la presenza
di Maria accanto al mistero di Gesù. La domenica noi
portiamo il mistero della gloriosa Risurrezione del Signore, della nuova
creazione; il venerdì santo ricordiamo il giorno della passione e
morte di nostro Signore Gesù Cristo; il sabato è il
giorno del silenzio, è sempre il giorno delle tenebre, è
il giorno in cui la terra e il mondo intero
tace di fronte al mistero della morte e della sepoltura
di nostro Signore Gesù Cristo. Ma in quel sabato c’era
ancora un cuore, almeno uno, un cuore credente; la tradizione
cristiana ha voluto rappresentarci l’immagine di Maria che nel silenzio
del sabato conserva intatta la sua fede e il suo
amore nel suo Cristo, nel suo Figlio. Ella sa che
la morte non può essere la ultima parola, Ella sa
che il suo Figlio vive, Ella sa che il suo
Figlio ha trionfato sulle tenebre, ha trionfato sulla morte. E
la tradizione cristiana vuole rappresentarci Gesù, che risorto appare prima
di tutto alla Beata Vergine Maria.
Per celebrare la domenica bene, noi dobbiamo passare non solo
attraverso il venerdì, ma anche attraverso il silenzio del sabato
santo, conservando intatta la fede nella presenza di Gesù in
mezzo a noi, in mezzo a qualsiasi circostanza della vita,
con la certezza, però, che egli avrà l’ultima parola è
il trionfo di nostro Signore Gesù Cristo, che la prova
ultima è il trionfo della vita sulla morte, che la
prova ultima è il mistero dell’amore di Dio che trasforma
il nostro cuore e con la sua grazia lo rende
capace di rispondere con lo stesso amore al nostro Signore
Gesù Cristo.
Superiamo le tenebre che
alle volte possono opprimerci, superiamo le difficoltà anche nella nostra
fragilità e debolezza umana, perché il mistero di Dio e
più grande di ogni debolezza umana, e il mistero di
Dio, quando entra nella nostra vita, ci rende capaci dell’impossibile.
La vocazione di Isaia: ne abbiamo
sentito il racconto; ogni uomo è una vocazione, ci dice
il Papa nell’Enciclica Caritas in Veritate,
ha una vocazione, perché? Perché l’uomo per sua natura è
un essere che ascolta, un essere donato, prima di lui
c’è qualche altro che dà senso alla sua vita. Veniamo
nel mondo perché c’è qualcuno che ci ha amato prima.
All’inizio c’è sempre l’amore, c’è il dono, e noi, quando
consideriamo noi stessi, ecco che sentiamo il bisogno di rifarci
alle sorgenti da cui veniamo; veniamo dall’eterno dono di Dio.
E quando entriamo nel mistero dell’amore di Dio sentiamo quasi
una paura, trepidazione, come il profeta Isaia, contemplando il mistero
di Dio sembra quasi che moriamo perché sentiamo tutta la
nostra fragilità e tutta la nostra debolezza, ma quando il
mistero di Dio entra anche nella nostra fragilità, nella nostra
debolezza, ci purifica; Dio non entra nella nostra vita per
ucciderci, ma per liberarci e permettere alla vita di manifestarsi
nella sua pienezza e purificati da Dio, scorgiamo dentro di
noi delle energie insospettabili, e allora se l’uomo da solo
nulla può fare, l’uomo con Dio può fare tutto; a
Dio nulla è impossibile.
E noi
siamo chiamati ogni giorno, noi esseri creati, noi che abbiamo
la vocazione, siamo chiamati ogni giorno a riscoprire l’eterno mistero
di Dio; a constatare la nostra fragilità e la nostra
debolezza, e nello stesso tempo, a fare l’esperienza della grazia
misericordiosa e rinnovatrice di Dio, e accanto a Dio, sotto
la protezione della Beata Vergine Maria, con Gesù, che è
risorto e ci ha chiamato suoi amici e suoi fratelli,
noi possiamo compiere grandi cose: essere al servizio del suo
regno; far trionfare il regno di Dio prima di tutto
in noi stessi, e poi nella testimonianza di vita che
noi vogliamo dare. Con la grazia tutto è possibile, e
la grazia di Dio ha trionfato in noi, in voi
fino ad oggi, e trionferà anche oggi, anche domani finché
non si rivelerà pienamente il mistero di Dio.
Con questa fiducia vogliamo impegnarci nella preghiera, nell’umiltà,
nella consapevolezza dei nostri limiti, ma sopratutto nella certezza dell’amore
infinito e misericordioso di Dio.
Il Signore
ha grandi pensieri su ciascuno di noi; il Signore ha
una missione su ciascuno di noi, non abbandoniamo il Signore,
Egli è sempre fedele, e anche noi siamo trovati fedeli
nell’incontro col Signore in questo momento particolarmente in questa Eucaristia.
Lui ci nutre con la sua Parola, Lui diventa il
nostro corpo e il nostro sangue, Lui diventa la nostra
vita, e per la vita del Signore in noi diventiamo
persone trasfigurate, capaci di testimoniare, ora e sempre, il mistero
dell’amore di Dio che cammina nel tempo.