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La prima messa del Delegato del Santo Padre con la comunità dei Legionari
ITALIA | ATTUALITA | NOTIZIE
Mons. Velasio De Paolis, CS, Delegato di Benedetto XVI, ha celebrato una messa con i Legionari di Roma, presso la cappella del Centro di Studi Superiori. «Il Papa invia il suo Delegato per dirvi che vi ama e che vi è vicino» (10 luglio 2010).

Mons. Velasio De Paolis, C.S. preside la celebración eucarística con el director general y los miembros del consejo de la Legión de Cristo. Les asisten dos de los nuevos diáconos (atrás).
Mons. Velasio presiede la celebrazione eucaristica, con il direttore generale e i consiglieri della legione di Cristo, Accolitano la S. Messa due dei nuovi diaconi.

Roma, 12 luglio 2010. Mons. Velasio De Paolis, C. S., Delegato del Santo Padre per la Legione di Cristo, ha visitato la sede della Direzione Generale e del Centro di Studi Superiori della Legione di Cristo, a Roma, lo scorso 10 luglio. Nella sede della Direzione Generale, ha incontrato il direttore generale, P. Álvaro Corcuera, L. C. e i membri del consiglio generale. Sua Eccellenza ha consegnato la lettera di nomina del Santo Padre in cui gli raccomanda questa missione, e un’altra lettera, scritta da lui stesso, in cui si rivolge ai membri della congregazione per spiegare alcuni aspetti del suo incarico, come Delegato del Santo Padre, e lo spirito con cui dobbiamo affrontare questo periodo.

Dopo questa riunione, Mons. Velasio si è diretto al centro di Studi Superiori, in via degli Aldobrandeschi, e ha celebrato la Santa Messa. Di seguito il testo dell’omelia.

Omelia di Mons. Velasio De Paolis, C. S.

Centro di Studi Superiori, Roma

10 luglio 2010

Sono parecchie settimane che io vivo in uno stato di forte agitazione, da quando il Segretario di Stato, prima, e poi il Santo Padre, mi hanno parlato di questa missione, di essere Delegato Pontificio per la Congregazione dei Legionari di Cristo. Ieri c’è stata la pubblicazione ufficiale. E in questo momento la mia emozione interiore è ancora di più cresciuta, sentirmi da tanti dire: “Bene; auguri per il tuo compito, ma sarà un compito difficile”, così. E nello stesso tempo mi hanno anche assicurato tutti la loro preghiera perché questo compito è almeno intuibile, è un compito che con la grazia del Signore si può e si deve realizzare.

Io, nel parlare a voi oggi sono ancora un po’ emozionato, però guardando questo spettacolo di tutti questi sacerdoti, studenti, che riempiono oggi questa chiesa, ecco, io mi sento più pacificato con me stesso e con il compito che devo assolvere. Ne ho già parlato con i vostri superiori, quelli che sono al vertice della Congregazione. Ho presentato loro la lettera con la quale il Santo Padre mi ha dato questo mandato, e ho consegnato loro anche una mia lettera perché comunichi i miei sentimenti e anche le mie esortazioni a voi all’inizio di questo compito. Non penso che sia necessario e opportuno ripetere queste cose perché i vostri superiori avranno modo di trasmettervele e anche di aiutarvi a capirle. Si tratta del compito del Delegato Pontificio quando dice che di fronte alla situazione ha creduto da una parte urgente avviare un cammino, un cammino di riflessione, un cammino di riflessione che egli stesso, il Santo Padre, vuole accompagnare. La Chiesa che in un primo momento vi ha aiutato nell’inviarvi i suoi visitatori per fare un primo discernimento, la stessa Chiesa nella stessa persona del Santo Padre oggi vi invia il suo Delegato. Un Delegato che, come il Papa dice nella lettera, ha il compito di testimoniare la vicinanza del Papa a tutti voi ed è allora nella condizione che siamo nella Chiesa e abbiamo il compito di realizzare un progetto di Dio che noi abbiamo questa nostra missione, nostro compito. Voi stessi con la vostra presenza siete una testimonianza che invita alla speranza e che ci infonde coraggio.

Il Papa manda un Suo Delegato per dire che egli vi ama e che vi sta vicino. Egli allo stesso tempo constata, lo dice lui nella lettera, costata un gran numero di membri di questa Congregazione che hanno un grande zelo e vivono con grande fervore. La vostra presenza è testimonianza di una realtà che ci supera, è la vostra vocazione con cui oggi voi celebrate questa Eucaristia. Voi avete avuto la vocazione dal Signore di essere membri di questa Congregazione. Il Signore l’ha suscitata, questa vocazione, dentro di voi; vi ha accompagnato fino ad oggi e le opere del Signore, si sa, non rimangono mai incompiute; San Paolo ci dice: “Colui che ha iniziato in voi la Sua opera, la porterà a compimento”.

È il mistero di Cristo che noi celebriamo in questo momento con la vostra presenza, è il mistero del Suo amore, della Sua misericordia, della Sua grazia che mai ci abbandona. Ed è allora il momento dell’avvio di un esame di coscienza, perché abbiamo bisogno ogni tanto di fermarci per compiere un esame di coscienza. Ma non per stare a riflettere continuamente su un passato, ma per constatare il nostro presente, renderci conto della nostra situazione e rendere prima di tutto grazie al Signore.

La prima parola che dovrebbe nascere dalle profondità del nostro cuore è la parola di “grazie”. Grazie a Dio che ci ha chiamato, vi ha chiamato alla vocazione sacerdotale e religiosa in questo Istituto, grazie a Dio che vi ha accompagnati, grazie a Dio che vuole portare a compimento la Sua opera. Grazie a Dio e grazie alla Chiesa perché il Signore risorto vive nella Sua Chiesa, compie la Sua opera attraverso il ministero della Chiesa. È quella Chiesa che ha compiuto una prima opera di discernimento, oggi vuol compiere l’opera, attraverso il Delegato Pontificio, di ricostruzione, di ristrutturazione, o meglio, di nuovo impegno nel nostro cammino spirituale.

Si sa che, nei momenti critici, tanti pensieri attraversano la nostra mente; alle volte si depositano anche nel nostro cuore, e nello smarrimento che a volte ci può prendere, noi siamo tentati di compiere scelte accelerate, di compiere scelte inconsulte nel momento dell’oscurità. Nel momento dello smarrimento noi abbiamo solo bisogno di rasserenarci, abbiamo bisogno di riscoprire la presenza di Dio, di credere di nuovo al suo amore, e di riprendere allora il cammino della fedeltà. Noi, con la nostra presenza, celebriamo l’eterna fedeltà dell’amore di Dio. Dio mai viene meno al Suo amore: Colui che vi ha chiamato continua ancora a chiamarvi e aspetta una risposta nuova, ma approfondita nel cammino di fedeltà. Alla fedeltà eterna del Signore deve rispondere il nostro sì, la nostra fedeltà. Siamo chiamati a percorrere un cammino, ci dice il Papa, un cammino di rinnovamento, particolarmente delle norme con cui regoliamo la nostra vita, per arrivare poi rinnovati e con nuova consapevolezza, nuova coscienza e nuove forze alla celebrazione di un capitolo straordinario, dove confermeremo la nostra fedeltà al Signore, dove confermeremo il nostro impegno di sequela di Cristo nella professione dei consigli evangelici, dove riconfermeremo che il Signore è il nostro tutto; per Lui abbiamo impegnato la vita, e questa vita vogliamo che appartenga totalmente a Lui e per sempre a Lui.

È questo il mio augurio all’inizio di questo cammino,
«La Iglesia que, en un primer momento, les ha ayudado al enviar sus Visitadores para hacer un primer discernimiento, la misma Iglesia, en la misma persona del Santo Padre, hoy les envía su Delegado».
«La Chiesa che, in un primo momento, vi ha aiutato inviando i suoi Visitatori per fare un primo discernimento, la Chiesa stessa, nella persona del Santo Padre, oggi vi invia il suo Delegato».
che noi vogliamo percorrere. Noi ci ritroveremo più sicuri, più sereni, più fiduciosi; rinnoveremo il nostro patto di alleanza con il Signore; e come il Signore è sempre fedele, e mai viene meno, così anche noi troveremo il coraggio della nostra fedeltà, del nostro impegno, della nostra totale dedizione al Signore.

Vogliamo riportare oggi, sabato, giorno dedicato alla Beata Vergine Maria, proprio la presenza di Maria accanto al mistero di Gesù. La domenica noi portiamo il mistero della gloriosa Risurrezione del Signore, della nuova creazione; il venerdì santo ricordiamo il giorno della passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo; il sabato è il giorno del silenzio, è sempre il giorno delle tenebre, è il giorno in cui la terra e il mondo intero tace di fronte al mistero della morte e della sepoltura di nostro Signore Gesù Cristo. Ma in quel sabato c’era ancora un cuore, almeno uno, un cuore credente; la tradizione cristiana ha voluto rappresentarci l’immagine di Maria che nel silenzio del sabato conserva intatta la sua fede e il suo amore nel suo Cristo, nel suo Figlio. Ella sa che la morte non può essere la ultima parola, Ella sa che il suo Figlio vive, Ella sa che il suo Figlio ha trionfato sulle tenebre, ha trionfato sulla morte. E la tradizione cristiana vuole rappresentarci Gesù, che risorto appare prima di tutto alla Beata Vergine Maria.

Per celebrare la domenica bene, noi dobbiamo passare non solo attraverso il venerdì, ma anche attraverso il silenzio del sabato santo, conservando intatta la fede nella presenza di Gesù in mezzo a noi, in mezzo a qualsiasi circostanza della vita, con la certezza, però, che egli avrà l’ultima parola è il trionfo di nostro Signore Gesù Cristo, che la prova ultima è il trionfo della vita sulla morte, che la prova ultima è il mistero dell’amore di Dio che trasforma il nostro cuore e con la sua grazia lo rende capace di rispondere con lo stesso amore al nostro Signore Gesù Cristo.

Superiamo le tenebre che alle volte possono opprimerci, superiamo le difficoltà anche nella nostra fragilità e debolezza umana, perché il mistero di Dio e più grande di ogni debolezza umana, e il mistero di Dio, quando entra nella nostra vita, ci rende capaci dell’impossibile.

La vocazione di Isaia: ne abbiamo sentito il racconto; ogni uomo è una vocazione, ci dice il Papa nell’Enciclica Caritas in Veritate, ha una vocazione, perché? Perché l’uomo per sua natura è un essere che ascolta, un essere donato, prima di lui c’è qualche altro che dà senso alla sua vita. Veniamo nel mondo perché c’è qualcuno che ci ha amato prima. All’inizio c’è sempre l’amore, c’è il dono, e noi, quando consideriamo noi stessi, ecco che sentiamo il bisogno di rifarci alle sorgenti da cui veniamo; veniamo dall’eterno dono di Dio. E quando entriamo nel mistero dell’amore di Dio sentiamo quasi una paura, trepidazione, come il profeta Isaia, contemplando il mistero di Dio sembra quasi che moriamo perché sentiamo tutta la nostra fragilità e tutta la nostra debolezza, ma quando il mistero di Dio entra anche nella nostra fragilità, nella nostra debolezza, ci purifica; Dio non entra nella nostra vita per ucciderci, ma per liberarci e permettere alla vita di manifestarsi nella sua pienezza e purificati da Dio, scorgiamo dentro di noi delle energie insospettabili, e allora se l’uomo da solo nulla può fare, l’uomo con Dio può fare tutto; a Dio nulla è impossibile.

E noi siamo chiamati ogni giorno, noi esseri creati, noi che abbiamo la vocazione, siamo chiamati ogni giorno a riscoprire l’eterno mistero di Dio; a constatare la nostra fragilità e la nostra debolezza, e nello stesso tempo, a fare l’esperienza della grazia misericordiosa e rinnovatrice di Dio, e accanto a Dio, sotto la protezione della Beata Vergine Maria, con Gesù, che è risorto e ci ha chiamato suoi amici e suoi fratelli, noi possiamo compiere grandi cose: essere al servizio del suo regno; far trionfare il regno di Dio prima di tutto in noi stessi, e poi nella testimonianza di vita che noi vogliamo dare. Con la grazia tutto è possibile, e la grazia di Dio ha trionfato in noi, in voi fino ad oggi, e trionferà anche oggi, anche domani finché non si rivelerà pienamente il mistero di Dio.

Con questa fiducia vogliamo impegnarci nella preghiera, nell’umiltà, nella consapevolezza dei nostri limiti, ma sopratutto nella certezza dell’amore infinito e misericordioso di Dio.

Il Signore ha grandi pensieri su ciascuno di noi; il Signore ha una missione su ciascuno di noi, non abbandoniamo il Signore, Egli è sempre fedele, e anche noi siamo trovati fedeli nell’incontro col Signore in questo momento particolarmente in questa Eucaristia. Lui ci nutre con la sua Parola, Lui diventa il nostro corpo e il nostro sangue, Lui diventa la nostra vita, e per la vita del Signore in noi diventiamo persone trasfigurate, capaci di testimoniare, ora e sempre, il mistero dell’amore di Dio che cammina nel tempo.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2010-07-13


 
 


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