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| La “posada” di Natale nella casa dei consacrati a Roma. | |
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Jorge López, responsabile del ramo maschile
del terzo grado del Regnum Christi ci parla
del cammino percorso con i consacrati da quando hanno preso
il governo interno e condivide le sfide che devono affrontare
durante il 2013.
In che cosa consiste il
modo proprio di vivere la vocazione al Regnum Christi da
parte dei membri di terzo grado?
In questi
mesi stiamo riflettendo su questo punto. Siamo laici, consacrati, del
Regnum Christi. Qui ci sono tre elementi essenziali che si
uniscono e si arricchiscono, non si contrappongono: laici, consacrati, nel
Regnum Christi. Un consacrato vive al tempo stesso la vita
laica senza essere, per questo, meno consacrato o meno laico.
Anche Gesù Cristo ha vissuto come consacrato al Padre e
occupato nelle faccende temporali e continua a essere presente, in
mezzo ai fratelli e attivo nella Chiesa, attraverso i laici
consacrati. Il Vangelo ci presenta un Gesù che condivide la
propria esistenza con gli uomini e le donne del suo
tempo, che non fugge dal mondo ma che piuttosto s’immerge
nel mondo per conquistarlo al Padre. Gesù prega e vive
come apostolo in ogni tipo di circostanza: non gli è
estraneo il mondo del lavoro; svolge la sua missione in
ambienti diversi; sa dare spazio alla vera amicizia; ha a
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| Jorge López e altri consacrati con il Card. Velasio De Paolis, P. Álvaro Corcuera e P. Gianfranco Ghirlanda, nella sede della Direzione Generale. | |
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che fare con persone di diverse culture, abitudini e tradizioni.
Cristo valorizza le realtà temporali e scopre in ciascuna la
presenza e l’amore del Padre. Lo vediamo impegnato nella trasformazione
della società - a volte mettendo in discussione la “cultura
dominante” – e anche come fermento nella massa.
Vogliamo soprattutto imitare Gesù
Cristo, vicino agli altri, uno tra i fratelli, apostolo e
lievito nel mondo, che aiuta tutti a scoprire e amare
il Padre nelle circostanze concrete della vita. Ci identifichiamo con
Gesù Cristo che annuncia e rende presente il Regno, con
la sua Parola e con le sue opere, però soprattutto
con il suo stile di vita, con ciò che Lui
è. Ci sentiamo chiamati a questo, come consacrati del Regnum
Christi, viviamo in povertà, castità e obbedienza, proprio come ha
vissuto Gesù, consacrando le nostre vite e il mondo a
Dio. L’assunzione dei consigli evangelici non ci allontana dal mondo
ma, unendoci ancor più strettamente a Dio, individua un modo
particolare di stare nel mondo senza essere del mondo, ci
rende più vicini agli uomini. È un grido che testimonia
che è possibile vivere e incarnare il Vangelo radicalmente, senza
ritirarsi dal mondo e senza “sconti”.
D’altra parte, la nostra specificità nel campo
apostolico non sta nella realizzazione di attività differenti da quelle
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| Momenti di riflessione tra consacrati del gruppo di Roma nella sede del responsabile generale. | |
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dei Legionari o dei laici di primo e secondo grado.
Piuttosto è radicata nel vivere lo “stile proprio” di un
laico consacrato del Regnum Christi, secondo il modello di Gesù
Cristo come ho detto prima. Questo “stile proprio” richiede la
capacità di vedere il bene e il vero, da qualsiasi
posto arrivi; richiede grande capacità di dialogo per gettare “ponti”
tra persone ed esperienze di vita; ci chiede convinzione e
maturità e anche preparazione professionale, capacità di leadership e disciplina.
Senza questi elementi, la disponibilità totale per la missione del
Movimento nella Chiesa – che è quello che ci contraddistingue
- si convertirebbe in parole vuote.
Su un
altro piano, noi consacrati siamo
chiamati a essere vincolo di unità tra tutti i membri
del Regnum Christi, come anche a essere apostoli che hanno
assimilato e vivono pienamente l’essere membri del Regnum Christi, il
suo spirito e la sua metodologia.
Per arrivare
a questo è necessario un processo di formazione che porti
a interiorizzare il carisma e a farci più simili a
Gesù. Per questa trasformazione in Cristo, opera della grazia e
della collaborazione umana, cerchiamo di acquisire, per connaturalità, un’intelligenza ben
formata, un cuore generoso e un’identità ben radicata che ci
permetta di discernere in ogni circostanza come agire in modo
evangelico. È una vocazione profetica che richiede molta umiltà e
permettere allo Spirito Santo di agire in profondità.
Che cosa vorrebbe dire ai Legionari di Cristo e alle
Consacrate del Regnum Christi nel momento storico che attraversate?
Siamo fratelli per svariati motivi. Uno, non da poco,
è che il Signore ci ha affratellati nella sofferenza, in
particolare negli ultimi anni. I fratelli si appartengono e hanno
bisogno gli uni degli altri e noi abbiamo bisogno gli
uni degli altri; soprattutto per camminare lungo questa
strada insieme al Signore. Abbiamo bisogno gli uni degli altri
per rimanere in Lui e perché Lui rimanga in noi.
È qui la chiave dell’unità: non tanto in un consenso
o negli Statuti – che dovremo modellare – ma nel
permanere uniti a Gesù Cristo e in Gesù Cristo, perché
l’unità del Movimento è la conseguenza dell’essere uniti a Lui.
Penso che in questo deserto nel quale stiamo camminando –
e nel quale cammina anche la Chiesa – Dio stia
forgiando un Popolo “suo” come ha fatto con Israele e
come ha fatto con i primi apostoli.
Leggi la seconda parte qui.