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L’eredità di P. Corcuera
ITALIA | ATTUALITA | NOTIZIE
Omelia del Card. De Paolis, C.S. per la S. Messa di esequie di P. Álvaro Corcuera, L.C.

Card. Velasio De Paolis, C.S.

Siamo riuniti nella celebrazione della Santa Eucaristia offerta al Signore per il carissimo P. Álvaro Corcuera che, dopo un lungo periodo di sofferenza, vissuta santamente, ci ha lasciato per tornare alla casa del Padre, lo scorso 30 giugno.

Era nato in Messico nel 1957, precisamente cinquantasette anni fa. Si è compiuto così il cammino terreno e la missione di un sacerdote religioso che aveva dedicato tutta la sua vita al Regno di Dio: fin da ragazzo nel Regnum Christi e poi, come sacerdote religioso, nella congregazione dei Legionari di Cristo, nella quale aveva ricoperto fin da giovane incarichi di grande responsabilità, specialmente nel campo formativo, fino all’ufficio supremo di Superiore Generale, detto nella Legione, Direttore generale, dal 2005 fino al Capitolo Generale che nel febbraio scorso aveva nominato il nuovo superiore generale nella persona di P. Eduardo Robles-Gil.

In realtà dall’esercizio del potere di superiore generale era stato temporaneamente esentato, dall’ottobre del 2012, per il sopraggiungere dei segni della malattia che poi lo ha portato alla morte. Fu esemplare nel rendersi conto della sua situazione e nell’accettazione di essa. Seppe consegnarsi nelle mani di Dio e offrire la sua vita al Signore per amore della sua Congregazione. Appena diagnosticata la malattia, all’inizio del 2013, egli così scriveva ai suoi confratelli e ai membri del Regnum Christi: «La prova che Dio mi ha permesso di vivere in questi giorni passati, ci aiuta ad elevare il nostro sguardo al cielo. Offro tutto a Dio, nostro Signore, per ciascuno di voi e per la perseveranza finale nella vocazione che abbiamo ricevuto da Dio».

È morto appena qualche ora dopo aver celebrato l’Eucaristia con alcuni suoi confratelli, circondato di alcuni di essi e da alcuni suoi parenti e familiari più vicini, come le sorelle Francisca, Guadalupe e Susana. Il Padre Generale, P. Robles-Gil, annunciando ai confratelli la morte di P. Álvaro, scriveva: «Invito tutti a offrire sante messe e preghiere per raccomandare la sua anima a Dio e ringraziare per la vita di questo padre, fratello e amico che è stato nostro Direttore Generale durante i nove anni più difficili della nostra storia. In questo momento di dolore, possiamo dire che egli ha combattuto bene la sua battaglia, ha corso fino alla meta e
S. Messa di esequie per P. Álvaro Corcuera, L.C.
ha conservato la fede. Come san Paolo, ora gode della corona di gloria meritata (cfr. 2Tm 4,8)».

È quanto stiamo compiendo nella celebrazione della Santa Messa. Lo affidiamo al Cuore Misericordioso di Gesù, al quale Egli aveva consegnato, pieno di fiducia, nella serenità e nella disponibilità piena, la sua vita. Nell’incontro con Gesù egli ha trovato finalmente la sua pace.

La Parola di Dio che è risuonata in questa liturgia ci permette di aggiungere ancora qualche riflessione che ci fa entrare più in profondità nel cuore di P. Corcuera e ci permette di custodire nella pace la sua memoria.

Per noi, P. Álvaro è l’uomo giusto del quale parla il Libro della Sapienza, ossia l’uomo giusto la cui vita, al di là dei giudizi di condanna, sommarie  frettolosi che spesso gli uomini fanno, è nelle mani di Dio e nella sua pace. Il cuore di Dio è sempre più grande e generoso del cuore degli uomini.

P. Álvaro era un uomo buono, semplice e mite, che si è trovato a dover fronteggiare una situazione di estrema gravità, al vertice del suo Istituto, isolato da molti all’interno della sua comunità religiosa, e oggetto di aggressioni quotidiane all’esterno, che facevano ricadere su di lui  responsabilità di ogni genere. Egli non ha perso la sua pace e la sua serenità, convinto della sua buona coscienza e soprattutto forte della certezza dell’amore misericordioso di Gesù. Egli si è affidato a Lui; portato in comunione con Gesù, il suo peso si è fatto più leggero, forte delle parole del Signore, riportate nel santo Vangelo di oggi: venite a me, quanti siete stanchi e affaticati e io vi ristorerò. Ed è stata la fiducia nella grazia di Dio e il ricorso alla preghiera che gli hanno permesso di attraversare questo lungo periodo della sua vita. La sua fibra spirituale è rimasta intatta, ma non la salute, che ne è stata minata.

Trovatosi ai margini della vita della Congregazione e sottoposto a dolorose cure, egli ha saputo dire sempre di sì al Signore, e offrire la propria sofferenza e la propria vita per il bene della Legione. Si teneva a continuo contatto con i confratelli e anche con me. Si sentiva la sua sofferenza ma anche si respirava la sua pace e l’adesione alla volontà di Dio.

Egli era un uomo mite, umile e semplice. Incontrava difficoltà ad assumere toni rigidi e severi. Qualcuno ne ha anche approfittato, particolarmente nei momenti più turbinosi. Ma egli è rimasto sempre fedele al Signore e alla certezza del suo amore. Soleva ripetere frequentemente il testo paolini. “Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum”. Per quanti amano Dio ogni cosa si volge sempre al bene. E sapeva inserirsi sempre all’interno di questo disegno misterioso di Dio, che riconduce ogni cosa al mistero di Cristo, morto e risorto per noi. Non doveva esserci posto per la paure, là dove c’era l’amore. Poteva ripetere con le parole di san Paolo, riprese nella seconda lettura: niente potrà separarci dall’amore di Cristo, né tribolazione, né sofferenze, né morte.

Padre Álvaro aveva lavorato per plasmare il suo cuore sul cuore di Dio, convinto che le cose possono essere rinnovate solo dall’amore di Dio che abita nel cuore dell’uomo. P. Álvaro non era un intellettuale; ma aveva una bella intelligenza. Nel tempo più buio ebbe anche modo di scrivere un libretto dal significativo titolo: “Nos amó primero”. Se Dio ci ha amati per primo, noi dobbiamo amarci tra di noi. Amiamoci! Penso che questo sia il messaggio che egli lascia a tutti noi. Se la Legione è uscita dal tunnel in cui si trovava si deve al fatto che ha saputo rinnovarsi, riconoscendo il male che era in essa e riconciliandosi con se stessa al proprio interno e anche all’esterno. I Legionari sono stati capaci di perdonare e di amare e di perdonarsi e amarsi con il cuore di Dio. È l’eredità che vi lascia P. Corcuera!

Roma, 5 luglio 2014.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2014-07-09


 
 


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