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George Weigel, il più autorevole biografo di Giovanni Paolo II
ITALIA | ATTUALITA | ARTICOLI DI OPINIONE
Intervista a George Weigel, autore di saggi che esplorano il difficile rapporto tra cattolicesimo e modernità. Il suo best seller è Testimone della speranza (Mondadori, 1999), la più imponente biografia di Giovanni Paolo II

George Weigel
George Weigel

di Luca Marcolivio

È considerato una delle personalità più autorevoli del mondo cattolico. Consigliere anziano dell’Ethic and Public Center Policy Center e consigliere aggiunto del Discovery Institute, George Weigel è universalmente noto come autore di saggi che esplorano il difficile rapporto tra cattolicesimo e modernità. Il suo best seller è Testimone della speranza (Mondadori, 1999), la più imponente biografia di Giovanni Paolo II, in assoluto uno dei libri sul papa polacco più venduti nel mondo.

Lo scorso autunno Weigel ha dato alle stampe il seguito dell’opera: in The End and the Beginning. Pope John Paul II – The Victory of freedom, the Last Years, the Legacy (EPPC, 2010), lo scrittore americano riavvolge il nastro e racconta da capo l’intera vita di Karol Wojtyla. La coincidenza di questa pubblicazione con l’imminente beatificazione di Giovanni Paolo II non è voluta ma è sicuramente provvidenziale: in essa Weigel racconta l’uomo e  il santo, gli ultimi difficili anni di un’anima pronta per essere consegnata alla Storia e al Signore. Non a caso l’autore esordisce con le seguenti parole: “Nel passaggio dal Marzo all’Aprile del 2005, quando tutto il mondo vigilava fuori dal palazzo apostolico in Roma, il pontificato di Giovanni Paolo II, ormai vicinissimo alla sua commovente conclusione, era già stato descritto come uno dei più significativi in due millenni di storia Cristiana”.

Dopo aver ricordato la gioventù, il sacerdozio, l’episcopato e l’elezione al soglio pontificio di Karol Wojtyla, la sua trionfale battaglia contro il comunismo, The End and the Beginning, ripercorre la letizia del Grande Giubileo del 2000, seguita da anni decisamente più cupi: tra il 2001 e il 2005, Giovanni Paolo II deve affrontare il dramma del suo decadimento fisico (lui che era stato eletto a soli 58 anni e in gioventù era stato un atleta), cui si aggiungono gli echi dei primi scandali della pedofilia nella Chiesa (la “lunga Quaresima”) e una serie di disastri geopolitici che sembrano vanificare lo scenario di pace scaturito dai fatti del 1989. La tragedia dell’11 settembre 2011, le due guerre che ne sono scaturite, la battaglia persa per il riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa potrebbero essere anche letti come i segni del fallimento di un pur lungo e significativo pontificato. Scorrendo la seconda parte di The End and the Beginning, se letta in un’ottica di fede, si delinea però l’immagine di un vicario di Cristo in terra, come Lui carico sotto il peso di una Croce che è strumento di salvezza per l’intera umanità.

Professor Weigel, lei ha conosciuto personalmente papa Giovanni Paolo II e ha seguito da vicino quasi tutto il suo pontificato. Che tipo di uomo era? Cosa trasmetteva il suo sguardo e cosa suscitava in chi lo guardava?

“Era un uomo intensamente interessato agli altri, perché sapeva – sia come come filosofo che come cristiano – che ogni vita umana è un dramma che consiste nel divario tra “la persona che sono” e “la persona che dovrei essere”. Era proprio questo interesse per i drammi personali degli altri che faceva pensare a chi lo guardava – anche tra la folla – che stesse parlando proprio a lui. Ed era davvero così”.

C’è un episodio inedito e curioso della vita di papa Wojtyla che vale la pena raccontare?

“Credo sia importante ricordare che egli rimase un pastore fino agli ultimi istanti della sua vita. Ricordo che quando mio padre morì, nell’ottobre 2004, il papa stesso stava molto male ma fu molto partecipe del mio dolore. Al punto che, un paio di mesi dopo, mi rivide e le prime parole che mi rivolse furono: E tua madre, come sta?”.

L’ombra della morte è sempre stata presente nella lunga, dura e meravigliosa vita di Giovanni Paolo II: prematura scomparsa di entrambi i genitori, guerra, nazismo, comunismo, persecuzione da parte dei servizi segreti sovietici e polacchi, l’attentato di Ali Agca, fino alla malattia e alla sofferenza degli ultimi anni. Nonostante questo, come affermò una volta il portavoce della Sala Stampa Vaticana, Joachim Navarro Valls, egli era “un uomo allegro”. Come poteva esserlo?

“Io credo che riusciva ad essere un uomo allegro perché credeva davvero che le nostre vite sono nelle mani di Dio, che mantiene tutte le Sue promesse”.

Giovanni Paolo II ha sfidato la secolarizzazione attraverso la “Nuova Evangelizzazione”. A sei anni di distanza dalla sua morte questa battaglia sta fallendo o sta avendo successo?

“Avrà successo se l’Europa ascolterà il suo richiamo a riscoprire le radici profonde della sua civiltà. Giovanni Paolo II, in tal senso, ha fatto davvero tutto quello che poteva. Sta ora a coloro che hanno scelto di vivere nella prigione del secolarismo, in cui non ci sono finestre, né luci, di riesaminare la loro posizione e riscoprire le verità della religione della Bibbia che ha aiutato l’Europa a diventare se stessa”.

Per l’America vale lo stesso discorso? Quali sono i risultati dell’impegno apostolico di Giovanni Paolo II nel vostro continente?

“La Giornata Mondiale della Gioventù di Denver (1993) è stata una sorta di punto di svolta che ha rivitalizzato il cattolicesimo negli Stati Uniti. Da noi la Chiesa gode di una salute di gran lunga migliore che in Europa, nonostante molti problemi”.

È stato un “testimone della speranza”, come lei stesso ricordò nel titolo della sua prima biografia. La virtù della speranza – così spiccata in Wojtyla – in che rapporto è con l’ottimismo? Lo trascende?

“La speranza cristiana è una virtù teologale che è costruita sulla fede, altra virtù teologale. Per questo motivo è qualcosa di più robusto e profondo dell’ottimismo”.

L’1 maggio prossimo sarà il giorno della sua beatificazione. C’è una virtù che più delle altre rende Karol Wojtyla meritevole dell’elevazione agli altari?

“Ha offerto al mondo e alla Chiesa un esempio della vita di un discepolo cristiano radicalmente convertito, ed è per questo che la Chiesa dichiara la sua stessa vita una vera virtù eroica”.

Fonte: http://www.lottimista.com/2011/04/29/george-weigel-il-piu-autorevole-biografo-di-giovanni-paolo-ii/


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2011-05-13


 
 


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