|
|  | |
| Lingresso dell'Irish Institute, in Via della Giustiniana, a Roma, sabato 4 febbraio 2012. | |
 |
di Salvatore
Vitiello*
Roma,
4 febbraio 2012. Le condizioni di maltempo su tutta l’Italia e
sull’intera Europa, con temperature siberiane ed importanti nevicate, hanno certamente
determinato un profondo disagio per tutti, stravolgendo l’ordinario svolgimento delle
giornate.
Tuttavia, pur nell’oggettiva difficoltà
della situazione è doveroso porre in evidenza un elemento positivo: la
presente situazione climatica ha un profondo valore pedagogico. In che
senso?
Nel senso che ci educa tutti a ricordare che non siamo i
“padroni del mondo”, che non tutto è nelle nostre mani,
che i nostri mezzi ipertecnologici possono essere messi fuori uso
da un improvviso abbassamento delle temperature o da un semplice
blackout elettrico.
Dover camminare lentamente,
a causa della neve e del ghiaccio, restituisce al “cammino”
il suo significato,
passo dopo passo, guardando attentamente dove si poggia il piede,
osservando sia tutto ciò che si ha intorno, sia le
persone che ci è dato di incrociare. Lentamente, con calma,
quasi recuperando, d’improvviso, il tempo rubato dalla civiltà dei consumi
e del quale, ormai, nemmeno ci rendiamo più conto.
La neve, poi, non solo ovattando
i suoni, ma fermando la circolazione, ha reso le nostre
città improvvisamente più silenziose, meno caotiche! Siamo davvero sicuri che
il cosiddetto caos di queste ore, sia peggiore di quello
che quotidianamente viviamo nel trambusto del traffico e nella concitazione
dei vari impegni?
La realtà
è ancora capace di stupirci, e non solo nello sguardo incantato per i
fiocchi di neve che cadono; la realtà ci stupisce perché
è più grande dell’uomo. Possiamo e dobbiamo spalancarci ad essa,
conoscerla, interagire per migliorarla, ma non siamo i “padroni” né
i creatori del mondo. Qualche giorno di “fermo” alle frenetiche
esistenze dell’uomo contemporaneo, non può che far bene, molto bene,
allo spirito. Se ne approfitti per stare con le persone
più care e condividere “pezzi di vita” che si sono
lasciati indietro, per leggere quel buon libro che attende da
mesi, per pregare un po’ quel Dio che ha fatto
tutte le cose, che ha creato anche te e che,
troppo spesso, dimentichi anche di salutare.
Il maltempo, contro il quale ben poco possiamo fare,
ci ricorda chi siamo, collocandoci gentilmente, ma invincibilmente, al nostro posto di creature.
Ci obbliga a rallentare i ritmi (disumani) che spesso abbiamo
e ci dona un po’ di silenzio, merce preziosissima, ma
poco valutata nell’epoca contemporanea. Il maltempo educa, necessariamente, ad obbedire
alla realtà.
E se, camminando
nella neve, ci è parso di incrociare più facilmente lo
sguardo ed il sorriso degli altri, affaticati ed impacciati come
noi, non stupiamocene: si chiama umanità.
* Università Cattolica del Sacro Cuore - Roma
Fonte: http://www.zenit.org/article-29466?l=italian