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Marketing nella Chiesa?
ITALIA | ATTUALITA | ARTICOLI DI OPINIONE

strategy - pixabay




Tempo fa, un imprenditore mi ha detto: «Perché la Chiesa
non cambia? Perché non assume un’immagine più attraente, più amichevole, più in
sintonia con la sensibilità dell’uomo e della società attuale? Perderebbe meno
fedeli». La Chiesa, secondo lui, ha bisogno di più intelligenza di vendita, di
strategie di penetrazione del mercato, di attenzione al cliente. Altrimenti
quella fetta di torta dell’umanità che ancora si riconosce cattolica e oggi
costituisce circa il 17% della popolazione mondiale, continuerà a
rimpicciolirsi, anno dopo anno.



Una conclusione
pratica immediata di tale ragionamento sarebbe mandare quanto prima i pastori
della Chiesa - soprattutto i sacerdoti e i vescovi - a fare master di marketing
e affari internazionali. Però, perché la Chiesa non lo fa? O almeno non lo fa
abitualmente?



La risposta è semplice e profonda al tempo stesso: la Chiesa non è
un’azienda, è una madre e i suoi fedeli non sono clienti, sono figli.
Alimentare, assistere, educare, sostenere, accompagnare, curare, consolare,
guidare, correggere, perdonare, consigliare non sono beni e servizi che si
vendono; sono compiti da svolgere. E per quel che ho visto a casa mia e in
tante altre case, nessuna mamma per quanto buona, ha dovuto studiare marketing
o chiedere consigli a un esperto di vendite per sapere come “vendere” ai suoi
figli il cibo che dà loro, i baci e gli abbracci che gli offre, gli
insegnamenti che gli trasmette, l’attenzione e le cure che dispensa, il perdono
che concede e tanti altri “compiti”, propri di una madre.



D’altra parte, la
Chiesa è andata sviluppando, nel corso dei secoli, una pedagogia che distingue
l’essenziale dall’accidentale, il dottrinale dal disciplinare, il necessario
dal contingente. A volte è stata lenta nell’aggiornamento, certo, però la
Chiesa è  molto cosciente che non si
tratta di “piccole modifiche” quando le sue decisioni toccano la vita di
milioni di fedeli. Per questo, sebbene si tratti di cose accidentali,
contingenti, che in linea di principio possono cambiare, la Chiesa è molto
prudente e preferisce peccare di lentezza che di precipitazione.



Per chi ancora non lo
sapesse, ad ogni modo, la Chiesa ha fatto e continua a fare molti cambiamenti e
riforme a livello strutturale, molti adattamenti e aggiornamenti su questioni
di disciplina, liturgia, diritto canonico, pastorale, ecc.



Cambiamenti che
sono tutti volti a offrire un servizio migliore all’uomo e al mondo secondo le
diverse circostanze di tempo e luogo.



Bisogna anche aggiungere, per coloro che si
attendono cambiamenti strutturali, che nelle questioni di fede e di morale non
ce ne saranno, perché non sono materia negoziabile o soggetta a referendum.
Quelle costituiscono il patrimonio che Gesù ha lasciato alla sua Chiesa a
favore di tutti i suoi figli. Lei non ha il potere di cambiare quello che non
le appartiene. È certo che Gesù ha dato alla Chiesa anche il potere di “legare
e sciogliere” però non per cambiare la verità della sua dottrina ma al fine di
aggiustare l’applicazione di questa verità, sempre a favore dei suoi figli,
secondo l’adagio “la legge suprema è il bene della anime”.



Quando Gesù andò nella sinagoga di Nazaret, tutti lo
guardarono in un primo momento con stupore e forse anche con simpatia. Però
quando incominciò a dire loro non quello che avrebbero voluto ma quello che
avevano bisogno di ascoltare - gli rimproverò la loro mancanza di fede - il
loro atteggiamento cambiò radicalmente. Da ammiratori si trasformarono in
detrattori e finirono per spingerlo verso il burrone. Da allora, come aveva
profetizzato l’anziano Simeone, Gesù sarebbe stato segno di contraddizione:
avrebbe suscitato amore fino alla follia in alcuni e odio, fino
all’irrazionale, in altri.



La Chiesa, nel corso dei secoli, ha avuto la stessa
sorte
.
In ogni caso, i suoi buoni figli hanno un sesto senso - il “senso della fede”
dicono i teologi- per rendersi conto che se la Chiesa non cambia è perché non
può tradire la sua vocazione di Madre e come tale, non sempre può dare loro
quello che desiderano ma quello di cui hanno veramente bisogno.



Alejandro Ortega Trillo è sacerdote legionario di
Cristo, laureato in filosofia, dottorato in materie umanistiche, conferenziere
e scrittore.



È autore dei libri “Vizi e virtù” e Guerra
nell’alcova”.



Attualmente vive a Roma.



aortega@legionaries.org



www.aortega.org




FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-01-30


 
 


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