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Nemmeno io ti condanno
ITALIA | ATTUALITA | ARTICOLI DI OPINIONE

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Tutti pecchiamo. Lo dice san Paolo in prospettiva teologica e soprattutto per la sua esperienza personale (cfr. Rm 3,9). Tuttavia, per qualche strana ragione, non facciamo che giudicare e condannare gli altri e san Giovanni racconta in proposito un fatto drammatico. Scribi e farisei portano una donna, sorpresa in adulterio, davanti a Gesù. Alla gente che ascoltava il Maestro, si unisce una massa senza volto, composta dai curiosi di sempre, avidi di scandali e pettegolezzi.


Secondo il libro del Levitico bisognava punire l’adulterio con la morte per lapidazione (cfr. Lv 20, 10) e forse gli scribi e i farisei, di cui parla Giovanni, erano gli stessi che, secondo Luca, avevano ascoltato la parabola del figlio prodigo, dopo aver criticato Gesù che accoglieva pubblicani e peccatori. Adesso, di fronte a un delitto chiaro e sentenziato nella Scrittura, quale altra parabola di misericordia potrà inventarsi Gesù, senza violare la legge di Mosè?


Gesù dà una prima risposta, che loro non comprendono: si china in silenzio. «Egli sa – dice il salmo 103 – di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere». Nel suo chinarsi, Gesù ci insegna a essere umili, comprensivi e misericordiosi con coloro che peccano. E il suo silenzio ci ricorda che, senza un motivo valido e adeguato, non dovremmo divulgare gli errori e i difetti degli altri (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2477).


Dice il Vangelo che Gesù «scriveva a terra». Che cosa scriveva? Non lo sappiamo. Però in alcune pagine precedenti, la Bibbia offre alcune indicazioni. La terra simboleggia l’uomo alle sue origini (cfr. Gn 2, 7). Il dito di Gesù evoca il potere creatore di Dio. Basta ricordare l’affresco della creazione dell’uomo, di Michelangelo, nella Cappella Sistina. Se Gesù scrive col dito per terra, non vorrà dire che sta “ricreando” l’essere umano? che gli sta infondendo un cuore nuovo, una legge nuova?


Scrive Ezechiele: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi» (Ez 36, 26-27). E il profeta Geremia: «Questa sarà l´alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: «Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo» (Ger 31, 33).


Nonostante tutto, i farisei continuano ad aspettare una risposta. Gesù allora “si incorpora”. Cioè, parla con tutta la sua autorità, non per condannare ma per difendere. La Bibbia, questa volta qualche pagina dopo, ci dà un’altra dritta per comprendere il vero dramma che si svolgeva in quel momento: «Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: "Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l´accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte”» (Ap 12, 10). Gli accusatori, forse senza pretenderlo, stavano dando voce al Maligno e agendo secondo il suo spirito. Gesù, per dissuaderli, non ha fatto altro che fargli comprendere che anche loro erano dalla parte degli accusati. Quando Gesù si incorporò di nuovo, non ce n’era più nemmeno uno.


La donna, fino a quel momento, non aveva osato nemmeno sollevare lo sguardo per vedere chi fosse Colui che, inspiegabilmente, si era messo dalla sua parte. Quando lo fece, scoprì il volto compassionevole e misericordioso di Dio, davanti al cui sguardo non poteva e nemmeno voleva nascondere nessun segreto. Tutta la sua vita – e non solo le vicissitudini di quel giorno – fu guarita dallo sguardo di Dio. Allora ascoltò le parole più consolatrici che un essere umano, ferito dalle sue stesse mancanze, possa ascoltare dalle labbra di Dio e le più coerenti che possano scaturire dalle labbra di un essere umano, ferito dalla mancanze degli altri: «Nemmeno io ti condanno».


Alejandro Ortega Trillo è sacerdote legionario di Cristo, laureato in filosofia, dottorato in materie umanistiche, conferenziere e scrittore.


È autore dei libri “Vizi e virtù” e Guerra nell’alcova”.


Attualmente vive a Roma.


aortega@legionaries.org


www.aortega.org




FECHA DE PUBLICACIÓN: 2016-03-11


 
 


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