Ricerca   Lingua 
 

La GMG con il Regnum Christi, a Cracovia (Articolo)
Si è conclusa l´Assemblea territoriale del Regnum Christi (Articolo)
Missioni di Settimana Santa 2016 (Articolo)
Assemblea territoriale del Processo di Revisione degli Statuti (Articolo)
La lingua materna dell’Europa è il cristianesimo (Articolo)

Dio prende il centro del mio cuore
ITALIA | ATTUALITA | TESTIMONIANZE
Testimonianza vocazionale di padre Federico Macchi, L.C.


Sono P. Federico Macchi, L. C., religioso della congregazione dei Legionari di Cristo. Sarò ordinato sacerdote il 12 dicembre a Roma, festa della Vergine di Guadalupe. Sono italiano, di Ponsacco, paese in provincia di Pisa ed oggi ho 41 anni.


Riguardare indietro per raccontare alcuni episodi della mia vocazione mi provoca un grande senso di gratitudine per Dio e per la sua Misericordia nei miei confronti. Mi ha preso come peccatore e, come Pietro, che era pescatore, l’ha fatto pescatore di uomini, così ha chiamato me, da ingegnere, per mettere i miei talenti al suo servizio, per collaborare non a un’opera umana, ma per far sì che lo Spirito Santo possa produrre frutti in abbondanza. Gratitudine anche perché continua a confermarmi il suo sostegno e la sua fiducia nonostante la mia debolezza e miseria.


Ho una famiglia cui devo tanto, soprattutto la testimonianza silenziosa di molti atteggiamenti di vita cristiana profonda, che quasi inconsapevolmente, mi hanno trasmesso l’idea di un cristianesimo che non si riduceva a pratiche esteriori, ma era vissuto nella disponibilità e nella generosità, oltre a sani principi quali la lealtà alla parola data e un pizzico di generosità.


Dicevo che sono ingegnere e l’ingegneria è stata in realtà la mia prima vocazione. Infatti, già all’età di sei anni, a domanda rispondevo chiaramente che quella sarebbe stata la mia professione. Ho fatto parte dell’Azione Cattolica Ragazzi, poi, già maggiorenne, sono stato Scout. Eppure, benché sentissi che dare a Dio la sua parte era la cosa giusta, non si può dire che prendessi l’essere cristiano sul serio, fino in fondo. Mantenevo la confessione 2-3 volte l’anno, andavo a Messa, ma non sempre. La gente mi considerava un bravo ragazzo, eppure la mia vita cristiana era piuttosto carente.


L’ingresso in politica, con l’elezione a consigliere comunale, è stata la svolta decisiva nella mia vita. Ho conosciuto allora degli amici di Alleanza Cattolica e con loro ho cominciato a studiare la Dottrina Sociale della Chiesa. La scoperta del suo contenuto, della verità di questo contenuto, mi ha messo di fronte al prendere seriamente e coerentemente tutto il messaggio cristiano. Accompagnato dagli altri militanti ho iniziato un cammino di crescita spirituale, mentre nel frattempo, poco a poco anche la vita umana andava ordinandosi. Ho iniziato a studiare meglio e più a fondo, a prendere voti più alti, a cercare un contatto con Dio più frequente. Ho riiniziato a pregare e presto questa preghiera è diventata un Rosario quotidiano e la S. Messa, e anche la meditazione, quasi ogni giorno.


In poco tempo, per grazia di Dio, ho acquisito quei capisaldi del cattolicesimo che ora costituiscono i pilastri del mio edificio di fede. Certo poi la formazione ha rinforzato il resto e ne ha aggiunti altri, ma quei punti sono ancor oggi per me imprescindibili: meditazione quotidiana, amore per Maria, fedeltà al Papa, necessità della preghiera. Quando poi ho incontrato la Legione, mi sono sentito a casa, ritrovando, da una parte, un ambiente allegro e sereno e dall’altra, serietà e gli elementi della vita spirituale che già andavano preparandosi dentro di me.


Poco a poco sono cambiati anche i miei interessi ed è stato sorprendente per me scoprire che lo studio dell’ingegneria non mi attirava e non riempiva più i miei desideri, come prima. Ora era lo stare con Dio che aveva preso il centro del mio cuore. Proprio mentre stavo per raggiungere la laurea si è insinuata l’idea che forse Dio mi voleva tutto per sé. Pochi mesi dopo, già laureato, ho visitato il noviziato dei Legionari a Gozzano (NO), sul lago d’Orta, dove, come dicevo, mi sono sentito subito a casa.


Non ero, però, ancora pronto per dire di sì alla vocazione. Questo ha richiesto quasi altri tre anni, in cui il Signore continuava a chiedermi di più e io pensavo che fosse sufficiente rispondere cominciando a collaborare un po’ alla formazione in Alleanza Cattolica, facendo il catechista. In realtà posso dire, col senno di poi, che avevo paura di lasciare tutto. Davvero dovevo lasciare una professione promettente, che mi piaceva tanto e per la quale mi ero preparato tanti anni? E poi non avrei dato una delusione ai miei genitori? Era giusto questo? Senza considerare la difficoltà di lasciare le cose che già avevo. Eppure Dio non mi lasciava in pace, finché, anche grazie all’aver ripetuto gli esercizi spirituali ignaziani di una settimana, mi è stato del tutto chiaro che stavo evitando di dare una risposta a Dio. Ho deciso di dargli una possibilità e di essere generoso. Così, in settembre del 2005  sono entrato nel noviziato dei Legionari a Gozzano. Proprio allora si sono presentate le tentazioni più forti e le migliori offerte di lavoro!


È iniziata così la formazione legionaria, che vuol essere una formazione integrale. Non è stato facile, però ci sono punti della nostra spiritualità che mi hanno “preso” tantissimo. Già, dicevo, l’amore per il Papa e per Maria, una certa cura senza affettazione, nella celebrazione. Altri erano la missionarietà della Congregazione, oppure l’uso del tempo, che non deve essere sprecato, perché è una risorsa di cui siamo poveri. Anche il fare della scrivania dove studiamo un altare, aver cura della presentazione esterna, non tanto per vanità, quanto piuttosto per imparare, anche attraverso l’ordine esteriore, a curare quello interiore e, come atto di rispetto verso le persone, dato che neanche nell’aspetto ci apparteniamo, ma apparteniamo ormai a Dio e agli altri. La “benedicenza” ovvero parlar bene degli altri, non derubarli della stima pubblica di cui godono, rivelando i loro errori o i difetti, di cui anche Papa Francesco parla spesso nelle sue catechesi. Questo senza contare i consigli evangelici, ovvero i voti di povertà, castità, obbedienza, cui noi Legionari aggiungiamo quello di non cercare cariche.


È stato un cammino esigente ed è bene che lo sia stato perché le cose belle costano e proprio da questo ricevono anche più bellezza. D’altra parte a Dio dovremmo dare il meglio. Questa esigenza ha portato con sé anche momenti di difficoltà. La prima vera difficoltà è stata adattarsi al ritmo incalzante e stancante del noviziato. In particolare soffrivo il fine settimana, finché ho capito che ero in crisi sempre il lunedì. Interiormente credo che sebbene fossi abituato, quando lavoravo, anche a stancarmi molto, potevo almeno rilassarmi, poi, sabato sera e domenica, staccando, dedicandomi ad altro. Al noviziato invece continuava lo stesso ritmo e fatto salvo il poter parlare nel pranzo della domenica, di tempo libero ce n’era ancora meno.


Sono stato poi a Salamanca per gli studi umanistici, quindi a Roma per studiare filosofia nel nostro ateneo. Quindi nel 2010 sono stato inviato per due anni in Messico, prima nella città di Puebla, poi, il secondo anno, a Mérida (Yucatán).


Altro anno difficile è stato il primo di tirocinio in Messico, dopo aver terminato gli studi di filosofia a Roma. Alla completa comprensione della lingua e della cultura, come si richiedeva per essere direttore spirituale nel nostro liceo, si è aggiunta lì una difficoltà nel rapporto con alcuni confratelli religiosi. Devo qui dire però che almeno fino ad allora i rapporti coi confratelli erano stati eccellenti e dopo sono tornati ad essere molto sereni. In quel frangente però sono stato invitato da alcuni religiosi a “non aver paura del superiore”, in altre parole a non essere obbediente, quando per me, come insegnano tutti i maestri spirituali della Chiesa, era questa la virtù principale per un religioso. La mia risposta è stata pronta:  non avevo lasciato tutto per andare a fare quello che mi pareva. Da quel momento il clima tra di noi si è via via rarefatto e così sono cambiate anche le nostre relazioni, tant’è che potrei dire che eravamo  coinquilini piuttosto che confratelli. Ho superato quel momento mantenendo la fiducia nel superiore, che stimo personalmente, ma soprattutto per fede. L’ho corroborato con un incremento importante della preghiera. In pratica già allora avevo fatto mia la profonda convinzione che questi elementi dovevano essere immancabili e soprattutto erano sicuri per guidare la nave in mezzo alla nebbia. Proprio questo insegnano le regole per il discernimento di Sant’Ignazio, nei suoi esercizi spirituali, e anche ad incrementare preghiera, i sacrifici, la dipendenza dal superiore nei momenti di desolazione.


Eppure devo riconoscere che questo, come altri momenti difficili, sono quelli che più mi hanno aiutato a crescere spiritualmente. Diventavo spesso nervoso, oppure ero dispiaciuto e ho compreso in questo, quanto fosse grande, in me, la vanità, evidente soprattutto nella domanda che sembrava guidare le mie azioni “che cosa penseranno di me?”. Ne è nato un percorso di formazione che mi ha reso più sereno e allegro, più cordiale e che, allo stesso tempo, richiederà vigilanza per tutta la vita.


Ricordo anche molti momenti belli, le gioie spirituali che talora il Signore concede, la consapevolezza di aver donato un poco di serenità con un consiglio buono, e anche le missioni nei villaggi poveri, in Messico. Ricordo in particolare, la conversione, dopo le missioni in Messico, di due ragazzi uno di 15 e l’altro di 16 anni, che hanno chiesto l’uno la prima Comunione e l’altro il Battesimo e la Confermazione.


Nel cammino,  ho potuto varie volte constatare l’accompagnamento di una presenza materna. Sono intimamente persuaso del fatto che Maria abbia a cuore il mio percorso e si sia mostrata, in maniera chiara, in momenti decisivi, in cui il suo aiuto era necessario per prendere la strada giusta. Mi piace pensare che si debba alla consacrazione a lei che ho fato tanti anni fa. E d’altra parte, la formazione e la spiritualità legionaria mi hanno insegnato a vedere, in Lei, il modello di ogni virtù che il cristiano dovrebbe avere.


Molte altre cose si potrebbero dire. Oggi mi trovo a un passo dal sacerdozio, desideroso di donarmi di nuovo alla missione che Dio mi va mostrando, con lo stesso entusiasmo di quando ero novizio. Certamente le condizioni sono cambiate. Ho molte più responsabilità e nel tempo l’allentamento del controllo esterno ci ha permesso di maturare con più forza le nostre convinzioni e di essere più in grado di autodeterminarci per quel che è migliore. Questo senza mai pensare che l’aiuto di un buon direttore spirituale e di tutti i mezzi di cui detto anche più sopra, in primis dei sacramenti, diventino meno necessari.


A chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, chiedo di pregare per me, per compiere sempre la Volontà di Dio nel ministero sacerdotale e nelle prossime pagine che il Signore vorrà scrivere con la mia povera vita.


Vostro in Cristo e Maria, Federico Macchi, L.C.


 


Padre Federico sarà ordinato sacerdote il prossimo 12 dicembre, festa della Madonna di Guadalupe, a Roma, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, dalle mani del card. Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero.





FECHA DE PUBLICACIÓN: 2015-12-04


 
 


Seguici :   
Sito promosso dalla congregazione dei Legionari di Cristo e dal movimento Regnum Christi, al servizio della Chiesa.
Copyright 2011, Legione di Cristo. Tutti i diritti riservati


¿Deseas agregarDio prende il centro del mio cuore a tus favoritos?
  -    No