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| “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45) | |
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Che cos’è la Settimana Santa?
La Settimana Santa propriamente detta, incomincia
a partire dalla domenica delle palme e finisce con la
Pasqua del Signore nel giorno della Risurrezione. I giorni più
importanti, nei quali la Chiesa ricorda in un modo speciale
i misteri di Gesù, sono il Giovedì, il Venerdì ed
il Sabato Santo ed il più significativo di tutti, la
Domenica di Pasqua.
Il giovedì santo è il giorno
in cui tutta la Chiesa rievoca l’Ultima Cena di Gesù,
nella quale viene resa presente l’Eucaristia; secondo i Sinottici, l’Ultima
Cena è avvenuta nella ricorrenza della Pasqua ebraica. S. Paolo
nella sua lettera ai Corinzi ci dice: “ Il Signore
Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane
e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo
è il mio corpo, che è per voi; fate questo
in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato,
prese anche il calice, dicendo: Questo calice è la nuova
alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne
bevete, in memoria di me” (1 Cor 11,23-26).
Gesù quando ci dice: “Il Figlio dell’uomo non è venuto
per essere servito, ma per servire e dare la propria
vita in riscatto per molti” (Mc 10,45), ci vuole far
capire che la sua passione è un servizio spinto sino
all’estremo. L’Eucaristia è Gesù che si mette a nostra disposizione.
Egli si fa nostro cibo, nostra bevanda. Non è possibile
mettersi al servizio di un’altra persona in un modo più
completo e più perfetto di questo. Il vangelo di questo
giorno, riferisce un altro episodio di quella serata in cui
Gesù venne tradito; il Signore, in atteggiamento di servizio e
di un’umiltà sconvolgente, lava i piedi ai suoi discepoli, dandoci
l’esempio di come anche noi dobbiamo servire i nostri fratelli
facendoci umili e semplici in ogni momento.
Durante
il Venerdì Santo la Chiesa ricorda la passione, la morte
e la sepoltura di Gesù. Il vangelo di Giovanni ci
dice che Gesù si trova nel giardino del Getsemani e
vengono a prenderlo; è una situazione drammatica ed umiliante. Gesù
che è il Figlio di Dio, vero Dio e vero
uomo, la seconda Persona della Santissima Trinità, viene considerato come
un malfattore e Lui non fa altro che accettare ed
amare la volontà del Padre.
Quando è interrogato dal
sommo sacerdote, Gesù risponde con una grande dignità a tutte
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| “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”(Gv 18,23) | |
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le accuse che gli facevano: “Perché interroghi me? Interroga quelli
che hanno udito ciò che ho detto loro” (Gv 18,21)
Dopo che viene schiaffeggiato ingiustamente, gesto estremamente umiliante per Lui,
Gesù risponde con grandissima distinzione: “Se ho parlato male, dimostrami
dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi
percuoti?”(Gv 18,23)
Una volta che Gesù è condannato a
morte, a causa della cecità dei farisei e della codardia
di Pilato, dopo essere stato condotto sul Golgota, viene crocifisso
assieme a due malfattori. Sulla croce Gesù manifesta ancor di
più il suo amore profondo ed eterno verso di noi,
quando, vedendo la Madre ed il discepolo amato, ce la
affida, perché sa che noi abbiamo bisogno del suo amore
e del conforto della Madre. Dopo questo momento Gesù può
finalmente dire:“Tutto è compiuto!” (Gv19,30).
Il sabato santo è
un giorno in cui la Chiesa ci invita ad aspettare,
assieme alla Madonna, in religioso silenzio, il grande avvenimento della
Resurrezione; è un giorno in cui possiamo imparare da Maria
a meditare sui misteri del Signore come (lo) faceva lei
che “serbava tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 3,51).
In attesa di poter recitare con gioia nella Veglia pasquale:
“O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il
tempo e l’ora in cui Cristo è risorto (…)”.
Il
sacrificio di San Massimiliano Maria Kolbe che imita Gesù.
San Massimiliano
Maria Kolbe OFM, (1894-1941) era un sacerdote polacco arrestato nel
1941. E’ stato rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz
a causa della grande carità dimostrata verso migliaia di profughi
di guerra, tra cui moltissimi ebrei, assistiti presso il convento
di Niepokalanow (La Città di Maria).
Una sera
verso la fine di luglio, con lo squillo delle sirene,
fu segnalata un´avvenuta evasione. In questi casi, al fine di
scoraggiare ulteriori tentativi, si procedeva a rinchiudere dieci prigionieri scelti
a caso nelle cosiddette celle della fame e morte.
Franciszek
Gajowniczec era uno dei detenuti scelti per l´invio nelle celle
della morte.
Quando fu scelto , Franciszek urlò:
“Cosa ne sarà della mia povera moglie e dei miei
figli ?" . Udendo questo lamento disperato, Massimiliano si fece
avanti e chiese di poter prendere il posto di questo
uomo. Dal momento che i nazisti preferivano tenere in vita
un giovane lavoratore piuttosto che un anziano prete, accondiscesero alla
richiesta e Massimiliano fu avviato al Blocco 13 insieme alle
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| San Massimiliano Maria Kolbe OFM, subì il martirio il 14 agosto 1941 nel campo di Auschwitz | |
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altre nove vittime innocenti.
Il Blocco 13 era costituito
da un insieme di celle sotterranee scarsamente areate, dove i
detenuti morivano lentamente per mancanza d’acqua e cibo.
Per
due settimane Massimiliano recitò preghiere e cantò per cercare di
alleviare le sofferenze dei suoi compagni. Il suo solo fine
era di aiutarli. Ogni volta che la porta della cella
veniva aperta, i nove piangevano supplicando disperatamente acqua e cibo,
che tuttavia venivano negati.
Massimiliano non chiese mai nulla,
né mai si lamentò. Cercò, in questa tragica circostanza, di
dar conforto ai suoi compagni di cella.
Lentamente, uno
alla volta, i prigionieri morirono, ma Massimiliano sopravviveva insieme altri
quattro. Alla fine i carcerieri decisero che il tempo era
ormai scaduto, e che comunque la cella dovesse essere utilizzata
per altri detenuti.
Così, dopo quindici giorni di
agonia per fame e sete, fu chiamato il capo dell´infermeria
del campo, un criminale comune, che praticò a Massimiliano ed
agli altri sul braccio sinistro un´iniezione letale di acido fenico
assicurando a loro una morte dolorosa.
Massimiliano, pregando, offrì
il suo braccio al boia morendo martire il 14 agosto
1941, il corpo venne cremato insieme a quello delle altre
vittime del campo di sterminio. Le sue ultime parole furono:
“Ave Maria!”.
Franciszek, l´uomo al quale Massimilano salvò la
vita, e´ morto nel 1995, a distanza di 53 anni
dal sacrificio del sacerdote polacco.
Ha trascorso tutti questi
anni onorando la memoria di Padre Kolbe, che rinunciò alla
sua vita per lui.
Un interprete riferì che Franciszek,
approssimandosi la fine dei suoi giorni, gli disse: “
Sino a
quando avrò respiro considererò mio dovere far conoscere a tutti
l’eroico atto d´amore di Massimiliano Kolbe”.PadreMassimiliano Maria Kolbe
è stato proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1982;
la festa liturgica ricorre il 14 agosto, giorno della sua
morte terrena.
Propositi concreti.
Senz’altro il sacrificio di San Massimiliano Kolbe è
un esempio estremo di amore, il quale imita l’amore di
Cristo per ognuno di noi; ciò non vuol dire che
noi cristiani siamo chiamati a vivere un sacrificio di questo
tipo, ma a vivere piuttosto le virtù che ci fanno
assomigliare di più a Gesù, “morendo” a noi stessi, con
il fine che Cristo viva di più in noi.
Con l’aiuto del nostro Socio, che è lo Spirito Santo,
potremmo vedere quale di questi propositi, Dio vuole che ci
sforziamo di vivere, con l’unico desiderio di amare un po’
di più Gesù nella nostra vita:
- Cercare di parlare sempre bene
degli altri, senza mai sparlare o criticare le altre persone
anche su aspetti che oggettivamente non sono corretti. Fare lo
sforzo di far risaltare le qualità degli altri, facendo silenzio
sui loro difetti.
- Credo che la passione di Gesù ci può
insegnare a non emettere mai giudizi negativi interni o esterni
sulle altre persone, consapevoli che noi non siamo nessuno per
giudicare ed anche coscienti della necessità di fare la distinzione
tra il peccato (sempre da condannare) ed il peccatore che
necessita della misericordia di Dio e della nostra comprensione.
- Fare lo
sforzo di accompagnare Gesù in un modo più costante e
fervente durante le nostre giornate; facendo, ogni tanto, qualche visita
eucaristica in una Chiesa, oppure pregando una decina del S.
Rosario per un’intenzione che ci sta a cuore, o leggendo
ogni giorno alcuni versetti della Bibbia per alimentare la nostra
fede, speranza e carità con la Parola di Dio.
- Fare uno
sforzo più costante di vivere la pazienza con gli altri
ad esempio di Cristo, che durante la sua passione, non
si è mai lamentato.