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Vita spirituale

Lo stile di vita proposto ai membri [Del Movimento Regnum Christi ] è quello dell’adesione fedele a Cristo e alla Chiesa, un cristianesimo attivo ed entusiasta nell’amore, che stimola la comunione nella Chiesa, con un profondo slancio missionario, capace di trasmettere al mondo la fede e la speranza mediante l’annuncio della Parola e la solidarietà evangelica. Il Regnum Christi, come movimento ecclesiale, non può prescindere dall’avere tali caratteristiche, proprie della perenne giovinezza della Chiesa sostenuta dall’azione costante dello Spirito Santo su di Essa. (MMRC n. 21).


Meditazione
2012-02-27

Ama il prossimo tuo
MESSICO | VITA SPIRITUALE | SPIRITUALITà

Vangelo

Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Lettura

Gesù amava insegnare narrando racconti facili da ricordare, comprensibili da tutti, capaci di toccare il cuore: sono le parabole. Una di esse è riportata dal Vangelo di quest’oggi e descrive solennemente la scena del giudizio finale, quello che ciascuno di noi riceverà alla fine della sua vita e che Gesù, giudice giusto e misericordioso, confermerà alla fine dei tempi, al suo ritorno. Questa parabola vuole scuoterci ed invitarci a praticare con generosità l’unica cosa che conta nella vita: la carità!

Meditazione

«La Bibbia si spiega con la Bibbia», dicevano gli antichi Padri. E nella Bibbia è scritto: “se rifletti su ciò che accade alla fine della tua vita non commetterai mai peccati”. Nel Catechismo sono elencati i cosiddetti “novissimi”, una serie di verità della fede. Queste sono: la nostra morte, il giudizio che riceveremo, la beatitudine del Paradiso o la dannazione dell’inferno, il ritorno di Gesù alla fine dei tempi, il giudizio universale, il rinnovamento del cielo e della terra trasfigurate per sempre nella pace e nella gioia. Queste dolcissime verità ci sono ricordate dalla parabola di quest’oggi. Essa però ci carica anche di responsabilità. Il giudizio che riceveremo, infatti, sarà benevolo e misericordioso a condizione che avremo praticato la benevolenza e l’indulgenza, in altre parole, la carità verso i nostri fratelli, senza operare distinzione tra chi è amabile e chi non lo è. «Alla fine della vita, saremo giudicati solo sull’amore», ci ammonisce san Giovanni della Croce. Nessun gesto di carità, anche il pù piccolo e nascosto, rimarrà senza premio. Ognuno di noi può fare qualcosa. E allora, senza esitazioni, dilazioni o giustificazioni, diamoci da fare! La carità si può compiere in tanti modi, soccorrendo coloro che hanno bisogno di aiuto per le loro necessità materiali, cibo, abitazione, salute, e coloro che hanno bisogno di aiuti spirituali: consolazione, insegnamento, preghiera. Che bella la storia della Chiesa del passato e del presente: la carità dei santi ha fatto miracoli! E dinanzi alla carità dei santi tutti, anche i non credenti, si inchinano e rimangono pensosi ed ammirati, com’è accaduto, per esempio, nella vita della Beata Madre Teresa di Calcutta e in quella di tanti altri.

Preghiera

Signore, insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l’amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto. (Beata Madre Teresa di Calcutta)

Agire

Compirò una delle opere di misericordia corporale o spirituale. Se non ricordo quali siano consulterò il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2247) o quello antico di san Pio X.


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DATA DI PUBBLICAZIONE: 2012-02-27


 
 


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