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Il passaggio del Vangelo di Luca
è uno dei più significativi della professione di fede cristiana,
perché è Gesù stesso a chiederla, in modo
esplicito, agli apostoli, riuniti intorno a Lui. San Matteo ci
informa che erano riuniti nella regione di Cesarea di Filippi
(Mt 16, 13-20). San Luca parla di “un
luogo appartato” e aggiunge che erano per lì “pregare”. I
discepoli erano con Lui, lo osservavano, forse cercavano di imitarlo,
ma non osavano disturbarlo. Dopo la preghiera, Gesù li raggiunge
e pone loro una questione: “Chi sono io secondo la
gente?”. I discepoli rispondono con sincerità ciò che essi stessi
avevano udito dagli altri: un profeta, la cui missione è
in continuità con la linea profetica a cominciare dal grande
profeta Elia il cui cuore bruciava dello zelo per la
gloria di Dio e che confessava da solo, dinanzi ai
profeti di Baal la fede nell’unico Dio di Israele (1
Re 18, 36); san Giovanni Battista, che è stato ucciso
da Erode per istigazione di Erodiade, la moglie di suo
fratello.
Gesù ripete
la domanda ma
questa volta la indirizza ai suoi discepoli. È sempre difficile,
per il seguace di un maestro o di un profeta,
dire con precisione chi sia il suo maestro. Così i
discepoli tacciono, finché il silenzio è rotto dall’impetuoso Pietro, che
senza esitare confessa che Gesù è “il Cristo di Dio”,
l’Unto di Dio. Questa è una vera e propria professione
di fede in quanto Pietro sta confessando il carattere messianico
di Gesù che è di enorme portata. Il Messia, il
Liberatore di Israele, era la figura che doveva venire alla
fine dei tempi a salvare Israele. La profezia di Ezechiele
aveva preannunciato un nuovo pastore che, nella linea del re
Davide, doveva venire come re in nome di Dio (Cfr.
Ez 34, 23-24) e che doveva inaugurare un’era messianica dove
si sarebbe manifestato con splendore il potere di Dio.
Pietro usa parole semplici che danno significato
profondo all’identità di Gesù; sono parole di grande densità che
gli sono state rivelate del Padre (Mt 16,
17). L’espressione di fede di Pietro può diventare la nostra,
in questo Anno della Fede, riconoscendo Cristo come vero Dio
e vero uomo, confessione che è di scandalo per i
Giudei, stoltezza per i Gentili, ma per coloro che sono
stati chiamati, sapienza di Dio e forza di Dio (Cfr.
1 Cor 1, 21). Non bisogna avere paura
di confessare, nel nostro mondo secolarizzato, Cristo Signore come vero
Salvatore del mondo. Questa è l’essenza del messaggio cristiano, per
questo Giovanni e gli altri evangelisti scrissero i Vangeli. Giovanni
dirà alla fine del suo che i segni da lui
raccontati “sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il
Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la
vita nel suo nome”. Non temiamo di proclamare con chiarezza
e convinzione la nostra fede in Cristo, in questo anno
dedicato a conoscerla meglio e a offrirla al mondo come
un regalo.
Anche
a noi Gesù
chiede nell’intimo del nostro cuore e della nostra coscienza: “Chi
sono io per te?” e aspetta la nostra risposta, una
risposta di fede, di coraggio, di abbandono. Anche il mondo,
che attende con ansia Cristo, aspetta la nostra risposta personale.
Dal Vangelo secondo Luca
9, 18- 21
Un giorno, mentre Gesù
si trovava in un luogo appartato a pregare e i
discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono
io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il
Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti
che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che
io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di
Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a
nessuno.