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| Laura, in classe con i suoi alunni. | |
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In occasione dell’annuale corso di formazione che
vede impegnati i docenti dell’Highlands Institute e dell’Irish Institute, a Roma, abbiamo incontrato un’insegnante della scuola
dell’infanzia.
La scuola riveste un ruolo
sempre più importante nella vita della famiglia e anche di
questo si parlerà al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, a Milano dal 30 maggio 2012.
Laura Colarossi è assistente all’infanzia presso la
scuola Highlands Institute a Roma. Ha conseguito
la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione presso
l´università La Sapienza di Roma con l´elaborato di laurea in
Storia della scuola, dal titolo: “La sfida educativa. Il centro
ICIF e le sue proposte” nel quale ha affrontato, in
particolare, il tema dell’insegnamento nella scuola cattolica e le peculiarità
del metodo delle scuole guidate dalle consacrate del Regnum Christi, con particolare riferimento all´attenzione personalizzata,
all´educazione integrale e ai metodi e strumenti didattici innovativi ed
efficaci adottati da tali scuole.
Il Papa nel mese di settembre chiede di pregare per
i docenti, perché?
Penso che in questo
periodo di forte crisi educativa e dei valori in generale,
la funzione del docente sia particolarmente difficoltosa perché l’insegnate oggi
non si limita a trasmettere ai propri alunni esclusivamente nozioni
didattiche bensì affianca la famiglia nella formazione e nell’educazione dei
bambini e dei ragazzi. Possiamo in tal senso affermare che
quella del docente è divenuta più una missione che una
professione, una vera e propria vocazione all´educazione, il docente quindi
si impegna, con la stessa energia di un genitore, a
trasmettere ai propri alunni una buona istruzione e una solida
educazione.
Qual è l’aspetto più
bello del lavoro di insegnante?
Ce ne
sono tantissimi! Direi, in particolare, il rapporto che si crea
con ogni singolo alunno, la figura che il docente rappresenta
per ciascuno di loro e tutto quello che questo rapporto
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| L’Highlands Institue, in via della Scultura, Roma EUR. | |
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di estrema fiducia reciproca comporta.
Qual è il “valore aggiunto” della scuola cattolica nella società
di oggi?
Senza nulla togliere alle altre
scuole e ricordando che tutti gli istituti scolastici collaborano al
perseguimento dello stesso fine, la mia esperienza nella scuola cattolica
mi porta ad affermare che è peculiare di essa il
modo in cui si rivolge all’alunno nell’ottica della formazione integrale
offrendogli mezzi solidi ed efficaci per fronteggiare la crisi educativa
e di valori del momento, colmando a volte lacune affettive
e di formazione e quindi assumendo un ruolo prezioso, all’interno
della famiglia, senza però sostituirsi ad essa ma collaborando in
modo costante.
Che ostacoli ha
incontrato nella sua carriera di insegnante?
Iscrivere
un bambino in questo tipo di scuola presuppone la piena
conoscenza e condivisione del progetto educativo da parte dei genitori,
in tal senso, nella maggior parte dei casi la famiglia
fa un atto di grande fiducia nei confronti dei docenti
e dello staff direttivo; a volte però, per diverse motivazioni,
è difficile stabilire questa stretta collaborazione e la difficoltà di
dialogo e quindi di piena fiducia tra genitori e docenti
può creare grandissime difficoltà nel percorso di educazione e istruzione
dell´alunno.
Quando vengono a crearsi queste situazioni,
la scuola se ne fa carico e risponde sempre con
una grande apertura e disponibilità per il bene delle famiglie
e di ogni singolo alunno, cercando di attuare, nel migliore
dei modi, con ognuno di essi il proprio progetto educativo.
Cosa si augura per la
scuola in Italia?
Vorrei che ci fosse
più collaborazione tra la scuola cattolica e quella pubblica. Sebbene
i due modelli condividano gli stessi obiettivi, relativamente alla didattica,
credo sia oggi necessario condividere anche un unico progetto educativo
che curi il sostegno delle giovani generazioni e delle loro
famiglie spesso caratterizzate da difficoltà di ogni genere.