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La Domenica, un dono per la famiglia
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Piccoli gesti d’amore per riscoprire il valore della festa.

Domenica come dono

Di Adria Vattuone

L’incontro delle famiglie col Santo Padre a Milano, ha posto l’attenzione, tra l’altro, sul significato del giorno della domenica e su come oggi viene vissuta. Per una famiglia che desidera vivere appieno la propria vocazione cristiana, è necessaria la consapevolezza del cammino che sta intraprendendo e la meta che vuole raggiungere per poter dare un significato profondo e ricco ad ogni momento trascorso. La Domenica è un tempo speciale, vediamone alcuni aspetti, per aiutarci a viverlo in un modo altrettanto speciale.

Domenica: tempo di benedizione. Nella Creazione, il 7° giorno, Dio porta a compimento il lavoro che ha fatto: è il momento del riposo, in cui comunica la benedizione a tutta la Creazione. La domenica, per noi, è il giorno in cui presentiamo a Dio i frutti del nostro lavoro e della nostra settimana: offriamo al Signore il nostro impegno e la nostra fatica, la nostra generosità di provvedere alla famiglia, affinché sia Lui a coglierli e farli fruttificare. Forse le nostre mani ci potranno sembrare vuote, forse ci potrà sembrare di non aver nulla da offrire, ma Lui sa meglio di noi ciò che forse noi non vediamo.

Suggeriamo ai nostri figli di offrire la loro settimana, le loro piccole sconfitte e delusioni, le loro grandi conquiste, i loro sogni, e insegniamogli a  riconoscere e ringraziare dei doni ricevuti (la coccola di un genitore, un gesto generoso di un amico, un buon voto a scuola, etc).

Domenica: tempo di incontro con Dio. Abbiamo offerto la nostra settimana e i doni che Lui stesso ci ha dato, ora è il momento di chiedere di donarci Lui stesso! E quale migliore e unico momento per incontrarlo personalmente e ricevere questo straordinario dono, se non la S. Messa?

E come facciamo a riceverlo al meglio? Pensiamo a quanta preparazione noi genitori facciamo per organizzare una festa di compleanno, quanti dettagli da considerare e quanta attesa da parte dei nostri figli prima di scartare i regali. E così deve essere la preparazione della S. Messa domenicale per giungere all’incontro con Dio e ricevere il Dono.

Questa attesa si deve insegnare ai figli, giungendo puntuali, facendo una buona confessione, predisponendo l’animo anche attraverso un semplice momento di preghiera: Signore, sono qui dove Tu mi vuoi, per stare con te, per imparare a conoscerti meglio, per ricevere il dono che Tu mi hai preparato, per ricevere la forza per fare la Tua volontà durante la settimana, per saper offrire tutte le mie sofferenze e preoccupazioni, per imparare a gioire per le cose che ho.

Domenica: tempo di riposo … nel Signore. Spesso la domenica si è presi dal vortice di tutte quelle cose che non siamo riusciti a fare durante la settimana e che concentriamo la domenica perché è spesso ritenuto l’ultimo giorno disponibile prima di ricominciare la settimana e, quindi, come se fosse il tutto per tutto! (stirare i panni perché se no chi lo fa, guardarsi in pace la televisione, uscire per forza perché si è stati chiusi in casa tutta la settimana, ecc.). Molti problemi di coppia si scatenano il fine settimana, perché ciascuno non vede realizzate le proprie aspettative. Il tempo di riposo, quindi, non deve essere visto come un tempo da riempire o un tempo libero individuale ma, al contrario, un tempo di qualità, in cui si cerchino delle attività nelle quali la famiglia possa riscoprire sé stessa ed il piacere di stare insieme (gioco di società tutti insieme, visita ad un parco per apprezzare le meraviglie del Creato, ad una città antica, ad un museo per bambini) e possa crescere nell’amore a Dio (pellegrinaggio ad un Santuario e picnic sul prato, visita ad un monastero, etc.).

Domenica: tempo di relazioni da costruire. Il ritrovarsi insieme, spesso dopo una settimana disgregante, si deve trasformare in una risorsa per andare alla scoperta dell’altro, scoprirne la ricchezza e saperlo maggiormente apprezzare. Tempo di ascolto, in cui ci si interessa di cosa pensa e cosa soffre. Tempo di comunicazione, in cui si scende in profondità e si affrontano temi arricchenti. Tempo di condivisione, in cui si partecipa la propria vita all’altro, i propri sogni, le proprie mete. Tempo di valorizzazione, in cui ci si impegna a capire come si può far più felice l’altro, distogliendo lo sguardo da se stessi. Tempo di “benedicenza”: in cui si presta attenzione ad evitare la critica sterile, ad insegnare a se stessi e ai figli come si scopre il bene nell’altro solo non parlandone male e trovandone i lati positivi.

 Domenica: tempo di donazione. Dio ci ha offerto il Suo Dono: impariamo ad offrire noi stessi, pensando, in concreto, a cosa possiamo fare per l’altro, cosa gli sarebbe gradita. I doni che possiamo offrire, sono i nostri talenti e abbiamo per essi una responsabilità nei confronti di Dio e del prossimo. Non li sprechiamo, mettendo il pilota automatico che ci conduce inermi per la vita, ma scopriamoli ed utilizziamoli per farla fruttificare. La tentazione di dare tutto per scontato, poi, affievolisce spesso il senso di riconoscenza e gratitudine: approfittiamo per dire grazie a chi ci offre il suo dono, magari mal incartato e non apprezzato, ma fatto con amore disinteressato (come la preparazione di una pasta scotta, il maldestro tentativo di collaborare facendo perdere più tempo, etc.).

Domenica: tempo di apertura agli altri. La Domenica può divenire un giorno in cui ci si apre, in maniera particolare, a riconoscere ed alleviare il bisogno (materiale, spirituale, affettivo) di chi ci sta vicino. E mai insegnamento più grande per i figli vedere la propria famiglia unita nell’uscire fuori da se stessa e protendersi all’esterno. Offriamo la propria collaborazione andando a visitare i bambini di una casa famiglia, gli anziani di una casa di riposo, aiutando la propria parrocchia nell’animazione, andando a trovare famiglie in difficoltà e solitudine, aprendo la propria casa per ospitare momenti di preghiera, come ci suggeriva Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, etc.

Non pretendiamo di cambiare in un attimo la nostra vita e non ci scoraggiamo davanti al silenzio e all’incomprensione, ma poniamoci piccole mete concrete e piccoli gesti d’amore che, posti nelle mani della Madonna, possano nel tempo contagiare e portare i suoi frutti d’Amore.

L’articolo è stato pubblicato su “Maria di Fatima”, luglio-agosto 2012, pp. 20-21.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2012-10-17


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