di Emilia Vaccaro Belluscio
Ci sono esperienze, nella
vita, che capitano senza un vero e proprio disegno da
parte nostra.
Sono
quelle esperienze che non si cercano e che contestualmente ci
trovano impreparati proprio perché non le abbiamo mai inseguite.
Tuttavia, proprio per questo
motivo, possiamo affrontarle con la mente libera da preconcetti e
aspettative.
Mi hanno detto
che sono una volontaria ma ancora non ci credo. Forse
perché nella mia forma mentis il volontario si dedica anima
e corpo a un progetto, e non fa solo qualche
giorno a settimana. Eppure, per gli ultimi due
anni, mi sono recata presso due case famiglia per bambini
in difficoltà.
Apparentemente non
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| Emilia Vaccaro Belluscio, volontaria di Angeli per un giorno a Milano | |
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c’è nulla di affascinante: si percepiscono il disagio, il bisogno
di affetto.
Ciononostante,
affascinante lo può diventare, se sappiamo diventare da semplici spettatori,
attori o semplici comparse. Scrivo questo piccolo riassunto dopo due
anni. Nel primo ho avuto il tempo di somatizzare quanto
avevo visto e mantenere un contatto con chi avevo incontrato.
Nel secondo ho potuto soppesare meglio la realtà che bisogna
saper guardare ed ascoltare perché questo significa rimanere aperti alla
vita ed accordare rispetto. Del resto, senza rispetto, nessuna relazione
umana può funzionare normalmente. Ci sono aspetti in un “viaggio”
del genere, che possono frustrare le nostre iniziali buone intenzioni
e sono spesso da attribuire a quelle intuizioni che crediamo
valide, ma che sono valide solo nel nostro mondo.
Quando mi venne chiesto
per quale motivo ero intenzionata ad abbracciare questa causa, risposi
in maniera pragmatica e un po’ tiepida, un po’ come
sono solita fare quando non ho ancora individuato il vero
perché. Oggi posso dire che l’ho fatto per amore!
Ho ricevuto e ricevo molto
da questa esperienza e credo di avere dato altrettanto. Mi
sono arricchita, constatando aspetti che solo una visione diretta riesce
a fissarsi in maniera concreta e ho avuto il piacere
di essere accettata semplicemente come donna.
Porto con me una galleria di immagini
e sfumature che non coinvolgono solamente i bambini, ma soprattutto
gli adulti, perché in fin dei conti, un bambino, si
adatta a ciò che c’è, mentre è nell’adulto che si
vede il risultato.
Ci troviamo di fronte a situazioni familiari inimmaginabili e non
è facile trovare un modo per approcciarsi a loro… ho
cercato e cerco semplicemente di sorridere e di giocare con
i bimbi sperando di farli divertire il più possibile. Le
fragorose risate sono delle conferme validissime e più che soddisfacenti!!
Inizialmente sembravano intimoriti poi hanno cominciato ad aprirsi e a
farci mille domande.
Cercano
le nostre mani, i nostri capelli, i nostri sguardi. È
difficile spiegare il senso che la tua vita assume in
quei momenti. Ti rendi conto di quanto poco basti per
farli felici e di come abbiano bisogno di sentirsi coccolati.
Vorresti avere più braccia, più mani, vorresti stringerli tutti e
donare a tutti loro un pezzetto. Nella comunità l’età varia
dai 6 anni agli 11 anni ed a voler stare
con noi sono soprattutto i più piccoli.
Col passare dei giorni i bambini ti vedono
sempre di più come una figura verso cui andare, con
cui stare anche fermi purché possano stringere un pezzo del
tuo braccio, della tua mano o della tua gamba e
quando capisci quale sia la loro vita fuori dalla comunità,
allora capisci perché quel momento che tu puoi regalare loro
di tenerezza e di amore diventi per loro così speciale.
I giorni con loro volano, una domenica dopo l’altra
e le cose da raccontare sarebbero tantissime: lo
sguardo di questi bimbi, i loro baci, i loro abbracci
scaldano il cuore in questa nostra realtà in cui ci
pare di avere tutto, ma in cui ci perdiamo anche
tanto.
Se questi
bambini ricorderanno, da grandi, una donna “alta” che per qualche
giorno si dedicò a loro, allora vuol dire che volontaria
lo sono stata veramente.