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"Thank you" Calcutta!
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Roberta racconta la missione con l’ONG V.I.D.A.: "L´India mi ha fatto capire cosa vuol dire un grazie".

«Partendo da casa con la gioia nel cuore di provare nuove esperienze, sono arrivata alla fine di questa meravigliosa “vacanza” a Kolkata (Calcutta) in India, dopo 22 giorni di volontariato, in supporto alle strutture create da Madre Teresa.

Solo vivendo questa esperienza si capisce la bellissima frase di Madre Teresa, e che da sola spiega cosa mi ha portato là più di mille discorsi: "Essere non amati, non voluti, dimenticati. È questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare".

Ho dovuto affrontare, oltre al lungo viaggio per arrivarci (quasi due giorni tra voli e attese negli aeroporti), un caldo umido insopportabile, il rumore frastornante del traffico della città, il maleodorante olezzo delle fogne e delle discariche a cielo aperto, e la densità incredibile di esseri umani, cani e altri animali che affollano e giacciono sui marciapiedi e che rendono anche difficile transitare per le strade e raggiungere i luoghi in cui prestare la nostra opera.

Con gli altri volontari dell’ONG V.I.D.A., che da diversi anni lavora in India, abbiamo svolto la nostra opera con metodo e organizzazione, che ci ha dato la possibilità di esprimere al meglio in nostro voler operare per il prossimo.

Alla cosiddetta “Mother House”, il l’Istituto di formazione delle Missionarie della Carità, in cui si preparano a svolgere la loro missione più di cento suore, siamo stati registrati ed assegnati alle varie attività di volontariato.

Ho avuto la mia prima assegnazione al centro “Nirmala Shishu Bhavan”, in Calcutta. È un dispensario medico gestito dalle Missionarie della Carità dove, per alcuni giorni, ho provveduto a medicare le lesioni e ferite dei poveri che vivono in strada, somministrando loro anche le terapie mensili prescrittegli dal medico, anche a seguito delle loro patologie causate dall’alta incidenza di TBC. Qui ho potuto fornire il mio contributo professionale, essendo infermiera libera professionista che si occupa di assistenza domiciliare integrata in Lombardia, dando a quelle persone la stessa assistenza riservata ai miei pazienti italiani.

La mia opera è stata richiesta anche presso il Centro “NIRMAL HRIDAY” di Baruipur, nella periferia di Calcutta, dove ho aiutato le “Sister”, nomignolo attribuito alle Suore della Carità, nelle faccende domestiche della casa, aperta a donne che normalmente vivono in strada e sono bisognose di assistenza e cure mediche.

Per tre giorni alla settimana ho anche collaborato con le maestre, il fisioterapista e la direttrice del Centro “Nirmal Niketan”, una casa e una scuola per bambini disabili e che è attualmente in costruzione. Molto divertente è stata la gita con picnic organizzata con gli altri volontari di V.I.D.A. e i genitori dei bambini, allo Science City di Calcutta, un bellissimo, ed emozionante per i bambini, museo della scienza e della tecnica con un acquario.

Durante il riposo domenicale ho trascorso un pomeriggio nel Centro “Nirmal Hridayè” a Kaligat: è un centro gestito dalle Missionarie della Carità, accoglie i moribondi, a cui, con grande pietà, viene data assistenza e cura nella fase finale della loro vita, trascorsa completamente in strada. Di queste persone non si conosce l’età né il nome, sono davvero “invisibili”, più di quanto siamo abituati a pensare e vedere nel nostro Paese.

Ma grande felicità mi ha dato la visita al centro realizzato da Fr. Xavier Raj, fondatore e membro della congregazione dei Missionari del Mondo, a Kabardanga nella periferia di Calcutta, il “Nalanda Vidya Peeth” sostenuto da V.I.D.A, che si occupa dell’educazione e la cura dei bambini orfani. È gestito dallo stesso Fr. Xavier Raj, e da una squadra di educatori e professori.

Non sono stata colpita dalla sofferenza umana, esperienza alla quale sono abituata e sollecitata quotidianamente per la mia professione, ma dall’aver imparato il vero significato di un semplice “Thank you!“, “Grazie!” termine ormai in disuso nella nostra società.

In questi giorni faticosi ma densi di emozione e soddisfazioni, ho avuto modo di capire cosa mi ha portato in India a dare un piccolissimo, ma determinante, contributo.

E vorrei dire anche io un grande "Thank you!" a tutti i ragazzi Spagnoli ed Italiani che ho incontrato in questa missione e ai Padri Legionari P. Miguel Cavallé, P. Bonifacio Cuesta, P. Riccardo Garzari e P. Arquímedes Sanchez, che mi hanno sostenuto e permesso di partecipare a questa entusiasmante e unica esperienza, che per tutta la vita mi farà conservare nel cuore l’India, dove avrò bisogno di tornare per ricevere quello che ormai qua abbiamo dimenticato.

 


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2013-09-11


 
 

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