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| "Questa casa è cattolica" | |
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L’ufficio a volte sembra un consultorio spirituale.Entrano persone con problemi
più o meno gravi e si cerca di risolverli per
quanto è possibile. In molte occasioni mi vedo impotente di
fronte al cumulo di necessità che toccano la porta di
questa piccola abitazione. Il Cristo, che soffre ogni giorno, colpisce
soavemente con le sue mani il cristallo della mia porta
e aspetta che qualcuno si occupi delle sue necessità.
Una sera
mi avvisano che devo visitare una malata, ma non mi
dicono altro. Possono essere mille le possibilità: da un semplice
dolore di denti ad un cancro terminale. Chi sa! Alcuni
Maya, quando li chiedi i sintomi della loro malattia, rispondono
che si tratta di un raffreddore. Poi invece è una
tubercolosi o una polmonite, causate dalle frequenti piogge.
Con il dubbio
della donna malata, m’incammino fino alla casa indicata. Mi conforta
passeggiare tranquillamente per le vie polverose, osservando la gente, la
loro lenta attività, il via vai delle biciclette e dei
tricicli. Di volta in volta vedo, attaccate sulle porte delle
case alcune immagini della Madonna di Guadalupe. Sopra vi è
scritto: “Questa casa è cattolica”
Si tratta di un richiamo contro
le continue visite dei seguaci delle sette anche se spesso
gli intrusi non si preoccupano molto dell’annuncio e tentano di
attrarre i cattolici, con volantini e altro. Alcuni non
si lasciano trasportare, sebbene tanta insistenza e si tengono fermi
nella fede; altri, oppressi e convinti dagli argomenti, soccombono davanti
agli inganni e passano alle sette.
Giungo finalmente alla casa della
malata. Entrando trovo due bambine grandicelle che tengono tra le
braccia due lattanti, i quali, al vedermi, cominciano a piangere
per la paura, come se avessero visto uno spettro. Avevo
sempre pensato di non essere tanto brutto, così mi diceva
mia madre quando ero piccolo; in quel momento però ho
cominciato a dubitare.
Mi lasciano solo con l’anziana in una minuscola
capanna, come di gnomi. Le parlo delle cose del cielo
e di Cristo, che l’aspetta a braccia aperte. Forse provo
un po’d’invidia. Tra alcuni giorni andrà a vedere Cristo e
riposerà, mentre io continuerò a camminare per i sentieri tortuosi
della foresta.
Sebbene mi costi, ringrazio Dio che mi ha dchiamato
a questa missione. Solo per il conforto che si può
arrecare a queste anime, vale la pena spendere anche mille
vite, se ne potessi disporre.
Il giorno seguente, dopo la messa,
porto la comunione all’inferma, che riceve l’eucaristia come se fosse
la prima volta. La testa coperta con un fazzoletto abbastanza
logoro, in segno di riverenza.
Spesso, quando porto la comunione
in queste capanne così povere e agli infermi, che sembrano
scheletri viventi, la bontà di Dio mi lascia stupefatto. Infatti
non riesco a capire come un Dio infinito, desideri farsi
piccolo perché lo possano ricevere anche i più poveri.