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La Primavera araba
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Una conferenza dei “Circoli Giovanni Paolo II” a Milano.

di Ludovica Coda Nunziante

Martedì 5 febbraio, presso l’Ambrosianeum (in Via delle ore 3) a Milano, ha avuto luogo  in una sala gremita, una conferenza dal titolo: “Primavera Araba e diritti umani: situazione e prospettive”; i relatori sono stati: Padre Raymond Abdo, carmelitano libanese, già superiore dei Carmelitani Scalzi in Libano, il Dott. Raymond Sfeir, imprenditore cattolico libanese fondatore dell’EDC Libano (Entrepreneurs et Dirigeants Chrétiens) e la Prof.ssa Valentina Colombo islamologa, docente di cultura e lingua araba. Ha moderato l’incontro P. Luca Gallizia, L.C. Prorettore dell’Università Europea di Roma.

La conferenza è stata organizzata dai “Circoli Culturali Giovanni Paolo II” con l’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).

Ha esordito P. Raymond Abdo parlando della peculiare situazione di comunione ecclesiale vissuta dalla Chiesa araba in Libano, al contrario di quello che avviene nei paesi confinanti. Tante chiese che convivono in un piccolo territorio si trovano costrette a collaborare, accettando l’altro e il diverso e diventando così Chiesa di speranza, contro le divisioni interne. I cristiani arabi libanesi testimoniano a tutti i cristiani del mondo che è possibile mantenere la fedeltà a Cristo, a qualunque costo, e creano un’oasi di diversità ma anche di apertura al mondo tra gli arabi. I paesi vicini vedono il Libano come un paese di speranza, dove i cristiani sono fondamentali per il funzionamento delle infrastrutture e del governo democratico e tuttavia, anche i musulmani partecipano alla vita del paese, a fianco dei loro fratelli cristiani. La costituzione libanese riconosce le diverse confessioni cristiane, ciascuna con il suo patriarca e i suoi tribunali speciali e ogni comunità religiosa e spirituale ha diritto di essere rappresentata nel governo, con il “sistema quote”. La Primavera Araba in fondo è cominciata in Libano, proprio dalla lotta comune dei cristiani con i musulmani contro il dominio siriano in questo paese: l’episodio scatenante fu, nel 2005, l’uccisione, da parte dei Siriani, di Rafic Hariri, un politico Sunnita Libanese e musulmano.

Il Dott. Raymond Sfeir ha invece trattato il tema dal punto di vista di un imprenditore cattolico, che ha esercitato la propria professione a fianco dei musulmani, nel mondo arabo libanese. Egli ha voluto sottolineare l’esperienza di grande amicizia e supporto ricevuti da un religioso musulmano, in contrasto con quanto si pensa comunemente in Europa. Ha voluto ricordare che “Arabo” non vuole dire Musulmano, che gli Arabi hanno conosciuto la Cristianità prima dell’Islam, e che le tensioni tra Cristiani e Musulmani sono state esacerbate dalla questione Palestinese.

La Primavera Araba è stata avviata in Tunisia, dove erano particolarmente critici i fattori scatenanti comuni anche agli altri paesi arabi, cioè il petrolio, Israele, la crescita culturale, lo sviluppo tecnologico e informatico e la disoccupazione. L’occidente non ha saputo comprendere cosa stesse accadendo e ha inizialmente cercato, con gli Americani, di fare affidamento sulla Turchia, per poi capire che Erdogan non era moderato, e quindi rivolgersi invece agli stati arabi del petrolio, raggiungendo di conseguenza intese con i movimenti islamici da loro finanziati. Questi movimenti sono quelli che poi hanno saputo prendere in mano il controllo dei paesi dai rivoluzionari, creando forti tensioni interne a causa della loro volontà di applicare la “Sharia” (la legge basata sull’applicazione dei precetti dell’Islam). L’occidente ha dimostrato di adattarsi alla situazione. La soluzione, che permetterebbe una convivenza armoniosa tra Islam e Cristianità, sarebbe quella dell’impegno responsabile, da parte dei governi islamici, dando ascolto agli appelli dei Musulmani illuminati, per una modernizzazione dell’Islam e della lettura del Corano, contro l’ascesa del radicalismo. I Cristiani d’occidente hanno la responsabilità di conoscere meglio l’Islam, per poter dialogare con i loro fratelli Musulmani, condividendo i principi fondamentali delle due fedi, che sono molto vicini. Occorre ancorarsi ai valori condivisi, senza, però, che i Cristiani rinuncino ai valori secondari legati alla loro identità cristiana. Gli Stati dell’Occidente devono insistere per una diffusa adesione, da parte degli altri, alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e vegliare perché siano rispettati, senza compromessi. Come si infliggono sanzioni internazionali contro la proliferazione nucleare, così dovrebbero essere inflitte anche per violazioni agli elementari diritti dell’uomo, della donna, del bambino, della libertà di culto e di pensiero. Deve esserci una reciprocità di accoglienza tra i musulmani e i cristiani sia nell’occidente sia nei paesi arabi. La Conferenza di Beyrouth del 25 e 26 marzo prossimi rappresenta un primo passo verso il miglioramento del dialogo islamo-cristiano.

La Professoressa Valentina Colombo conclude il seminario portando l’attenzione sul concetto di “accettare l’altro”, aspetto dolente della Primavera Araba. La rivolta contro i regimi di Ben Ali in Tunisia e Mubarak in Egitto è stata come scippata dall’organizzazione dei “Fratelli Musulmani” che ha assunto il potere presentandosi molto abilmente come l’unica vera rappresentante dell’Islam. L’occidente li ha accettati come il male minore, sdoganandoli con l’espressione contraddittoria di “estremisti moderati”, ma così pericolosamente accettando anche altre forme di estremismo islamico. Purtroppo la condizione dei popoli egiziano e tunisino è peggiorata dopo questi eventi: oppositori di Ben Ali sono diventati di nuovo oppositori, nemici di Dio. Il problema chiave dei Fratelli Musulmani è la condanna dell’”altro” in quanto Musulmano che la pensa in modo diverso: se l’altro è il Musulmano stesso, allora vi è un grande pericolo e non si tratta neanche più di Islam. Le nuove costituzioni di Tunisia ed Egitto non lasciano ben sperare a causa della capacità dei Fratelli Musulmani di manipolare la lingua araba stessa.

L’Islam è una religione plurale senza autorità, che può essere interpretata in modi molto diversi e questo è alla base di molti di questi problemi. I Fratelli Musulmani hanno dimostrato grande abilità nel diventare i referenti delle istituzioni di governo e religiose presentandosi come gli unici veri rappresentanti di questa religione, ma l’Islam non ha mai avuto un rappresentante. Ora l’occidente si trova a dover scegliere tra tanti referenti e altrettante “religioni islamiche”: è indispensabile ricercare coloro con cui si riesce a dialogare senza scendere troppo nei piccoli dettagli della religione, e dare informazioni corrette. Bisogna dare voce alle correnti veramente moderate e giuste, anche se non hanno un  potere politico ed economico equiparabile a quello dei Fratelli Musulmani.

Bisogna costringere questi governi a parlare di Diritti Umani Universali senza se e senza ma, non per massimi sistemi, ma per valori umani personali. Se riusciremo tutti a guardare ai valori della vita, al bene comune per i nostri figli (musulmani o cristiani o di altre religioni), allora le differenze non ci saranno più.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2013-03-20


 
 

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