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| «Tutto quello che ci faceva paura prima di partire ha perso consistenza nel momento stesso in cui l’aereo è atterrato». | |
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Di Valentina Raffa
Cristo ci ha invitato ad andare
in missione, raggiungendo ciascuna di noi per una via diversa,
ma tutte abbiamo risposto “si”. Con altre ragazze provenienti da
tutta Italia ci siamo ritrovate a San Jeronimo prima e
dopo a Calpulalpan, due villaggi a poca distanza da Città
del Messico, per vivere la missione organizzata da Gioventù
e Famiglia Missionaria. Abbiamo attraversato l’oceano per raggiungere il Messico,
abbiamo parlato una lingua che non avevamo studiato, abbiamo incontrato
un popolo che ha una fede profonda e radicata: anche
questa è stata un’esperienza nuova.
“Che cosa racconteremo
al ritorno?” ci chiedevamo.
I sorrisi della gente,
l’accoglienza ricevuta, i giochi con i bambini. Oppure le difficoltà
della convivenza forzata con altre quindici persone, la stanchezza dopo
una giornata in mezzo alla gente.
“Che bisogno
c’è di andare in Messico, se dietro l’angolo di casa
c’è gente che ha bisogno?” ci hanno chiesto. Siamo andate
in Messico ad abbandonare le nostre ultime resistenze, la nostre
paure, ad incontrare Cristo nei sorrisi gioiosi di persone che
vivono senza cellulare, senza televisore, senza lavatrice, senza l’acqua calda
per la doccia. Siamo andate in Messico per fare un
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| «Non siamo andate in missione perché siamo buone e brave, ma per aver liberamente risposto ad una proposta che ci è stata fatta». | |
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po’ di silenzio nel cuore e aprirci all’ascolto di Dio,
e tornare a casa, in famiglia, in parrocchia, al lavoro
rinnovati e rinvigoriti nel corpo e nello spirito.
La missione inizia con la preghiera del mattino. Le nostre
voci sono forti e chiare, come se le poche ore
di sonno e la scomodità del sacco a pelo non
ci riguardassero. La riflessione è un po’ più impegnativa, parliamo
una alla volta e inevitabilmente raccontiamo qualcosa della nostra esperienza
di vita e di fede: gli stessi commenti cercheremo più
tardi di tradurli in un traballante spagnolo, nelle case della
gente che è disposta a pregare con noi e a
raccontarci a sua volta qualcosa della propria vita, così diversa
dalla nostra.
Rinvigorite dalla preghiera comune, quasi non ci accorgiamo
che ancora una volta la nostra giornata inizia senza il
caffè, e, due a due, ci avviamo verso il paese.
Entriamo nelle case, regaliamo una caramella ai bambini, un rosario
agli adulti, parliamo con i ragazzi per strada, invitiamo tutti
a raggiungerci nel cortile della Chiesa, nel pomeriggio. Dall’espressione del
viso non indoviniamo il loro pensiero: hanno una mimica facciale
molto ridotta rispetto alla nostra, sembrano poco interessati a noi,
invece nel pomeriggio ci raggiungono tutti e portano amici e
fratellini.
I bambini scandiscono le parole per farsi capire,
ma non riescono a pronunciare i nostri nomi! L’incapacità di
comunicare con i “mezzi tradizionali” non c’impedisce di giocare insieme,
di cantare e persino di recitare con loro il rosario!
Alcuni bambini hanno i sandali, e le maniche
corte, altri hanno gli stivali imbottiti e la felpa: ognuno
ha indossato i suoi vestiti migliori, senza troppo badare alla
temperatura esterna che per altro è variabile (siamo a circa
2500 metri sul livello del mare).
Sono in festa
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| «Siamo andate in Messico per fare un po’ di silenzio nel cuore e aprirci all’ascolto di Dio, e tornare a casa, in famiglia, in parrocchia, al lavoro rinnovati e rinvigoriti nel corpo e nello spirito». | |
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perché ci siamo noi e si sono vestiti eleganti!
Ancora una volta, senza bisogno di parole ci stanno dicendo
qualcosa.
Le missionarie sono incantate! Ci rendiamo conto di ricevere
da queste persone molto più di quello che riusciamo a
dare, ma questo non ci scoraggia, anzi, ci spinge ad
aprirci ancora di più alla gente che incontriamo, e soprattutto
all’ascolto della parola di Dio.
Non siamo andate
in missione perché siamo buone e brave, ma per aver
liberamente risposto ad una proposta che ci è stata fatta.
Tutto quello che ci faceva paura prima di partire
ha perso consistenza nel momento stesso in cui l’aereo è
atterrato. La vera difficoltà è stata andare via, lasciare quei
faccini sorridenti, la catechista che piange, il parroco che ringrazia
commosso, i nostri ospiti che ci invitano a tornare, gli
ultimi baci, gli ultimi abbracci e intanto le campane della
Chiesa suonano a festa, dal tetto volano giù coriandoli e
palloncini colorati per la gioia dei bambini, mentre i grandi
fanno esplodere fuochi d’artificio perché non ci sono parole per
esprimere la gioia di questo tempo trascorso insieme.
Si, Signore,
sulla Tua parola siamo venute in Messico. Non confidando nelle
nostra capacità, ma sulla tua parola. E adesso siamo tornate.
Per informazioni ed iscrizioni alle attività di Gioventù e
Famiglia Missionaria si può consultare il sito www.demisiones.com o
scrivere una email all’indirizzo gjmissionaria@arcol.org