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| Mario Merone, autore della testimonianza | |
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Fonte: http://www.demisiones.com
Autore: Mario Merone
Per molti ragazzi
miei amici la vita è una continua ricerca di una
follia che ci stordisca, ci faccia sentire “fichi” ed ecco
il perché di tante trasgressioni, di tante droghe o di
tanto alcol. Il problema però è che questa ricerca continua
e stressante è anche dolorosa perché dopo ogni follia se
ne cerca un’altra più forte, senza fermarsi a riflettere. Quest’estate
per una volta non ho organizzato la solita vacanza di
svago,ma ho partecipato ad una missione con altri diciotto ragazzi
e tre sacerdoti in uno dei luoghi più poveri del
Messico, dove ho trovato la vera follia che cercavo, perché
questa non ha confuso i miei valori anzi li ha
resi più forti e soprattutto perché mi ha riempito dentro.
Non è possibile descrivere questo mese con delle semplici parole,
poiché dovrei poter metter sulla carta ciò che i miei
occhi hanno visto ed il mio cuore ha provato e
sforzarmi di attribuire ad ogni sillaba un senso molto più
profondo di quello che comunemente ha. Non credo di esserne
capace, ma ne varrebbe la pena.
Quando sono
partito per il Messico non conoscevo praticamente nessuno e non
parlavo una parola di spagnolo (anche se devo ammettere che
il napoletano mi ha aiutato molto) ma mi è bastato
poco per capire che ognuno di noi era partito con
un amico, perché la missione è il viaggio che fai
con Dio, con il Cristo che porti sul petto. Durante
la missione vedi come ognuno incontra Dio e ha esperienza
di Lui in modo e maniera diversa, c’è chi ne
ha un esperienza intima,meditata e personale, e chi invece lo
vede e lo sente quasi lo tocca nello sguardo di
un bambino o nell’abbraccio di un anziano o perché no
nelle parole di un compagno missionario. Ognuno di noi ragazzi
ha visto crescere in questo mese le proprie qualità, i
propri carismi e le ha unite con gioia a quelle
del gruppo, con la sensazione, quasi come un brivido di
follia, che è così che si cambia il mondo. Di
colpo ogni momento, dalle visite nelle case alle preghiere, dalle
distribuzioni di cibo e giocattoli all’ambulatorio, dai giochi con i
bimbi alle carezze agli infermi, è diventato un dono, un
pezzo di vita che abbiamo condiviso insieme, crescendo nella nostra
fede.
Ripensandoci ora, comprendo che ciò che rende
possibile questo piccolo miracolo è quella fantastica gente afflitta da
morbosa dipendenza per le tortillas e la tequila. Non hanno
nulla eppure il loro desiderio di donarti ogni cosa fa
sì che i loro stupendi sorrisi e i loro gesti
di affetto ti spieghino, senza nemmeno volerlo, che attraverso di
te amano quello che tu, come missionario, rappresenti: una tua
visita o il tempo trascorso a giocare con i loro
figli, è il modo che Dio sceglie, attraverso te, per
amarli e non hanno bisogno di altro. Non è immediato,
anzi, all’inizio non l’invidiavo per niente e pensavo che il
Signore fosse per loro l’unico appiglio per resistere a tanta
povertà. Forse, essendo un ragazzo che ha tutto, era normale
pensare così, perché nella mia vita Dio è sempre stato
il pensiero che mi proteggeva dalla paura della morte. Invece
con loro, che non avevano neanche l’1% delle cose che
io posseggo, ho conosciuto un Dio diverso: un amico che
li amava e che loro volevano amare. Un missionario sa,
o almeno lo sente dire, che deve donare tutto se
stesso, ma in fondo avevo paura di non aver nulla
di speciale da offrire, perché anche se porti cibo, medicine
e giochi, le persone ti chiederanno soltanto amore.
Alla fine, non solo so di aver amato ma ho
sentito realmente Dio amare attraverso di noi il prossimo, quel
popolo messicano sconosciuto e apparentemente abbandonato. Anche l’ostia, che per
molti di noi era solo un semplice pezzo di pane,
è stata finalmente sentita come il corpo di colui che
ci ama ed è stato incredibile capire come ognuno di
noi era un semplice strumento dell’amore e della grazia di
Dio.
Sarà difficile dimenticare tutto quello che ho
ricevuto e ho imparato da questa missione e sento di
dovere molti grazie: ai discorsi di P. Manuel, così sentiti
e profondi, alle frasi di P Giovanni, segno di una
fede semplice e pura ed alle tante testimonianze di coraggio
e fede di P. Francisco, che, nonostante tutte le grandi
cose che fa, è ancora convinto di non aver abbastanza
frutti per Dio. Allo stesso modo, è enorme la quantità
di doni che ho ricevuto dai miei compagni di missione:
la bontà di Biagio, il coraggio di Radovan, l’amicizia di
Luca, la sensibilità di Gianluca, l’allegria del “socio” Mattia, la
gioia di Aldo e Alimo, i consigli di Emanuele, l’umiltà
di Davide, gli insegnamenti da fratello maggiore di Stefano, le
testimonianze di fede di Davidone e Nico che forse più
degli altri, in ambulatorio, erano ogni giorno a contatto con
la sofferenza; senza dimenticare Filippo, Lorenzo e Roberto che con
gioia e simpatia hanno condiviso con me le attività di
gioco per i bambini. Non so chi leggerà questa mia
testimonianza ma chiunque tu sia spero proprio che ci conosceremo
in Messico. Io, il prossimo agosto, sarò nuovamente lì!
*“cristito”: i "cristitos" sono i “santini” (medagliette, immaginette etc.)
che i missionari regalano ai bambini e alle famiglie durante
la visita alle case.