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La Chiesa Buona
ITALIA | APOSTOLATO | TESTIMONIANZE
Ricordi di missione, Orvieto, Settimana Santa 2011.

Siliva Bove, missioni settimana santa 2011

Di Silvia Bove[1].

Il gelato a Orvieto è ottimo. Il pane meno, le zuppe e la carne e il vino meritano

un buon voto e una particolare attenzione. Questa non è una rubrica culinaria,ma la testimonianza di una missione evangelica cattolica durante il triduo Pasquale,con ospite d´onore la speranza di qualche decina di ragazze vivaci come i colori primaverili del paesaggio umbro,con il gusto per la tavola orvietana.

Ecco allora gli ingredienti di partenza : trecento grammi di farina gialla molto solare, una chitarra o due, una buona dose di carità cristiana, olio extravergine di oliva messianica, coperte e pigiama pesanti,spirito di lotta con rosmarino e fragranza santa, temperanza e disponibilità al sacrificio, sale della vita, perseveranza e coraggio.

Coraggio per combattere gli imprevisti, il freddo, la frustrazione e la doccia alle sei del mattino. Che non significa necessariamente nascere con un cuor di leone, ma affidare quel pane e quell´unico pesce al Dio che abbiamo scelto come leader della squadra.

Questa non è una rubrica culinaria,ma un´avventura di tre giorni, di cui alcune ore passate più o meno allegramente su una Polo Volkswagen blu che non vanta nient´altro che il suo colore blu.

Il suolo ruvido di Ciconia, frazione del comune di Orvieto, la più popolosa, ci accoglie con il calore dei sorrisi curiosi stampati sui volti degli autoctoni giovani e non più giovani. Alcuni riconoscono le nostre sagome, reminiscenze degli scorsi anni, altri no e desiderano scoprire il significato delle felpe missionarie bianche con la croce colorata che indossiamo con timore e orgoglio.

Singolare lo sguardo amichevole del padrone di casa, Don Augusto, che abbraccia le sue figlie come fossero sangue del suo sangue e, dando a queste la benedizione, spiana il terreno per un nuovo giorno di missione.

Il crepuscolo del giovedì passa agli occhi dello straniero come timido antipasto del venerdì santo.

Timido ma proficuo. Non un attimo viene sprecato a Ciconia dalle forestiere con i diversi accenti, (chi da Roma sud, chi da Roma Nord, dal Messico all´Argentina, dalla Spagna al Cile, dalla Sicilia alla Campania a Milano) sincronizzate alla perfezione dalla preghiera e dall´impegno individuale.

Da questo ci riconosceranno,se ci ameremo gli uni con gli altri,come Lui ha amato noi.

E su questo tenero sfondo di profondità, un pallone da calcio vola da un estremo all´altro della strada davanti alla chiesa, sfiorando un´anziana signora che a stento cammina con il suo bastone di legno, appoggio sicuro e fedele. Sulla panchina a destra, nel parco, una felpa bianca confida le sue insicurezze all´esperienza di una consacrata dagli gli occhi azzurri e sulla sinistra un gruppo di bambine giocano con le parole innocenti dei loro anni, che si contano sul palmo di una mano. Poco distante da quest´Eden perduto, i rombi delle macchine, non troppe, dei motorini orgogliosamente guidati dagli adolescenti del quartiere, che con un occhio ammirano la bellezza di una straniera bianca,con l´altro ne guardano una seconda. Quest´ultima arrossisce come la prima volta, lasciando intravedere un breve,ma intenso sorriso. E molto distante da quest´Eden perduto un ospedale viene visitato dalle altre felpe bianche, che incontreranno espressioni di sofferenza ma riconoscenti per un gesto qualunque, per un bicchier d´acqua. Ora la nostra mente è piena di punti esclamativi, tanti come quelli nei fumetti di Topolino, non solo effimera punteggiatura, ma personaggi ideali della nostra meraviglia. Le paure iniziali, quell´eco insostenibile di non essere abbastanza forte,bella o brava, svanisce sotto lo stupore di sentirsi strumento di Dio,colui che invoco con odio quando non salva tutta la gente che vedo soffrire,me in primis.

Ora, in questo momento di debolezza fisica, durante la via crucis, durante la veglia notturna di quasi tre ore, non posso abbandonare quel Re con la corona di spine, colui che penso mi abbandoni sempre, lo stesso che ha appena sconfitto la morte con la croce. Mi guardo intorno, tutte facce familiari. Mi accorgo che queste ormai accettano la mia,e, spezzando la tensione mistica, trasmigro in un altro corpo per vedere quanto siamo buffi osservati dall´esterno. Così impotenti, eppure così presuntuosi,al centro di tutto. Che ridicoli! Poi ritorno e sorrido inginocchiandomi perché, ascoltando il silenzio, ho afferrato la magnificenza dell´istante e il suo misero appassire. Questa notte mi perdono e ascolto con ardore i canti e la chitarra. Un signore applaude all´improvviso tutte le felpe bianche, anticipando la platea incredula e con le mani ringrazia il loro impegno missionario.

Il giorno trascorre come appunto trascorrono i giorni; lo abbiamo passato insieme, noi Ciconia, noi Messico, noi Spagna, noi Roma, noi Cile, noi Argentina, noi Milano (...); lo abbiamo delicatamente ammazzato, il tempo, con la timida e primitiva arte di vivere.

Siamo come cuore, bocca e mani di Cristo.

Siamo uniti come lo sono le centinaia di uova colorate, poste sotto l´altare della chiesa di Don Augusto la mattina del sabato seguente,come vuole la festa tradizionale di Ciconia.

Ma questa non è una rubrica culinaria, non un vano tentativo di conversione, ma un intimo bisogno di raccontare l´esempio della Chiesa Buona. Che esiste ed è viva più che mai!

 Visita il sito. www.demisiones.com/italia

Oppure guarda la Galleria Fotografica delle Missioni della Settimana Santa



[1] Silvia, 17 anni, missionaria di GFM ha “fotografato” con le sue parole,l’esperienza delle missioni della Settimana Santa, a Ciconia, Orvieto, dal 20 al 24 aprile 2011.


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2011-05-19


 
 

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