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La Nuova Evangelizzazione e il Sinodo dei Vescovi
ITALIA | APOSTOLATO | NOTIZIE
Che cos’è un Sinodo e come funziona.

Pellegrinaggio alla tomba di San Pietro, Roma 2012
I nuovi vescovi nella Cappella del Centro Studi.

P. Alfonso  Corona, L.C. ha iniziato a collaborare con l’equipe che redige gli Acta del Sinodo dei Vescovi nel 2001 e ha partecipato attivamente agli ultimi 8 Sinodi.

P. Alfonso, ci spiega in parole povere che cos’è il Sinodo?

È il consiglio permanente del Santo Padre, uno dei frutti del Concilio Vaticano II, potremmo definirlo un mini concilio periodico. Il Papa chiede ai vescovi di riferire sulla situazione delle Chiesa in relazione a un tema specifico, poi chiede ai padri sinodali alcune proposte concrete e infine redige un documento magisteriale per tutta la Chiesa.

Chi presiede il Sinodo e chi vi partecipa?

Lo presiede sempre il Papa che invita tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo e alcuni delegati da quelle più estese o numerose. Ci sono anche i patriarchi delle Chiese orientali.

Dal CVII a oggi, quello sulla Nuova Evangelizzazione è il tredicesimo sinodo ordinario. Ci sono stati anche sinodi straordinari, continentali, l’ultimo sul Medio Oriente. Alcuni sono stati un’idea di Giovanni Paolo II per aiutare le Chiese continentali in problemi specifici.

Come funziona un Sinodo?

Ci sono tre fasi, che permettono davvero di avere una visione di insieme, mondiale, molto profonda. Nella prima, tutti i Padri Sinodali possono prendere la parola e riferire al Papa e agli altri, la propria visione sul tema. Prima parla un relatore generale, poi cinque rappresentanti scelti uno per ogni continente, poi i presidenti delle diverse conferenze episcopali e infine tutti i partecipanti possono chiedere
88 sucesores de los apóstole
I vescovi di nuova nomina durante il "Pellegrinaggio alla tomba di San Pietro", Roma 2012)
la parola, e in genere lo fanno.

È una fase molto lunga e molto interessante. La situazione della Chiesa non è la stessa in Italia e in Nigeria, per es., dove i cristiani sono perseguitati. È bello vedere che, in tutto il mondo, in fondo la Chiesa punta sempre alla stessa cosa. Si sente, a livello mondiale, la necessità urgente di evangelizzare, di portare la parola e la Persona di Cristo a tutti. Molti Paesi stanno soffrendo a causa del crescente secolarismo, del relativismo: non è un problema solo dell’Europa.

Nella seconda fase, i vescovi analizzano le relazioni ascoltate e stendono concrete da presentare al Santo Padre. I gruppi vengono fatti in base alla lingua e anche in modo che siano rappresentativi di tutto il pianeta. Si può discutere di più, c’è uno scambio più libero senza scadenze e tempi fissi. Poi si torna in aula e si presentano i risultati.

Come è possibile analizzare, in pochi giorni, una situazione così complessa?

In realtà già un anno prima del Sinodo, la Santa Sede fornisce, a tutti i vescovi, i lineamenta del sinodo e un instrumentum laboris. Al momento dell’iscrizione i vescovi indicano la lingua scelta tra le 5-6 ufficiali del Sinodo.

Nella terza fase i vescovi tornano dal Papa per presentare il risultato dei lavori e le proposte elaborate nei sotto gruppi, da mettere ai voti A volte vengono presentate fino a 400 proposte che vengono poi raggruppate e “smistate” per arrivare
Sínodo de los obispos en Roma 2008.
Il Sinodo dei Vescovi del 2008.
un elenco unico. Vengono lette e ciascun padre sinodale vota “placet” o “non placet”. È qui che si vede l’azione dello Spirito Santo che guida tutti nella stessa direzione, sebbene provengano da situazioni molto diverse. Si vede come il Magistero si crei pian piano, e sia frutto della partecipazione e collaborazione del Collegio Episcopale.

Al Papa spetta la decisione finale, ma il suo governo non è solitario ed isolato… lui è a capo di un collegio insieme al quale custodisce la Fede Apostolica e crea il magistero. La fede della Chiesa non è quella di Pietro, di un solo uomo, ma quella di Pietro con gli altri apostoli, i vescovi, attorno a lui. È visibile, durante i lavori, la comunione ecclesiale, la collegialità della Chiesa. Il Papa è capo della Chiesa ma è un vescovo tra gli altri del collegio.

E il suo lavoro con la segreteria del Sinodo?

Con un gruppo di padri scelti e di esperti, la segreteria fa un riassunto delle centinaia di proposizioni presentate: si raggruppano in diverse categorie e si prepara un elenco unico. Questa volta ne son venute fuori 57, che sono state lette in aula a tutti i padri sinodali. È ancora possibile fare delle modifiche. Una volta presentate le modifiche suggerite dai singoli circoli minori, si redigono di
Sínodo de los Obispos
Il Sinodo sulla Parola.
nuovo e si presentano ancora una volta all’assemblea generale. Son venute fuori 58. Le 58 finali sono state di nuovo lette e votate dai padri. L’elenco definitivo sarà la base, se il Santo Padre lo ritiene opportuno, per un documento post sinodale.

C’è anche un messaggio finale, al popolo di Dio, perché tutti sappiano che cosa hanno fatto i loro vescovi.

Chi sceglie il tema? E perché la Nuova Evangelizzazione?

Il Papa. C’è un segretario permanente che porta avanti i lavori ordinari. Benedetto XVI ha creato un nuovo Pontificio Consiglio dedicato alla Nuova Evangelizzazione, sotto la guida di Mons. Rino Fisichella, ha indetto l’Anno della Fede e ha convocato il Sinodo sullo stesso tema. L’urgenza di trovare nuove vie per portare Cristo al mondo è evidente.

 

Che cosa è la Nuova Evangelizzazione?

L’ha detto GP II per la prima volta a Nova Huta in un’omelia del 9 giugno 1979: nuova non si riferisce al contenuto ma ai metodi, al modo. Il contenuto è Cristo stesso: Lui è l’annuncio che vogliamo dare. È necessario però rinnovare il modo, soprattutto nei Pesi di “vecchia evangelizzazione”, come l’Europa ma non solo l’Europa. Oggi tutto il mondo ha bisogno di una nuova spinta, non basta più suonare le campane perché la gente accorra alla messa.

Una delle proposizioni del Sinodo parla del Cortile dei Gentili come un nuovo metodo di evangelizzazione, molto bello. Il mondo si sta scristianizzando e il Papa vuole infondere nuova energia. Dopo il pontificato, bello, di Giovanni Paolo II, che ha riscaldato il cuore soprattutto di sacerdoti e vescovi e anche un po’ dei laici, bisogna ora che tutti, preti, vescovi e laici spingano verso una nuova riscoperta della fede.

Ancora una domanda che ci riguarda più da vicino: qual è il ruolo dei movimenti ecclesiali nella Nuova Evangelizzazione?

Tutti i movimenti, non solo il Regnum Christi, hanno un ruolo importantissimo perché grazie al Concilio Vaticano II e alla nuova spinta data ai movimenti ecclesiali dal pontificato di Giovanni Paolo II e del Papa attuale, i movimenti sono adesso il terreno fertile per la Nuova Evangelizzazione e il modo in cui lo Spirito Santo sta stimolando la Nuova Evangelizzazione. Sono i laici, aiutati e spronati dai sacerdoti e dai vescovi, che stanno facendo la Nuova Evangelizzazione.

I movimenti possono rinvigorire le parrocchie, come è stato detto, e le parrocchie devono trovare una collaborazione con i movimenti. Bisogna lavorare insieme e uniti.

 


DATA DI PUBBLICAZIONE: 2012-11-21


 
 

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