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| I nuovi vescovi nella Cappella del Centro Studi. | |
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P. Alfonso Corona, L.C. ha iniziato a collaborare con
l’equipe che redige gli Acta del Sinodo dei
Vescovi nel 2001 e ha partecipato attivamente agli ultimi 8
Sinodi.
P. Alfonso, ci spiega in parole povere che
cos’è il Sinodo?
È il consiglio permanente del
Santo Padre, uno dei frutti del Concilio Vaticano II, potremmo
definirlo un mini concilio periodico. Il Papa chiede ai vescovi
di riferire sulla situazione delle Chiesa in relazione a un
tema specifico, poi chiede ai padri sinodali alcune proposte concrete
e infine redige un documento magisteriale per tutta la Chiesa.
Chi presiede il Sinodo e chi vi partecipa?
Lo presiede sempre il Papa che invita tutti i presidenti
delle Conferenze episcopali del mondo e alcuni delegati da quelle
più estese o numerose. Ci sono anche i patriarchi delle
Chiese orientali.
Dal CVII a oggi, quello sulla
Nuova Evangelizzazione è il tredicesimo sinodo ordinario. Ci sono stati
anche sinodi straordinari, continentali, l’ultimo sul Medio Oriente.
Alcuni sono stati un’idea di Giovanni Paolo II
per aiutare le Chiese continentali in problemi specifici.
Come funziona un Sinodo?
Ci sono tre fasi, che
permettono davvero di avere una visione di insieme, mondiale, molto
profonda. Nella prima, tutti i Padri Sinodali possono prendere la
parola e riferire al Papa e agli altri, la propria
visione sul tema. Prima parla un relatore generale, poi cinque
rappresentanti scelti uno per ogni continente, poi i presidenti delle
diverse conferenze episcopali e infine tutti i partecipanti possono chiedere
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| I vescovi di nuova nomina durante il "Pellegrinaggio alla tomba di San Pietro", Roma 2012) | |
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la parola, e in genere lo fanno.
È
una fase molto lunga e molto interessante. La situazione della
Chiesa non è la stessa in Italia e in Nigeria,
per es., dove i cristiani sono perseguitati. È bello vedere
che, in tutto il mondo, in fondo la Chiesa punta
sempre alla stessa cosa. Si sente, a livello mondiale, la
necessità urgente di evangelizzare, di portare la parola e la
Persona di Cristo a tutti. Molti Paesi stanno soffrendo a
causa del crescente secolarismo, del relativismo: non è un problema
solo dell’Europa.
Nella seconda fase, i vescovi analizzano le
relazioni ascoltate e stendono concrete da presentare al Santo Padre.
I gruppi vengono fatti in base alla lingua e anche
in modo che siano rappresentativi di tutto il pianeta. Si
può discutere di più, c’è uno scambio più libero senza
scadenze e tempi fissi. Poi si torna in aula e
si presentano i risultati.
Come è possibile
analizzare, in pochi giorni, una situazione così complessa?
In
realtà già un anno prima del Sinodo, la Santa Sede
fornisce, a tutti i vescovi, i lineamenta del sinodo e
un instrumentum laboris. Al momento dell’iscrizione i vescovi indicano la
lingua scelta tra le 5-6 ufficiali del Sinodo.
Nella
terza fase i vescovi tornano dal Papa per presentare il
risultato dei lavori e le proposte elaborate nei sotto gruppi,
da mettere ai voti A volte vengono presentate fino a
400 proposte che vengono poi raggruppate e “smistate” per arrivare
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| Il Sinodo dei Vescovi del 2008. | |
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un elenco unico. Vengono lette e ciascun padre sinodale vota
“placet” o “non placet”. È qui che si vede l’azione
dello Spirito Santo che guida tutti nella stessa direzione, sebbene
provengano da situazioni molto diverse. Si vede come il Magistero
si crei pian piano, e sia frutto della partecipazione e
collaborazione del Collegio Episcopale.
Al Papa spetta la
decisione finale, ma il suo governo non è solitario ed
isolato… lui è a capo di un collegio insieme al
quale custodisce la Fede Apostolica e crea il magistero. La
fede della Chiesa non è quella di Pietro, di un
solo uomo, ma quella di Pietro con gli altri apostoli,
i vescovi, attorno a lui. È visibile, durante i lavori,
la comunione ecclesiale, la collegialità della Chiesa. Il Papa è
capo della Chiesa ma è un vescovo tra gli altri
del collegio.
E il suo lavoro con la segreteria
del Sinodo?
Con un gruppo di padri scelti e
di esperti, la segreteria fa un riassunto delle centinaia di
proposizioni presentate: si raggruppano in diverse categorie e si prepara
un elenco unico. Questa volta ne son venute fuori 57,
che sono state lette in aula a tutti i padri
sinodali. È ancora possibile fare delle modifiche. Una volta presentate
le modifiche suggerite dai singoli circoli minori, si redigono di
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| Il Sinodo sulla Parola. | |
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nuovo e si presentano ancora una volta all’assemblea generale. Son
venute fuori 58. Le 58 finali sono state di nuovo lette
e votate dai padri. L’elenco definitivo sarà la base, se
il Santo Padre lo ritiene opportuno, per un documento post
sinodale.
C’è anche un messaggio finale, al popolo
di Dio, perché tutti sappiano che cosa hanno fatto i
loro vescovi.
Chi sceglie il tema? E perché la
Nuova Evangelizzazione?
Il Papa. C’è un segretario permanente che
porta avanti i lavori ordinari. Benedetto XVI ha creato un
nuovo Pontificio Consiglio dedicato alla Nuova Evangelizzazione, sotto la guida
di Mons. Rino Fisichella, ha indetto l’Anno della Fede e
ha convocato il Sinodo sullo stesso tema. L’urgenza di trovare
nuove vie per portare Cristo al mondo è evidente.
Che cosa è la Nuova Evangelizzazione?
L’ha detto
GP II per la prima volta a Nova Huta in
un’omelia del 9 giugno 1979: nuova non si riferisce al
contenuto ma ai metodi, al modo. Il contenuto è Cristo
stesso: Lui è l’annuncio che vogliamo dare. È necessario però
rinnovare il modo, soprattutto nei Pesi di “vecchia evangelizzazione”, come
l’Europa ma non solo l’Europa. Oggi tutto il mondo ha
bisogno di una nuova spinta, non basta più suonare le
campane perché la gente accorra alla messa.
Una delle
proposizioni del Sinodo parla del Cortile dei Gentili come un
nuovo metodo di evangelizzazione, molto bello. Il mondo si sta
scristianizzando e il Papa vuole infondere nuova energia. Dopo il
pontificato, bello, di Giovanni Paolo II, che ha riscaldato il
cuore soprattutto di sacerdoti e vescovi e anche un po’
dei laici, bisogna ora che tutti, preti, vescovi e laici
spingano verso una nuova riscoperta della fede.
Ancora
una domanda che ci riguarda più da vicino: qual è
il ruolo dei movimenti ecclesiali nella Nuova Evangelizzazione?
Tutti
i movimenti, non solo il Regnum Christi, hanno un ruolo
importantissimo perché grazie al Concilio Vaticano II e alla nuova
spinta data ai movimenti ecclesiali dal pontificato di Giovanni Paolo
II e del Papa attuale, i movimenti sono adesso il
terreno fertile per la Nuova Evangelizzazione e il modo in
cui lo Spirito Santo sta stimolando la Nuova Evangelizzazione. Sono
i laici, aiutati e spronati dai sacerdoti e dai vescovi,
che stanno facendo la Nuova Evangelizzazione.
I movimenti possono
rinvigorire le parrocchie, come è stato detto, e le parrocchie
devono trovare una collaborazione con i movimenti. Bisogna lavorare insieme
e uniti.